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Assalto al bancomat nel ferrarese: la banda ai domiciliari

Accolte dal giudice le richieste delle difese, anche se riconosce: "Modus operandi da professionisti". La difesa: "Atti gravi, ma riconosciuto status di incensurati". Il sospetto di altri colpi messi a segno

Passano dal carcere agli arresti domiciliari i sei uomini accusati di essere una banda di bancomattari, arrestata in flagranza lo scorso weekend. Il Gip Gianluca Petragnani Gelosi (pm Morena Plazzi) ha convalidato i sei arresti dei carabinieri di Bologna, avvenuti subito dopo un colpo che al gruppo avrebbe fruttato circa 35mila Euro, disponendo però la restrizione al proprio domicilio con divieto di comunicazione.

Nella ventina di pagine di ordinanza del Gip si ripercorrono le ore dei fatti contestati, dai quali sono scaturite le accuse di associazione per delinquere, furto ricettazione e detenzioni di esplosivi. A lasciare il carcere verso il proprio domicilio, ma sempre agli arresti, sono così tutti e sei i componenti del commando, cinque italiani e un marocchino, tutti tra i 28 e i 46 anni che -secondo l'accusa- la sera tra venerdì e sabato scorsi hanno fatto esplodere un bancomat a Terre del Reno, nel ferrarese, per poi ripiegare verso Trebbo di Reno, dove due garage erano stati allestiti per custodire auto e marmotte esplosive. 

Il sospetto di altri colpi e la frequentazione con 'vecchie conoscenze' dei furti esplosivi

Anche se non sono oggetto del procedimento in essere, i sospetti che la banda possa aver già colpito sono alti, e sono ripresi dal giudice nell'argomentare il provvedimento. In particolare, emerge come i carabinieri tenessero d'occhio le frequentazioni e i movimenti del gruppo già da qualche tempo, dopo un paio di colpi accaduti a fine ottobre in Romagna, fatti che non sono però stati contestati in questa sede.

Su questo aspetto il Gip nello specifico rileva come "la batteria sia attiva da circa due anni in base alle analisi e dalle indagini finora esperite". Altro fattore evidenziato è che, sebbene "ci si trovi di fronte a persone formalmente incensurate" tutti gli indagati risultino "appartenenti a un ambiente di professionisti degli assalti ai bancomat", ipotesi suffragata da incontri con pregiudicati per reati analoghi, rilevati dall'Arma tra il 2014 e il 2019.

Pur alla fine riconoscendo i rilievi delle difese nel concedere i domiciliari, il Gip nel provvedimento che dispone gli arresti domiciliari scrive che "appaiono evidenti Ia pericolosità e Ia spregiudicatezza delle condotte messe in alto" dagli indagati, che per le modalità con le quali il furto è stato messo in atto "non possono che definirsi professionisti".

La difesa: "Accolti i nostri rilievi, e non sono professionisti"

Quelle esposte dall'accusa "sono sicuramente condotte gravi e censurabili, ma peraltro è stato riconosciuto lo status di incensurati da parte dei miei assistiti" ha dichiarato l'avvocato Gabriele Bordoni, che difende tre degli indagati. "E, stando a quanto contestato finora -conclude- a mio avviso non si tratta certamente di una pericolosa banda di professionisti".

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