Cronaca

Pensieri ed emozioni. L'ultimo saluto a Luca Di Meo

Il figlio, gli amici, chi gli voleva bene. Al cimitero di Panigale l'addio allo scrittore - già Wu Ming e Luther Blisset - all’ombra del mainstream, in quell’ "invisibilità" però ben visibile nel campo della letteratura contemporanea

C’era anche il piccolo figlio Giovanni, a salutare Luca Di Meo, insieme a tante persone che hanno condiviso con lui percorsi, esperienze, gioie e dolori, per l’ultima volta. Mancato il 30 luglio, dopo una lunga e dolorosa malattia nella sua casa di Bologna, aveva solo 59 anni. Il suo funerale è stato celebrato il 2 agosto, prima alla Certosa con un ultimo saluto alla salma e poi nel cimitero di Borgo Panigale dove verrà cremato prima che le sue ceneri tornino a Napoli, la città natale con la quale ha sempre mantenuto un legame stretto e fortissimo. Sembra quasi uno scherzo del destino per un’antifascista come Di Meo, nel senso più profondo e strutturato del termine, che il giorno dell’ultimo saluto collimi con una giornata che per Bologna, città che lo ha adottato giovanissimo, non può essere come le altre. 

Una vita spesa a trovare le parole giuste, mai affrettate o casuali. Una sensibilità rara che emergeva anche quando forte era il suo sdegno. Una grandissima capacità di ascoltare e un rigore che gli permetteva di trovare la sintesi giusta per mettere assieme le persone, le parti, le idee. Ma quello stesso rigore lo ha portato a prendere sempre una posizione. Sapeva da che parte stare, Luca Di Meo. Un intellettuale che non ha mai accettato i compromessi, cosa che gli è costata. 

Quando nel 1999 con il collettivo denominato Luther Blisset, grazie il grandissimo successo di “Q”, un capolavoro della letteratura moderna, vengono candidati allo Strega, neanche ci vanno alla serata in cui viene dichiarato il vincitore, perché per loro il premio è più “truccato” di Sanremo. Quell’esperienza porta poi alla nascita del collettivo  Wu Ming, insieme a Roberto Bui, Giovanni Cattabriga, Federico Guglielmi e Riccardo Pedrini. Un’esperienza che per Luca Di Meo si chiude dopo otto anni, ma che rimane straordinaria per quello che hanno saputo dare. Anche dopo l’uscita di Di Meo, che prende altre strade. 

Personalità irrequieta, sempre alla ricerca di sapere, per poter poi capire per poi porsi nuove domande. Anche prendendosi il tempo che serve. Grandissimo appassionato di pallone, ha creato insieme al sodale amico Christiano Xho Presutti uno spazio di raccontarlo, alto, letterato. Futbologia arriva nel momento in cui, anche da sinistra, quella che una volta veniva definita extra parlamentare cosa che oggi per un giovane può sembrare un po’ naif, ci si interroga sul ruolo dello sport in una società come la nostra. E i due, Presutti e Di Meo, attirano le attenzioni di tantissimi che non si perdono un pezzo, una pubblicazione. Uno spazio che diventa quasi mitologico per i tanti che amano questo gioco da non accontentarsi della narrazione quotidiana che ne viene fatta. Di Meo sa essere sprezzante e allo stesso ironico come solo un napoletano sa essere, e il suo essere colto e competente non lo pone mai al di sopra, tutt’altro.

Un principio, quello di mettersi sempre alla pari, che mette in pratica anche in un’altra esperienza che lo ha reso popolare sui social, in primis su Twitter. Il suo account @mentalista con la foto profilo raffigurante il mago di Arcella, una volta la si sarebbe definita di culto. Luca Di Meo non era certo una persona volgare, tutt’altro, e paradossalmente lo dimostrava anche quando usa termini che usualmente così sarebbero definiti, a una vista e lettura superficiale. Mentre invece nella logica sprezzante del “Mentalista”, anzi di Di Meo, in questo che era in fondo poco più che un gioco, per uno che è sempre stato avverso alle tecnologie, si scelgono le parole per chi sono destinate. E lui al potere non poteva che rivolgersi in maniera sprezzante. «Mi ha chiesto di aprirgli un account twitter per uno scopo preciso, ma non sapeva neppure come si facesse», dice durante la cerimonia di saluto a Luca Di Meo, Christiano Presutti. Un amico che gli è stato sempre vicino in questi ultimi vent’anni di vita, che con lui ha condiviso oltre che l’esperienza di Futbologia anche quella del film documentario sul pallone prodotto dal canale tv della Feltrinelli che hanno scritto e girato insieme. Di Meo non era una personalità banale, facile, ma sapeva farsi apprezzare e voler bene.

E’ stato proprio Presutti che ha aperto la celebrazione laica di saluto a Luca Di Meo e che dopo aver condiviso con tutti i presenti i pensieri e le emozioni di un amico amorevole e sincero, ha dato spazio a delle parole che proprio Di Meo aveva usato anni prima in occasione simile a quella che si è tenuta il 2 agosto, quando si saluta un amico che non c’è più. Per l’ultima volta. E Di Meo scrisse a Presutti una mail toccante e profonda sul valore della vita rispetto a quelle che lui definiva come  la loro “spoon river”,  più che un omaggio sull’importanza delle persone amate che non ci sono più e che ci hanno mostrato, insegnato. Quello che ha fatto Luca Di Meo fino all’ultimo. 

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