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'Caro Sindaco, Bologna deve essere più smart': Legambiente scrive a Merola

Via il People Mover, no al Passante Nord: in vista della conferenza sulle città che si tiene a Bologna il 28 e il 29 ottobre, Legambiente indirizza una lettera aperta al sindaco: la città come laboratorio di innovazione

La 20a edizione di 'Ecosistema urbano', a Bologna il 28 e il 29 ottobre, vede anche anche la presenza del Ministro per l'Ambiente Andrea Orlando. 

Per preparare il campo alla due giorni, Legambiente indirizza una lettera aperta al Sindaco Virginio Merola con l'obiettivo avviare un dibattito sul ruolo che la città può rivestire sul terreno delle grandi criticità ambientali, ma anche come laboratorio di innovazione e sui nuovi modelli di convivenza e di trasformazione. La lettera, a firma dei presidenti nazionale e regionale di Legambiente, lancia spunti per costruire in maniera condivisa la nuova Città Metropolitana. 

Le tematiche vanno dalla mobilità sostenibile alla creazione di ecoquartieri – argomenti di cui si discuterà lunedì pomeriggio proprio a Palazzo D’Accursio – passando per lo stop al consumo di suolo, l’efficienza energetica degli edifici, le politiche per la riduzione e corretta gestione dei rifiuti: un modello di città sempre più smart che deve confrontarsi con le altre capitali verdi d'Europa.

LA LETTERA.  Egregio Sindaco, come sa il tema delle città è centrale per Legambiente, come emerge dall'iniziativa organizzata assieme il 28 e 29 ottobre a Bologna. Una centralità che deriva dal ruolo che la città ha assunto sempre di più su scala mondiale, in quanto  sede di parte crescente della popolazione, terreno di grandi criticità ambientali, ma anche laboratorio di innovazione e nuovi modelli di convivenza e di trasformazione.

Per questo la nostra associazione sta avviando una speciale interlocuzione con tutte le aree metropolitane del Paese. Anche in vista del confronto che ci attende tra pochi giorni ci sembra importante riflettere del ruolo di Bologna in questo quadro: un ruolo che assume completezza solo se visto nella scala regionale.
Snodo sia geografico che amministrativo, con l'opportunità offerta dal passaggio imminente a Città Metropolitana, Bologna deve infatti farsi carico di essere modello di politiche urbane innovative per l'intera regione. Un modello che a nostro avviso deve confrontarsi con le altre capitali verdi d'Europa, da Friburgo a Monaco, da Amsterdam a Lubiana. Seppure la crisi economica e della politica abbia colpito duramente anche in Emilia-Romagna, in questa regione esistono ancora risorse importanti, in termini di buon apparato amministrativo, di tessuto produttivo e patrimonio intellettuale da attivare. La coesione sociale che ancora permane, permette di disegnare un modello condiviso per il futuro, più agevolmente che altrove.
È evidente che il raggiungimento di questo ambizioso obiettivo passa innanzitutto attraverso i temi della mobilità e del disegno urbanistico. Il tema della mobilità intreccia sia il problema endemico dell'inquinamento che quello dei consumi energetici e dei cambiamenti climatici, ma risponde anche ad una richiesta di servizio pubblico crescente in una situazione in cui l'auto propria è sempre più un lusso.
Serve ridisegnare con urgenza un piano della mobilità in cui trasporto pubblico e rete ciclabile siano il vero perno. Su questo Bologna parte con un'opportunità importante, il Servizio Ferroviario Metropolitano, su cui occorre puntare in modo netto, sviluppandone tutte le potenzialità attraverso punti strategici: - istituire corse a frequenza 15’- 30’ minuti per competere pienamente con il mezzo privato; - attuare il servizio passante nella stazione di Bologna della linea Portomaggiore-Vignola, garantendo, in rapporto ai previsti interramenti, la possibilità di un futuro raddoppio di quella linea e dando piena fruibilità alle stazioni a partire da quelle via Larga e Malpighi; - stabilire un collegamento ferroviario con il quartiere fieristico utilizzando un binario dedicato della cintura merci.
Occorre mettere da parte il progetto del People Mover – inutilmente dispendioso per le risorse pubbliche nella fase di costruzione e soggetto a notevoli rischi legati ai costi di gestione - rendendo invece al più presto attiva la fermata Aeroporto, lungo le linee Bologna-Milano e Bologna-Verona, in grado di garantire in tempi molto bassi il collegamento con la stazione centrale e con le diverse direttrici ad essa afferenti.
Riteniamo che sia ora di archiviare il progetto del Passante autostradale nord, sfruttando la disponibilità dei fondi ANAS per negoziare a livello politico una riqualificazione della viabilità mezzo di una crisi le scelte importanti devono essere improntate ad un disegno per il futuro: quanto spazio avrà il trasporto su gomma tra 10 o 20 anni? Sul versante urbanistico è importante la firma del "Patto metropolitano per il contenimento del consumo di suolo e la rigenerazione urbana" che prende atto del problema della perdita di campagna, così come della crisi del settore edilizio. Occorre però che, soprattutto nei comuni di cintura, si passi dalle parole ai fatti. In questo senso il Comune di Bologna ha dato prova di attenzione al tema con un POC improntato sulla riqualificazione urbana. A fianco di questo serve però individuare strumenti normativi, economici e procedurali (non solo a scala urbana, ovviamente) per dare attuazione alla parte della riqualificazione: realizzare ecoquartieriridotti impatti energetici, più funzionali, esteticamente più gradevoli, è la risposta anche alle richieste di rilancio del settore edilizio. Il tema centrale è riqualificare le zone di periferia inserendo nella riflessione anche i temi della qualità sociale e della coesione: quartieri più belli e meno degradati possono essere una carta da giocare per costruire identità e senso di appartenenza civica.

La strada da percorrere per raggiungere questo obiettivo è quella di mettere al tavolo enti, istituti di credito, imprese e cittadini su progetti concreti. Ragionando di risorse, sul versante dell'energia, ci sono giacimenti da sfruttare lavorando sull’efficienza. La rivisitazione del sistema di illuminazione avviato con saggezza, l'attuazione di appalti calore per la riqualificazione delle strutture pubbliche attraverso il sistema delle ESCO, la solarizzazione dei tetti, possono liberare risorse importanti da reinvestire su interventi ambientali, energetici e sociali.
Sul tema dei rifiuti, la città di Bologna deve invece fare uno sforzo per superare la misera percentuale di raccolta differenziata, che la caratterizza. Andare oltre il 50-60% è ormai alla portata di ogni città, un risultato che riduce gli impatti della città sull'ambiente e si trasforma in posti di lavoro impiegati nell'industria del recupero.
Il tutto in un ragionamento più generale sui beni comuni, che non può essere più rimandato. Il voto bolognese sulla scuola pubblica, comunque lo si veda, risulta un segnale importante che richiede un vero dibattito. Orti urbani, acqua pubblica, edilizia sociale, diffusione della conoscenza devono essere elementi fondanti per l’idea di Bologna che si intende costruire e trasmettere. Crediamo che il modello di sostenibilità, qui delineato, debba partire soprattutto dalle strutture a valenza pubblica della città: la Fiera, l'Università, il CAAB, le strutture degli Enti locali e dell’amministrazione statale.
Queste innovazioni si possono spendere come biglietto da visita della città, da affiancare al patrimonio storico e culturale enorme e sottovalutato, e ad un rapporto sinergico con la campagna, che esprime prodotti agroalimentari dal valore internazionale. Per raggiungere questi risultati siamo pronti alla piena collaborazione, a partire dall'appuntamento del 28 e 29 ottobre. Da qui occorre partire con un percorso di costruzione di futuro assieme a tutta la città 

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