Sabato, 25 Settembre 2021
Politica

Bersani dal palco di Articolo Uno: "Siamo di fronte a un salto epocale. La sinistra non deve chiedersi di chi è la colpa"

E' partita ieri a Bologna la festa nazionale di Articolo Uno. Camusso ha ricordato Epifani, poi Pierluigi Bersani è stato intervistato da Andrea Scanzi: "Il governo Draghi è come la trojka di Gogol' e Dostoevskij"

E' cominciato con un pensiero per Guglielmo Epifani, lo storico sindacalista scomparso lo scorso giugno, il dibattito con Susanna Camusso (Cgil) Nico Stumpo (Articolo Uno) che ieri sera si è svolto al Parco Cevnini nel corso di Unica, la Festa nazionale di Articolo Uno il cui titolo quest’anno è Quello che ci unisce. "Una personalità della Sinistra davvero importante, una persona con la quale era difficile non andare d'accordo e proprio in questi giorni ne stiamo avvertendo tremendamente la mancanza visto il momento complesso e un governo che e noi sosteniamo, ma che non sempre fa le cose che vogliamo facesse. D'altronde non lo abbiamo scelto" ha detto Stumpo aprendo i lavori. "Non si limitava a osservare ciò che stava succedendo, ma voleva far riflettere su cosa avrebbe determinato quello che stava accadendo" queste le parole di Camusso, che ha anche letto dei passaggi di un libro che Epifani condivise con Foa intitolato "Cent'anni dopo - il sindacato dopo il sindacato".  

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Le questioni più strettamente politiche sono arrivate subito dopo, con un Pierluigi Bersani intervistato da Andrea Scanzi: in un Paese normale il capo dello stato dovrebbero pensare a te. Ti ci vedi al Quirinale? "No, io ringrazio per la simpatia, ma inviterei a non scommettere neanche un euro su questa cosa. Queste cariche le attribuisce il Parlamento ma se facciamo l'alternanza toccherebbe un calvo la prossima volte". Così si apre la conversazione, che poi, punto per punto, tratta l'argomento Sinistra e la sfida di questo periodo storico. 

"Se la politica non capisce che non ci troviamo davanti a una fase di mutamento e innovazione, allora non andiamo lontano. Noi oggi siamo di fronte a un salto epocale paragonabile solo a quello di fine '800 primi '900. Rispetto a questo, siccome non c'è bisogno di essere galileiani per usare il cannocchiale, non è necessario essere marxisti per comprendere alcuni concetti: quando la scienza e le tecnologie irrompono si ribalta tutto e cambiano le gerarchie. Ne vediamo ora solo i primi segni, ma piuttosto che pensare a di chi è la colpa e come la sinistra abbia sbagliato, penso sia meglio concentrarsi su quello che c'è da fare. Vediamo come mettere giù una sinistra in tempi radicalmente nuovi. Non sarebbe neppure così difficile arrivare a un manifesto, quanto trovare il soggetto politico e organizzare il campo". 

E come ci sta la sinistra dentro al governo Draghi? La metafora della trojka

E come si vive questo momento storico nello stare dentro al governo Draghi? E' vero come sembra che c'è un certo fastidi/fastidio/imbarazzo/dolore? "Abbiamo avuto un arretramento - risponde Bersani alla riflessione di Scanzi - Da Conte a Draghi c'è stata anche una sconfitta e noi cosa possiamo fare? Ci rivolgiamo ai sindacati e a Legambiente, ma nessuno di questi interlocutori ci ha detto che dobbiamo star fuori. La cosa da fare è stare dentro a questo governo anche se in condizioni difficili per arginare le cose più deleterie. Con la Giustizia non è mica finita qui: la fiducia va messa su un emendamento che veda convergenze e accordi tra le forze parlamentari. Non si potrebbe accettare una cosa tipo che il Parlamento non può mettere becco su una riforma della giustizia.  Il rischio è di mandare il cavalleria un sacco di delinquenti, di vedere che chi è povero resta in carcere e chi ha i soldi si salva.  

Tornando al tema del governo in carica: "E' una trojka come quelle che trovate nei romanzi di Dostoevskij e Gogol' con tre cavalli che tirano un calesse. Quello di mezzo è quello che da la strada, poi c'è quello di destra che pare relativamente in forma ma non come si dice. Infine quello di sinistra, che è un po' 'così' perchè ha subito una sconfitta. Draghi dovrebbe metterci un po' più la faccia (vedi Macron e Johnson) come ha fatto ieri parlando dei vaccini". 

E alla fine, anche in relazione alla campagna elettorale di Isabella Conti, una punzecchiata su Matteo Renzi. Alla quale Bersani ha risposto così: "Non guardiamoci le punte dei piedi. Nel 2013 la sinistra era già nei guai in tutto il mondo e stavano già arrivando delle cose nuove. Il centrosinistra propose un globalismo del volto umano e vinse in tutto il globo, ma poi la fase iniziò a mostrare le prime spine e abbiamo visto un rinculo di tutte queste posizioni e via via delle nuove cose che arrivavano (come i M5S e il segno di una destra populista). Il quadro era quello e nel PD forse abbiamo anche resistito un po' di più a dire il vero. Dalla discussione sulla forma di partito emerse l'idea del partito permeabile e Renzi, in quel momento, è stato un giovane brillante e capace di comunicare, con delle idee che avevano poco o nulla a che fare con la sinistra storica o con il suo rinnovamento, ma più con una sorta di liquidazione della stessa. Adesso posso dirlo, quando ottenni la modificha dello statuto per farlo partecipare alle primarie, mi dissero che era il segretario l'unico candidato. Avevo realizzato la certezza e non l'ipotesi che se non l'avessi fatto lui avrebbe spaccato il partito. Ipotesi che mi è poi stata confermata anche da altri. Pensai allora di poterlo battere sul campo e fu così, ma poi si arrivò al punto cruciale, quel semestre bianco del 2013. Si realizzò di far fuori i vecchi arnesi e metterci cose nuove. Era caduto ormai un tema ideologico, l'idea basica di cos'è la sinistra e ci fu una trasmigrazione. Martin Luther King diceva: "Alla fine non ricorderemo le parole dei nostri nemici ma il sinlenzio dei nostri amici" ed è a questo che bisogna resistere". 

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