Gianluca Notari

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Gianluca Notari

Collaboratore BolognaToday

Bologna, Kazan, Milano e ancora Bologna

A una manciata di giorni dallo Scudetto vinto contro l'Olimpia, una disamina sulla capacità di questa Virtus di reagire alle difficoltà

Nella serata di venerdì, giorno in cui la Virtus Bologna ha vinto il sedicesimo Scudetto della sua storia, il chiacchiericcio che faceva da sottofondo ai cori che riempivano Piazza del Nettuno recitava più o meno in coro “incredibile, incredibile”.  Soffermandoci sul senso stretto della parola, che la Virtus abbia vinto lo Scudetto non sembra una cosa così incredibile. Era una tra le squadre più forti del campionato: lo sapevamo prima, lo abbiamo visto durante e ce lo siamo goduti poi. Che potesse arrivare lo Scudetto era poco credibile, ma quantomeno possibile. Sorpassando l’analisi filologica, la cosa che risulta davvero incredibile a mio modo di vedere è il modo in cui questo Scudetto è arrivato. 

Virtus, da Kazan a Bologna passando per Milano

La Segafredo ha avuto una certa costanza per tutta la regular season, vincendo diciannove partite e guadagnandosi i playoff da terza classificata, dietro a Milano e Brindisi. Anche in Eurocup le cose andavano piuttosto bene, almeno fino alla sciagurata serie contro Kazan. Dopo aver vinto gara 1 contro la Unics, Ricci e compagni hanno smarrito fiato e fortuna nell’arida trasferta di Russia, perdendo un match in cui hanno tirato decisamente meglio dal campo ma dove a fare la differenza sono state le palle perse, sanguinosa costante per quasi tutta la stagione bianconera. Il ritorno, dopo cinque giorni a Bologna, perso nel terzo quarto nonostante i 49 punti messi insieme dal duo Teodosic-Belinelli. Dopo tre giorni le V Nere perdono ancora, stavolta in campionato, contro l’Olimpia, in un match che poteva dare alla Segafredo la testa della classifica.

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È un destro-sinistro che segna un solco: nella stagione della Virtus esiste un prima e un dopo. Prima di questa doppia sconfitta c’è una squadra bella ma poco incisiva, che si scioglie nei momenti più importanti. Dopo, invece, c’è una squadra tenace ed efficace, che dal 17 aprile contro l’Armani perde solamente una volta, in una partita distrattamente giocata contro Trento. È una squadra più consapevole e più unita quella rinata nelle difficoltà, che è riuscita a scaricare da compiti messianici i soliti Belinelli e Teodosic e che ha trovato protagonisti inaspettati e decisivi per la vittoria dello Scudetto in giocatori chiave come Weems, Pajola, Markovic e Ricci. La storia della Virtus degli ultimi anni è una storia di riscatto, che dai fasti dei primi Duemila l’ha portata in A2 e poi sul tetto d’Italia in una manciata di anni. E se fiumi ci sarebbero da scrivere su come, metro dopo metro, la Segafredo è riuscita a schiacciare l’Armani Exchange, a mio modo di vedere non c’è disamina più onorevole di quella che parte da Bologna, passa per Kazan e Milano e torna, finalmente vittoriosa, ancora a Bologna. 

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