"Un reddito mensile per le donne che hanno subito violenza"

Ad avanzare la proposta è il Coordinamento regionale dei centri antiviolenza. Chiesto anche un fondo pr l'assistenza legale

Un reddito mensile di 780 euro "per le donne che hanno subito violenza e maltrattamenti, per sostenerle nel percorso di separazione e di ricerca o reinserimento nel mondo del lavoro".

E' la richiesta che arriva sul tavolo dei candidati alla presidenza della Regione Emilia-Romagna: ad avanzarla è il Coordinamento regionale dei centri antiviolenza, tramite il sostegno e la condivisione della campagna "PensaciPrima" promossa da un gruppo di attiviste e professioniste della comunicazione. Sono tre le "proposte concrete" al centro dell'iniziativa, presentate stamattina in conferenza stampa.

Quella sul reddito mensile nasce dal fatto che molte donne vittime di violenza "vengono colpite sul piano economico. Separarsi da un uomo violento per una donna- si legge nel documento- significa quasi sempre impoverirsi o doverlo fare senza alcun reddito su cui contare perché lui ha impedito di lavorare o ha imposto impegni economici con la forza e il ricatto".

Non a caso, spesso sono gli stessi Centri antiviolenza ad intervenire: perfino aiutando le donne a pagare i biglietti del bus o le bollette economiche, segnala la presidente del Coordinamento regionale, Angela Romanin. Senza dimenticare che spesso sono proprio le donne a dover sostenere anche le spese dei figli, perché "i maltrattanti difficilmente provvedono anche dopo la separazione", spiega Romanin.

Il reddito mensile, dunque, "aiuterebbe moltissimo le donne, in un primo periodo- afferma la presidente- a uscire da spirale violenza perché non basta allontanarsi dal partner". Un altro punto della campagna, poi, chiede di "raddoppiare e rendere strutturali le risorse ai centri antiviolenza". Infine, si propone l'istituzione di un "fondo regionale per coprire le spese di assistenza legale", sia in ambito penale che civile, nei casi in cui non siano coperte dal patrocinio a spese dello Stato: perché questo strumento nei fatti rappresenta "una coperta troppo corta", sottolinea l'avvocata Cristina Magnani del centro Linearosa di Ravenna.

Le tre proposte, per i promotori della campagna, vanno cosi' a inserirsi nel percorso verso l'auspicato rinnovo del Piano regionale antiviolenza con durata triennale. Quello 2017-2020 ha dato "riscontri notevoli", sottolinea Romanin: ad esempio il bando per sostenere l'autonomia abitativa delle donne, una distribuzione "trasparente e completa" dei fondi nazionali per i Centri piu' lo stanziamento di tre milioni di risorse regionali nonche' un "grande piano di formazione del personale socio-sanitario e di pronto soccorso".

E ora, con il voto alle porte, "chiediamo che chi si candida a governare la nostra regione si impegni non solo a continuare ma a sviluppare, nel nuovo Piano, il lavoro", dichiara Romanin, auspicando che anche i futuri progetti vengano "condivisi e messi a punto insieme ai Centri". In questa prima fase, le richieste della campagna sono rivolte agli aspiranti governatori, mentre da oggi l'invito e' rivolto anche a chi si candida per il Consiglio regionale.

Si parte da qui, ma "la nostra è una campagna rivolta a tutta la societa'", sottolinea Giulia Sudano del Centro delle donne di Bologna: "Sostenetela, promuovetela. E' una campagna open source, aperta a tutte e tutti". L'obiettivo è "segnare una novità", cioé far sì che il tema della violenza di genere "diventi un tema di dibatitto" in vista del voto, aggiunge Sudano, assicurando che dopo le elezioni l'impegno dei promotori della campagna si trasformerà in un "monitoraggio" sull'attuazione delle misure. (Pam/ Dire)

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