I centri anziani diventano Case di Quartiere

'C’è bisogno di spazi che connettano i giovani con gli anziani, che facilitino l’incontro tra i cittadini, che diano vita ai territori'

I centri sociali anziani diventano Case di Quartiere. Lo ha deliberato la Giunta Merola, su proposta degli assessori Susanna Zaccaria (Quartieri), Giuliano Barigazzi (Welfare), Matteo Lepore (Patrimonio) e Marco Lombardo (Terzo settore), e ora può partire il percorso amministrativo condiviso con i presidenti dei sei Quartieri della città e il Forum del Terzo Settore, percorso che guiderà le nuove convenzioni con i centri, oggi in regime di proroga.

Dopo avere studiato i modelli di altre città in Italia ed Europa, l'amministrazione promuove una "evoluzione dei centri sociali", ossia "chiunque viva situazioni di fragilità possa contare su un contesto sociale che lo accolga: c’è bisogno di spazi che connettano i giovani con gli anziani, che facilitino l’incontro tra i cittadini, che diano vita ai territori. Spazi aperti, flessibili, a disposizione di più realtà, nei quali sperimentare forme di gestione collaborative: il loro punto di riferimento devono essere i Quartieri, garanti di tutte le funzioni che gli spazi pubblici devono rappresentare, e quindi luoghi di incontro tra tutte le persone del quartiere, ponti tra generazioni e culture, forme di aggregazione per contrastare le nuove forme di solitudine".

L'iter

Come fa sapere Palazzo D'Accursio, si parte dalla mappatura analitica che i Quartieri, in collaborazione con la Fondazione per l’Innovazione Urbana, hanno condotto per rilevare il grado di radicamento territoriale dei centri sociali, la loro capacità di rispondere ai bisogni degli anziani, la loro attitudine a favorire gli scambi con il territorio e la collaborazione con il Quartiere. I risultati della mappatura servono a evidenziare due situazioni in cui si riconducono i singoli centri: continuità e riprogettazione. L’iter amministrativo per la costituzione della Casa di Quartiere per quei centri che hanno un’organizzazione solida e dinamica e che rispondono con efficacia al contesto socio-territoriale nel quale si trovano, dovrà valorizzare il ruolo dell’attuale gestore per preservare il capitale sociale presente, facilitando così la transizione verso il nuovo modello, dunque in continuità con quanto già avviene oggi. Ci sono poi dei casi in cui il centro, per evolvere in Casa di Quartiere, ha bisogno di una riprogettazione complessiva perché nel tempo la sua organizzazione è diventata fragile e fa fatica a rispondere alle esigenze dei cittadini, nonostante disponga di locali idonei a una pluralità di attività. In questi casi, la costituzione della Casa di Quartiere avverrà attraverso una coprogettazione ex novo cui l’attuale gestione, così come altri soggetti interessati, potrà contribuire con la sua esperienza e memoria storica. In entrambe le situazioni, sia che venga avviato il percorso in continuità e sia la riprogettazione, lo strumento che l’Amministrazione utilizzerà è l’avviso pubblico e le proposte potranno essere presentate dalle associazioni iscritte nell’elenco comunale delle Libere Forme Associative, le associazioni iscritte nel registro regionale delle associazioni di promozione sociale, le associazioni iscritte nel registro regionale delle organizzazioni di volontariato con sede a Bologna. Le associazioni possono presentare proposte anche in qualità di capofila di un gruppi di soggetti senza scopo di lucro e gruppi informali di cittadini.

Il prossimo passo è la costituzione di un tavolo di monitoraggio del progetto Case di Quartiere composto dagli assessori che hanno proposto la delibera, dalla conferenza dei presidenti di Quartiere e da rappresentanti del Forum del Terzo Settore.
 

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