Sversamento diga e pesci morti in Appennino: la Regione cambia le norme

Enel si difende: "Svaso ha impedito rishci per le persone", ma Coraggiosa e associaizoni ambientaliste incalzano: "disastro annunciato"

Oltre all'esposto in Procura, c'è anche una richiesta di danno ambientale avanzata dalla Regione al ministero dell'Ambiente per il disastro avvenuto in Appennino il 28 luglio scorso, quando le operazioni di svaso dalla diga di Pavana hanno provocato una moria di pesci nel torrente Limentra.

Oggi all'audizione in Regione con Enel Green Power, che gestisce l'invaso, e i tecnici responsabili delle operazioni, l'assessore Irene Priolo ha annunciato anche regole più severe per il futuro: in arrivo c'è infatti una nuova legge regionale.

"La Regione non fa sconti a nessuno, nemmeno a sé stessa -assicura Priolo- in seguito allo svaso, ha agito sul piano amministrativo in modo tempestivo, attento, rigoroso, attivando tutti gli strumenti normativi a propria disposizione. Lo stesso rigore sarà applicato in futuro nel disciplinare le concessioni sulle grandi derivazioni, che saranno oggetto di una nuova legge regionale in materia".

"Abbiamo fatto partire una segnalazione di possibile illecito ambientale. Le indagini della Procura sono tuttora in corso", ha riferito in audizione Paolo Ferrecchi, responsabile della direzione cura del territorio e dell'ambiente della Regione.

La ricostruzione: una manovra all'origine dello sversamento

Isidro Pescador di Enel Green Power ha ricostruito quel giorno: "Il 28 luglio le operazioni sono iniziate attorno alle 10. Un'ora dopo, nella fase conclusiva dello svaso, è improvvisamente iniziata la caduta di sedimenti che mostravano una consistenza maggiore e anomala rispetto a quelli dei giorni precedenti. Sedimenti che sono scivolati in grosse quantita' e in blocchi nello scarico di fondo dell'invaso. Un evento esaurito nel giro di pochi minuti. Per evitare il seppellimento dell'organo di manovra e' stato tenuto aperto lo scarico di fondo. Tutta la normativa tecnica in materia dispone che debba essere evitato l'intasameto degli scarichi per non compromettere la sicurezza della diga. Abbiamo subito messo in atto una serie di azioni di mitigazione ambientale, proseguendo e aumentando il rilascio di apporto di acqua da altri bacini per diluire la concentrazione dei fanghi".

Marco Rami del servizio area Reno e Po di Volano ha ricordato che tre giorni prima dello sversamento, "è intervenuta la Polizia provinciale dopo aver trovato pesci morti subito dopo la diga. Rilevata sofferenza nella fauna all'interno del bacino, i tecnici di Enel Green Power hanno immesso acqua all'interno del bacino. Un'operazione svolta attraverso un organo di manovra non contemplato nel piano operativo e quindi non autorizzato".

VIDEO| Alto Reno: fiume invaso dal fango, morìa di pesci

"È stata utilizzata in maniera impropria- ha riferito ancora Rami- la galleria che collega il bacino di Pavana a quello di Suviana, facendo arrivare acqua dal secondo al primo contrariamente a quanto avviene ordinariamente".

Il 28, "si è poi verificato un evento franoso all'interno del bacino che, con volumi al minimo, ha fatto defluire dall'invaso fango e non più acqua. Enel ci ha spiegato che non ha potuto chiudere l'invaso per paura del seppellimento degli organi di scarico. Il problema è stato poi continuare a immettere acqua, nel tentativo di diluire i fanghi. Questa operazione ha trasportato il tutto molto più a valle".

Il centrodestra ha confermato i dubbi su possibili responsabilità delle istituzioni pubbliche. "Bisogna capire bene- ha detto Marco Lisei di Fdi- se l'evento era del tutto imprevedibile o se, viceversa, in qualche modo era prevedibile e quindi si poteva evitare, configurando precisi profili di responsabilità". Michele Facci (Lega) ha invece insistito sul fatto che "occorresse una vigilanza straordinaria che evidentemente non c'è stata. La Giunta aveva il compito di controllare un provvedimento straordinario urgente dopo l'incidente del 1997".

Il civico Marco Mastacchi ha invitato invece la commissione ad "analizzare bene le norme e le regole per capire come comportarci per evitare che succeda un evento simile in futuro".

Igor Taruffi (Coraggiosa) ha invece chiesto "perché non sia stata informata la popolazione del territorio, perché la fauna ittica non sia stata tutelata e come si interverrà in futuro per evitare che i danni si protraggono". Per Taruffi è anche importante che "sia il concessionario sia il gestore si assumano la responsabilità dei propri ruoli".

La posizione di Enel: "Tutelata la manovrabilità della diga e la incolumità delle persone"

Enel Green Power dalc anto suo ribadisce che "la gestione dello svaso è stata effettuata nel rispetto del piano operativo approvato dalla Regione Emilia-Romagna a seguito di conferenza dei servizi, a cui hanno partecipato tutti gli enti coinvolti, e di specifico sopralluogo".

Dopo l'accaduto, continua l'azienda, sono state effettuate "una serie di azioni di mitigazione ambientale immediate e valutando la programmazione di interventi post svaso, che verranno condivisi con gli enti preposti. L'azienda fa comunque presente che, già nei giorni immediatamente dopo l'evento, il livello di ossigenazione delle acque è tornato nei valori registrati prima del 28 luglio".

Taruffi (Coraggiosa) e asso ambiente: "Disastro annunciato"

Di disastro ambientale "annunciato" parlano i circoli di Legambiente tra Emilia e Toscana e i rispettivi comitati del Wwf, che chiedono pesanti sanzioni, come "di valutare la revoca immediata della gestione a Enel green power della diga di Pavana".

Dubbi sulla difesa di Enel anche dal capogruppo di Emilia-Romagna Coraggiosa Igor Taruffi, presente oggi in commissione. "Sono rimasto molto perplesso dall'intervento di Enel, che non ha portato nessun elemento ulteriore", racconta Taruffi, che ha visto "poco più di una difesa d'ufficio".

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Taruffi ricorda infatti il precedente del 1997: insomma, "non si tratta qualcosa di improvviso ed imprevisto", piuttosto "manca una seria politica di manutenzione e questo riguarda riguarda il rapporto tra il gestore e il concessionario". Quelli di Enel, sottolinea ancora l'esponente di Emilia-Romagna Coraggiosa, in manutenzione "hanno speso un milione in 10 anni, adesso ne servono 8-10 per mettere in mano al problema sismico che ha reso necessario lo svaso, per cinque anni di interventi. Son quindi sono molto preoccupato rispetto a quello che dovrà avvenire, con tonnellate di sedimenti che con le piogge continueranno a defluire se nessuno fa niente". (DIRE)

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