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Crisi Fiac, siglato l'accordo. Fiom: "Insensibilità sociale, non siamo riusciti a far cambiare idea all'azienda"

Dopo l'annuncio dello spostamento della produzione nel torinese, scattano Cassa integrazione straordinaria, dimissioni incentivate, pensionamenti alla scadenza degli ammortizzatori e trasferimenti volontari nello stabilimento piemontese

E' stato siglato l'accordo tra i lavoratori e l'azienda Fiac di Pontecchio, dopo l'annuncio dello spostamento della produzione nel torinese. Qindi Cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività, dimissioni incentivate, pensionamenti alla scadenza degli ammortizzatori, outplacement e trasferimenti volontari nello stabilimento piemontese.

A siglare l’accordo l’assessore regionale allo Sviluppo economico e Lavoro, Vincenzo Colla, Fausto Tinti (Città metropolitana di Bologna), Roberto Parmeggiani (sindaco del Comune di Sasso Marconi), Andrea Rossi (Confindustria Emilia Area Centro), Alain Lefranc (rappresentante di Fiac Srl), la Rsu aziendale nonché Fiom Cgil e Nidil Cgil di Bologna.

"Troveremo nuove soluzioni per non lasciare solo nessuno, ma è giunto il momento di dire basta a queste delocalizzazioni che impoveriscono il territorio, peraltro, quello regionale, diventato fra i piu' attrattivi negli ultimi anni, non ne rispettano storia e patrimonio: servono strumenti normativi nuovi che ci permettano di far sentire di piu' la nostra voce". Così Stefano Bonaccini: "Non e' l'epilogo che insieme ai sindacati e al territorio avremmo voluto, per una vertenza molto dura. L'accordo da' pero' garanzie rispetto alle richieste dei lavoratori e come Regione, insieme alle parti sociali e alle altre istituzioni, assicuriamo la massima disponibilita' sia sulla reindustrializzazione del sito produttivo sia sulla ricollocazione dei lavoratori, in particolare i più fragili".

“L’accordo sottoscritto– commenta l’assessore Vincenzo Colla- è frutto di un lavoro di grande serietà che certifica le garanzie richieste per tutti i lavoratori e segna un perimetro condiviso al termine di una discussione molto complessa. Questo risultato va ascritto alla fermezza con cui i lavoratori hanno difeso i propri diritti e alla determinazione delle organizzazioni sindacali che hanno tenuto un comportamento di grande responsabilità. Però non ci nascondiamo il grande rammarico per un epilogo che giudichiamo assolutamente negativo: spostare in blocco un’impresa dal nostro territorio è, in assoluto, un’operazione dall’impatto sociale ed economico gravissimi. Questo caso, che coinvolge una multinazionale, pone ancora una volta il tema del legame territoriale: è giunto il momento di perimetrare le ciniche delocalizzazioni con una legislazione che dia alle Istituzioni strumenti per governare processi con ricadute negative di tale portata”.

“Ora ci sono tutte le condizioni per aprire una pagina di gestione nuova. La Regione- chiude Colla- assicura il massimo impegno sia sul fronte della reindustrializzazione, con la collaborazione di Confindustria, sia nel trovare, insieme alle altre Istituzioni, soluzioni per i lavoratori più fragili attraverso operazioni di riconversione e di formazione in vista di un possibile ricollocamento. Ci sono tutte le condizioni per incrociare soluzioni e dare risposte affinché nessuno sia lasciato solo”.

"Quella di Fiac- commenta Fausto Tinti, consigliere della Città metropolitana con delega alle Politiche del lavoro e Tavoli di salvaguardia del patrimonio produttivo- è una vicenda che non si chiude con piena soddisfazione, non è una buona notizia un'azienda che decide di spostare la produzione dal nostro territorio. Pienamente positivo è, invece, l’averla tutti affrontata con il massimo senso di responsabilità. Possa l'accordo raggiunto oggi dare un aiuto alle famiglie di quei lavoratori che stanno perdendo il posto di lavoro. Per noi l'area metropolitana di Bologna deve essere un luogo di attrazione di investimenti e di lavoro di qualità, con questo obiettivo continuiamo a lavorare anche in questo periodo difficile, per non perdere di vista le traiettorie dello sviluppo e della crescita". 

Fiom: "Andremo a sottoscrivere questo accordo con la consapevolezza che, nonostante una lotta esemplare (con migliaia di ore di sciopero), la determinazione dei lavoratori, l’intervento delle Istituzioni tutte, fino anche al Ministero dello Sviluppo Economico, non siamo riusciti a far cambiare idea alla multinazionale Atlas Copco, che ha mostrato al territorio e al Paese una ostinazione e una insensibilità sociale senza precedenti"

86 voti favorevoli, 2 contrari e una scheda bianca. Questi i voti usciti dalle assemblee sindacali FIAC srl e di FIAC PAC. 

"Andremo a sottoscrivere questo accordo con la consapevolezza che, nonostante una lotta esemplare (con migliaia di ore di sciopero), la determinazione dei lavoratori, l’intervento delle Istituzioni tutte, fino anche al Ministero dello Sviluppo Economico, non siamo riusciti a far cambiare idea alla multinazionale Atlas Copco - scrive Fiom in una nota - che ha mostrato al territorio e al Paese una ostinazione e una insensibilità sociale senza precedenti". Il sindacato quindi ha siglato un accordo "che protegge al meglio possibile, nel contesto dato, le persone. Pensiamo anche che, in questo accordo, si sia stabilito un principio importante, primo caso in Italia a quanto ci risulta, di unità dei lavoratori, con la previsione di un intervento economico anche a favore dei lavoratori in staff-leasing".

Cosa prevede l'accordo 

  1. L’utilizzo della cassa integrazione straordinaria (CIGS) per cessazione per la durata di 12 mesi a partire dal 1-7-2021 (con anticipo dei pagamenti e maturazione integrale a carico azienda dei ratei di 13ma e premi aziendali);
  2. La previsione di garanzie precise per i lavoratori di FIAC PAC (FIAC Professional Air Compressors) una volta che la produzione sarà stata trasferita a Torino, sia in termini di nuova sede di lavoro (che non potrà essere individuata ad una distanza superiore a 25 km dall’attuale), sia in termini di garanzie economiche in caso di ristrutturazioni per almeno tre anni;
  3. Un contributo economico (12.000 euro) per i lavoratori, che su base esclusivamente volontaria, decidano di trasferirsi a Torino e la definizione che il passaggio avverrà in modo tale da mantenere tutti i diritti e l’anzianità di servizio dei lavoratori;
  4. Tutele aggiuntive per i lavoratori in staff leasing che riceveranno, se ancora dipendenti dell’agenzia di somministrazione, dopo 60 giorni dalla cessazione della missione in FIAC, una indennità di mancata conferma, pari a 12.000 euro;
  5. La conferma che le attività di logistica saranno mantenute sino alla chiusura del sito (presumibilmente febbraio 2022) e l’impegno delle Parti affinché, come previsto dal Patto per il Lavoro e il Clima, siano esclusi licenziamenti di lavoratori della cooperativa di logistica e rioccupati gli addetti in altri cantieri o comunque utilizzati ammortizzatori sociali conservativi;
  6. La messa a disposizione di tutti i lavoratori di FIAC srl, ad eccezione dei prepensionandi, di un qualificato servizio di outplacement, a carico di FIAC;
  7. La condivisione di un sistema di incentivazioni all’esodo suddiviso in due tipologie: l’accompagnamento alla pensione senza alcuna penalizzazione economica per tutti i lavoratori che in tre anni raggiungano il requisito pensionistico e un incentivo economico pari a 70.000 euro per tutti i lavoratori che non raggiungono la pensione (maggiorato di ulteriori 5000 euro se il licenziamento avverrà al termine della cassa integrazione e quindi il 30 giugno 2022). Viene inoltre previsto un meccanismo di “dote” che permetta ai lavoratori di utilizzare, su base volontaria, una parte dell’incentivo (10.000 euro) per favorire la propria rioccupazione ed eventuali progetti di reindustrializzazione. A tal proposito già dai prossimi mesi sarà necessario esaminare tutte le strade per favorire una reindustrializzazione del sito ex FIAC di Pontecchio;
  8. Introduzione di una clausola di verifica, che permetta alle Organizzazioni Sindacali e alle Istituzioni di verificare entro giugno 2022 che le produzioni oggi realizzate a Pontecchio e oggetto del trasferimento, siano effettivamente collocate nello stabilimento ABAC di Torino e non vengano invece spostate in paesi a basso costo del lavoro (ad esempio nello stabilimento in Cina). 
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