Come il Covid sta cambiando il mondo del lavoro: "Processi e competenze tecnologiche sempre più cruciali"

Intervista a Matteo Naldi: "Molto ricercati corrieri e magazzinieri, servizi logistici legati agli e-commerce. La GDO è alle prese con la carenza di addetti alle vendite"

Matteo Naldi

Come il Covid cambierà e sta già cambiando il mondo del lavoro? Alcuni effetti li abbiamo già in parte vissuti sulla nostra pelle, un esempio su tutti è l'impennata dello smartworkingche per molti resterà una modalità di lavoro possibile. Ma il quesito più grande in questa fase resta quello che spiega quali mestieri abbiano al momento maggiori possibilità di sviluppo e quali invece siano (temporaneamente?) congelati a uno stallo dovuto alla crisi post emergenza sanitaria. Qualche risposta ce la dà Matteo Naldi, Direttore Marketing dell'agenzia bolognese Lavoropiù, che ha un'esperienza lunga oltre 20 anni.

Come è cambiato il mondo del lavoro dalla fase più intensa dell'emergenza: quali i profili più ricercati e quelli che sono praticamente spariti dalle offerte di impiego?

"L’emergenza sanitaria ha inevitabilmente innescato una crisi economica che è sotto gli occhi di tutti, e che non sembra avere precedenti. I primi effetti li stiamo già osservando nel breve periodo, ma considerato il legame strettissimo che esiste tra l’andamento dei consumi e la durata della pandemia, non è facile fare previsioni, e non sarebbe neanche corretto.

Secondo i dati Istat, in Italia, sono oltre 2 milioni le imprese che almeno fino al 4 maggio sono state costrette a sospendere le attività (quasi il 48% del totale). Poi la riapertura, la voglia di colmare il gap, ma bisognerà attendere ancora per capire in che tendenza si stanno muovendo i mercati. Mercato del lavoro, compreso.
Il lockdown ha imposto a tutti i settori (il terziario in primis) l’urgenza di accelerare rapidamente sul digitale: un’opportunità che oggi vale la sopravvivenza. Le imprese si sono trasformate soprattutto dal punto di vista organizzativo, stanno cambiando i processi e le competenze tecnologiche saranno sempre più cruciali in ogni professione".

Lavori nell'ambito sanitario, logistica e grande distribuzione: tanti i profili ricercati 

"Ovviamente, nel periodo più duro, la richiesta di alcune categorie professionali è aumentata in maniera esponenziale. Penso ai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari – per cui ancora oggi risulta difficile riuscire a coprire la domanda delle strutture private – oppure ai corrieri e ai magazzinieri, soprattutto per i servizi logistici legati agli e-commerce, senza dimenticare la grande distribuzione, alle prese con la carenza di addetti alle vendite.

Oltre a queste figure, oggi la domanda di personale si concentra sulle professioni tecniche (tecnici informatici, commerciali e della sanità) e sulla produzione, in cui c’è difficoltà di reperimento di operai specializzati (meccanici, saldatori, montatori, ecc.).
Resta l’incertezza sul futuro in diversi altri ambiti: dal turismo (nonostante l’arrivo dell’estate abbia riportato un discreto fermento in alcuni territori), ai trasporti, passando per l’agricoltura e l’assistenza socio-sanitaria operata in contesti domiciliari e non residenziali".

A quali fenomeni avete assistito a partire dai primi mesi di emergenza per arrivare ad oggi e quali potrebbero essere le ipotesi per il futuro sia prossimo che a lungo termine? Quali i settori più in crisi? Ci sono dei lavori che secondo voi spariranno per sempre?

"Onestamente, non credo ci siano professioni più in pericolo o più vulnerabili di altre. Per lo meno, non credo nell’ipotesi che possano essere i singoli saperi o le specifiche competenze a essere minacciate dalla pandemia. La prospettiva credo debba essere molto più ampia.
Sono convinto che il Covid abbia imposto alle imprese un ripensamento radicale del proprio modo di interpretare consumi, abitudini e necessità delle persone.

Le sfide del futuro

Le sfide del futuro, a mio avviso, andranno affrontate puntando su tre paradigmi principali: la semplificazione dei processi, la specializzazione delle risorse e la geografia del lavoro. Chi saprà dare risposte sostenibili a questi tre punti all’ordine del giorno uscirà indenne e, probabilmente, rafforzato dalla crisi.

Purtroppo, fino a quando non ci saremo lasciati alle spalle l’emergenza sanitaria, non sarà facile intravedere la luce per settori come il turismo, la ristorazione, la produzione di beni non essenziali, il retail. Bologna, in particolare, è una città che ha saputo sviluppare una grande capacità di attrazione a livello internazionale, per cui mi auguro che possa recuperare terreno al più presto anche l’intera filiera della meeting industry e del sistema fieristico".


 

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