Logistica, focolai covid: "Le azioni di contenimento funzionano", ma a Sì Cobas non basta

Se si sta "lavorando anche sull'organizzazione del lavoro in logistica", per Sì Cobas "i veri veicoli di diffusione sono gli appalti e le 'oasi' di caporalato"

Un Tavolo metropolitano per la sicurezza sui luoghi di lavoro sper un confronto sul comparto della logistica bolognese. Si è tenuto nella mattinata di oggi, 16 luglio, con la partecipazione del vice sindaco Fausto Tinti per la Città metropolitana, dell’assessore Marco Lombardo per il Comune di Bologna, dell professor Paolo Pandolfi per l’Ausl e delle organizzazioni sindacali.

"Dal confronto è uscito un quadro che ha evidenziato come le azioni di contenimento messe in campo stiano funzionando, sia grazie ai Protocolli di sicurezza, sia all'applicazione della checklist prodotta dalla Commissione, sia grazie ai numerosi controlli e verifiche effettuati dall’Ausl" fa sapere la città metropolitana. 

 “L’emergenza Covid – ha affermato Fausto Tinti - ha evidenziato una debolezza della filiera logistica come sistema strutturale. Stiamo lavorando oltre che sull’aspetto socio sanitario dei lavoratori anche sull’organizzazione del lavoro in logistica tramite i Protocolli di sito in modo da poter dare una risposta che ci permetta di affrontare il problema anche a lungo termine. Inoltre il tema della qualità del lavoro nella logistica è strategico anche in prospettiva per quanto riguarda futuri nuovi insediamenti. Su questo come Città metropolitana stiamo mettendo a terra strumenti che garantiscano anche la sostenibilità del lavoro”.
 
“La Commissione di oggi – ha sottolineato Marco Lombardo - è stato un utile momento di confronto sulle condizioni di sicurezza del comparto della logistica. Il settore della logistica è strategico per il nostro territorio e per tutto il Paese. Tuttavia bisogna evitare che il virus trovi terreno fertile laddove le condizioni di lavoro sono più basse. C’è uno stretto legame tra lavoro e salute.
Le condizioni di lavoro e le condizioni di vita possono influire sul rischio di nuovi focolai di contagio. Le azioni messe in campo stanno funzionando, ma non bisogna abbassare la guardia perché l’attività di prevenzione sulla sicurezza nelle aziende necessita di una capillare azione di monitoraggio e controllo sulla osservanza delle regole. Stiamo lavorando in sinergia fra le istituzioni e in stretto contatto con le imprese e le organizzazioni sindacali per intervenire in maniera tempestiva ed efficace.”

Ai sindacati di base non basta

 "Da quando è scoppiata la pandemia abbiamo scritto, chiesto e spesso urlato, la necessità di effettuare in tutti i luoghi di lavoro e in particolare nei settori più sensibili, come la logistica e il comparto delle carni, i tamponi a tappeto e in queste ore, finalmente, la Regione Emilia-Romagna ha recepito questa nostra richiesta - scrive Sì Cobas, la sigla che denunciato i contagi del comparto - siamo più interessati alla salute e alla vita dei lavoratori e delle lavoratrici che alle polemiche, ma ci sembra doveroso precisare che quanto riportato dalle cronache giornalistiche non corrisponde alla realtà". 

Coronavirus, nuova ordinanza della Regione: tamponi ad arrivi extra Ue e settore logistica 

Sì Cobas sottolinea in una nota che "non sono Cgil, CISL e Uil i sindacati che hanno obbligato le autorità competenti a fare screening massivi, tutt'altro. Mentre i vertici dei confederali restavano in silenzio, è stato il Si Cobas a battagliare e a denunciare continuamente le condizioni di sfruttamento e di ricatto cui sono costretti i lavoratori e le lavoratrici della logistica e delle carni - incalza - bene i tamponi e l'uso degli altri strumenti di protezione dal virus, ma i veri veicoli di diffusione dei focolai di Covid-19 sono gli appalti di mano d'opera, i subappalti e le 'oasi' di caporalato che le istituzioni e Cgil-Cis-Uil da anni fanno finta di non vedere..."

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Qundi per il sindacato di base "la vera emergenza è rappresentata dalle condizioni di lavoro che si vivono nei magazzini, in cui le merci e i profitti valgono più della salute e della vita di chi ci lavora. Ci fanno ribrezzo le parole di Assocarni che si accompagnano a quelle del presidente di Assolombarda, Bonometti, che da un lato colpevolizzano i lavoratori  (in particolare quelli stranieri) e dall'altro non danno alcun valore alla vita di chi tutti i giorni deve rompersi la schiena per uno stipendio spesso misero - e conlude - noi sappiamo bene che la responsabilità è di questo sistema produttivo, che approfitta di ogni aspetto della vita delle persone e del pianeta intero per creare profitto. Il virus, si vince cambiando questo sistema e l'unica arma che abbiamo è il conflitto". 

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