Covid a Imola, impennata decessi. Amministrazione sotto accusa, il sindaco: "Tutto trasparente"

Il primo cittadino Marco Panieri replica alle considerazioni dell'Associazione Noi Imola, che accusa l'amministrazione di stare chiusa nelle stanze e non fare la giusta prevenzione

Imola, sulla gestione dell'emergenza Covid-19 si solleva una polemica e viene chiesta pubblicamente al sindaco Marco Panieri "una visione più realistica della situazione generale, che forse sfugge a chi è chiuso nelle stanze e impegnato in tante riunioni istituzionali". Il primo cittadino ribatte  insistendo sulla totale trasparenza dei dati diffusi quotidianamente e sulla pesantezza di questa seconda ondata di Coronavirus (i numeri dell'ultimo bollettino della regione Emilia-Romagna). 

A mettere in discussione la gestione dell'emergenza sanitaria da parte della politica locale è l'associazione Noi Imola, che attraverso il suo presidente Simone Righini commenta i decessi e i dati legati al virus: "I numeri parlano da soli. I dati ufficiali dell’ASL ci dicono che nel mese di novembre appena concluso, nel nostro territorio i decessi legati al Covid sono stati 34. Se vogliamo fare un confronto con la prima ondata, nei tre mesi centrali dell’epidemia da marzo a maggio abbiamo avuto 39 decessi, dei quali nessuno nelle residenze sanitarie assistenziali. Nella scorsa primavera, in molti, a partire dai responsabili politici e aziendali, hanno sottolineato come a Imola si fosse gestita l’emergenza in modo ottimale. L’attivazione delle USCA e la immediata chiusura delle RSA bloccò l’epidemia e nessun anziano in struttura fu contagiato".

Righini: "La seconda ondata picchia duro soprattutto nelle strutture"

"Se si prende come assodato che a quel tempo fosse stato solo merito nostro, osservando i dati attuali si deve altresì prendere atto che il nostro comportamento, in questa seconda ondata, non è stato per nulla virtuoso. Nel solo mese di novembre abbiamo avuto un numero di decessi molto vicino a quello dell’intera prima fase dell’epidemia. La seconda ondata sta colpendo duramente e non ha risparmiato gli anziani nelle RSA.  Dei 34 deceduti un terzo (11) erano ospiti delle strutture protette e 10 appartenevano a quelle pubbliche (F. Baroncini e Tossignano). I parenti si domandano come possa essere successo che un loro caro si sia infettato con il virus, in un ambiente che doveva essere sicuro. Loro non li potevano, e non li possono ancora, vedere per le restrizioni agli incontri, decisi allo scopo di ridurre i contatti con eventuali positivi, quindi risulta chiaro che il virus è entrato con il personale di assistenza e servizio. Oltre alla responsabilità individuale dell’operatore asintomatico, che potrebbe non aver seguito i protocolli di sicurezza previsti (DPI, distanziamento, lavaggio mani, sanificazione ambienti), è venuta a mancare una azione di prevenzione e controllo da parte dei responsabili dell’Area socio sanitaria aziendale. Gli esperti più autorevoli già a giugno avevano avvertito della certezza di una seconda ondata Covid. Le ferie hanno addormentato le menti di tutti e ci si è illusi, anche sostenuti dalle opinioni di esperti di medio-basso profilo, i quali dichiaravano ai media che ormai era quasi tutto finito". 

Un focolaio al sesto piano dell'ospedale di Imola

"Dopo l’inizio delle scuole con gli assembramenti sui trasporti, davanti ai locali pubblici, con i comportamenti individuali meno attenti, il virus ha ripreso a circolare ed è riuscito a penetrare pesantemente fin dentro il nostro ospedale. Il focolaio sviluppatosi al sesto piano, dove decine di degenti, operatori sanitari (medici, infermieri, personale di assistenza…) sono stati contagiati, non può passare inosservato.
Le falle della organizzazione nel controllo e tracciamento del personale sono evidenti. Chiediamo al sindaco, da poco insediato, di ascoltare maggiormente gli operatori in prima linea, per avere una visione più realistica della situazione generale, che forse sfugge a chi è chiuso nelle stanze e impegnato in tante riunioni istituzionali. La cosa che urta la sensibilità del cittadino, oggi come sempre, è il nascondere la verità per salvare a tutti i costi l’immagine di una efficienza che non esiste. Partiamo dalla realtà e cerchiamo la collaborazione di tutti coloro che si trovano ad affrontare in prima linea questa epidemia". 

Il sindaco: "I dati sono trasparenti"

La replica di Marco Panieri, primo cittadino di Imola arriva immediatamente: "Il sindaco è ben presente e in ascolto di tutti, impegnato in tante riunioni istituzionali, fra cui anche quelle relative all’emergenza Covid-19, consapevole di quali e quante conseguenze questa pandemia stia comportando in termini di lutti e di problematiche di carattere sanitario, economico, sociale e formativo con ricadute che finiscono per coinvolgere, direttamente o indirettamente, tutte le nostre famiglie.

Mi permetto di sottolineare che questa seconda ondata di pandemia è stata molto più forte, con un virus più contagioso di quanto avvenuto nel periodo primaverile. E proprio per contrastare questa virulenza, l’Ausl ha messo in campo tutte le azioni ospedaliere e territoriali ritenute necessarie, compreso il potenziamento del sistema di tracciamento, con l’apertura di un secondo Drive-Through, grazie all’Esercito Italiano, e l’avvio dei tamponi rapidi, per il personale che svolge attività medica e assistenziale e per i famigliari dei bambini in età scolare.

Proprio per partire dalla realtà, come chiede Righini, vorrei capire a chi si riferisce quando cita “il nascondere la verità per salvare a tutti i costi l’immagine di un’efficienza che non esiste”. Nessuno vuole nascondere la verità e mi pare che i dati che lui stesso cita siano quelli forniti ogni giorno con la giusta e dovuta trasparenza dall’Ausl di Imola. Quindi non vedo dove sia il tentativo di nascondere lo stato della situazione. Ora, proprio alla luce della difficoltà e complessità della situazione, concordo sul fatto che sia necessaria la collaborazione di tutti coloro che si trovano ad affrontare questa epidemia, in prima linea così come nelle altre posizioni all’interno della nostra Comunità. Necessità che ho rimarcato nella lettera aperta che nei giorni scorsi ho inviato, tramite gli organi di informazione, alle cittadine ed ai cittadini imolesi. Per ribadire l’esigenza di restare uniti, nell’affrontare questa pandemia, perché solo insieme ce la possiamo fare".

La pandemia nel Circondario Imolese: l'ultimo aggiornamento 

Nel corso del Comitato di Distretto tenutosi ieri mattina, la direzione generale dell’Ausl di Imola ha presentato, come oramai consuetudine, i dati di sintesi settimanale della situazione pandemica sul territorio (in allegato la presentazione). La situazione pandemica nel Circondario Imolese evidenzia un numero di casi attivi in rapporto alla popolazione al di sotto della media regionale (il Circondario si conferma il distretto dell’area metropolitana di Bologna con il numero più basso di casi attivi per mille abitanti).

Il report completo: 

"I casi attivi distinti per Comune mostrano un andamento che non differisce di molto da quello della settimana scorsa. Castel Del Rio e Fontanelice confermano un tasso di prevalenza per mille abitanti più alto pur con numeri assoluti non particolarmente rilevanti, a causa dei focolai, già circoscritti ma non ancora esauriti, su una residenza per anziani (Castel Del Rio) ed in una scuola primaria (Fontanelice). In generale la Vallata del Santerno, quasi totalmente indenne alla prima ondata pandemica, è leggermente più colpita in questa seconda. Esattamente come accade nelle provincie regionali di Piacenza e Parma; al contrario il territorio di Medicina, pesantemente colpito nella primavera scorsa, ha un tasso di prevalenza del contagio al di sotto della media, presumibilmente per effetto di un livello di immunità acquisita più diffuso, ma anche per una maggiore attenzione alle misure di sicurezza che gli abitanti hanno acquisito nel corso della prima ondata e conseguenti comportamenti di maggiore precauzione.
I numeri assoluti per Comune al 7 dicembre sono i seguenti (tassi da intendersi per mille ab.):
-       Imola 837 tasso 11,9
-       Castel San Pietro Terme. 157 tasso 7,5
-       Medicina  99 tasso 5,9
-       Mordano 34 tasso 7,2
-       Castel Guelfo 30 tasso 6,6
-       Dozza 51 tasso 7,7
-       Casalfiumanese 36 tasso 10,5
-       Fontanelice 45 tasso 23,00
-       Borgo Tossignano 32 tasso 9,7
-       Castel del Rio 43 tasso 34,9  
 
Il tasso del territorio aziendale nel complesso è di 10,2 casi attivi per 1000 abitanti. Nel corso della settimana scorsa si è avuto un calo dei tamponi molecolari effettuati, ma oltre 800 sono i tamponi antigenici rapidi effettuati nelle CRA, su ospiti ed operatori, e sui dipendenti dell’Ausl di Imola, che compensano tale flessione.
 
A tal proposito, i dati evidenziano che se la prima ondata della pandemia aveva colpito in modo particolarmente intenso soprattutto il territorio di Medicina, ma aveva risparmiato le strutture residenziali e toccato solo sporadicamente quelle sanitarie, in questa seconda fase sono ad oggi 23 le strutture per anziani interessate, 152 gli ospiti positivi, 78 gli operatori, 15 i decessi.
Nelle strutture sanitarie sono stati due i focolai fra loro interdipendenti (Medicina e Geriatria VI piano Ospedale Nuovo e OsCo Castel S. Pietro Terme). Da inizio epidemia sono stati contagiati 165 operatori, 77 i casi attualmente attivi, 384 quelli sotto sorveglianza sanitaria da parte della Medicina Preventiva per contatto con casi positivi.

Decessi, età media e tasso di mortalità 

I decessi totali da inizio pandemia registrati all’8 dicembre sono 95, 57 quelli della seconda ondata. L’età media delle persone scomparse è di circa 85 anni Il tasso di mortalità per 100mila abitanti del nostro territorio resta comunque decisamente al di sotto di quello regionale, italiano ed europeo (fatto salvo il dato svedese e quello tedesco, quest’ultimo calcolato però sui casi di decesso per Covid e non con Covid, in relazione all’alto numero di autopsie di controllo che questo paese svolge per sterilizzare il dato dai decessi di persone contagiate ma con una patologia grave prevalente come causa di morte)
 
E’ fondamentale oggi lanciare un appello a tutta la cittadinanza, condiviso dalla direzione dell’Ausl di Imola e dagli Amministratori dei Comuni del nostro Circondario. L’andamento della curva dei contagi mostra una flessione, in linea con quanto sta avvenendo nel nostro paese e in Regione, ma la diffusione del virus è ancora alta e per questo è richiesto ai cittadini, nelle prossime settimane e durante le festività natalizie, il mantenere comportamenti improntati alla massima prudenza. Evitare assembramenti esterni, ma anche e soprattutto riunioni famigliari allargate, è certamente uno dei sacrifici richiesti per evitare che il virus rialzi la testa nel periodo post-festivo. Uno sforzo ulteriore che si richiede a tutti noi per arrivare ai primi mesi dell’anno, quando prenderà avvio la campagna vaccinale, evitando nuovi picchi di contagio con il portato di sofferenza, in termini di decessi, malattie e ricoveri, che ha già colpito pesamente tutto il Paese ed il nostro stesso territorio.
 
Da parte sua l’Azienda sanitaria locale continua nel tracciamento puntuale e tempestivo dei casi, che permette di contenere il contagio isolando velocemente le persone positive, rintracciando, testando e quarantenando i loro contatti stretti (indicatore del buon livello del contact tracing è il numero di soggetti in quarantena ed isolati in rapporto ai positivi, che si avvicina al 2 definito come ottimo indicatore di attività. A breve, questa fondamentale attività del Dipartimento di Sanità Pubblica troverà ulteriore, fondamentale supporto nei medici di famiglia e nei pediatri di libera scelta, che potranno eseguire, secondo modalità che saranno meglio comunicate in seguito, tamponi rapidi su assistiti asintomatici a fine quarantena, su contatti occasionali di positivi accertati o su persone che necessitano di un tampone prericovero. Un’operazione che renderà ancora più rapida l’attività di tracing, che è il vero fronte della lotta alla pandemia, insieme, lo ripetiamo ai comportamenti individuali e collettivi. Anche le USCA lavorano a pieno ritmo, visitando a domicilio le persone con sintomi, e testando direttamente i loro contatti. Nel solo mese di novembre sono stati 573  gli interventi domiciliari, oltre a quelli svolti in sede ambulatoriale per il testing.

                                                                                                                             

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