Eredità Faac, i parenti: 'Nessun accordo, ma speriamo in una conclusione decorosa'

Smentiscono di essere 'addivenuti' ad accordi con la Curia i parenti del defunto Michelangelo, la cugina: 'Ogni porta è aperta, ma mi auguro che la notizia non sia stata fabbricata ad arte per danneggiare eredi ed eredità'

I parenti del defunto Michelangelo Manini e la Curia di Bologna vicini a un accordo? Potrebbe arrivare alla fine la lunghissima querelle sul lascito dell'enorme patrimonio del patron Faac? Contestazione del testamento olografo, causa civile, sequestro dell'azienda e dei beni, denunce per falso, presunte tentate estorsioni, ecco gli ingredienti della vicenda che ha avuto inizio ormai due anni fa, all'indomani della morte di Michelangelo, nel marzo 2012.

L'accordo non sarebbe stato chiuso, qualche voce riferisce di 70 milioni di euro per i 7 parenti, ma pare che il contatto ci sia stato: “Ho sempre affermato che la posizione intransigente della Curia non avrebbe sortito altro effetto se non quello di mettere in cattiva luce tutte le parti, compreso il povero Michelangelo prematuramente scomparso - ha detto Mariangela Manini, la cugina che per prima impugnò il testamento, insieme allo zio di Michelangelo Carlo Rimondi - ovviamente ogni porta è aperta e ogni strada è percorribile, quindi non escludo, anzi auspico, che si possa arrivare ad una conclusione decorosa per tutti. Mi auguro che questa notizia non sia stata fabbricata ad arte da qualcuno che voglia solo danneggiare eredi ed eredità.”

“Ritengo che qualcuno con voglia di protagonismo abbia voluto piantare una bandierina pur di non mollare l’osso- secondo Alessandro Rimondi, figlio di Carlo - non comprendo la ragione di questa accelerazione che mira solo a seminare zizzanie o accendere inutili speranze negli anziani familiari, o, peggio, nei dipendenti della Faac”. Ugo Nazzarro – marito di Mariangela – ha dichiarato che “in passato dicemmo che sull’eredità di Michelangelo si sarebbero buttati tutti sopra come le mosche sul miele. Si è visto anche che genere di spregiudicatezza qualche avvocato ha messo in campo, forse per poter aumentare la sua parcella. Sono dell’idea che gli avvocati debbano difendere pubblicamente  in tribunale ma le eredità si risolvono soprattutto in privato e con discrezione. Noi questa discrezione la rispettiamo”.

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