Otto marzo, l'avvocata-politica Cathy La Torre: "Parola d'ordine: eguaglianza"

L'Avvocathy, così come è conosciuta su Instagram, ha dato vita alla più imponente campagna social contro l’odio online: "Sulla parità di genere il nostro paese ha primati tutti e solo negativi"

Cathy La Torre, 39 anni, su Instagram è “avvocathy”, la legale contro l’odio in rete, insignita a Bruxelles del Good Lobby Award 2019, come miglior avvocato pro-bono, d’Europa. Ha lanciato la campagna Odiare Ti Costa, la più imponente campagna social contro l’odio online. Scopo?  “Far pagare l’odio non solo alle vittime ma agli odiatori” Cresciuta a Castellammare del Golfo in provincia di Trapani, figlia di un siciliano e di una americana, ha studiato e si è laureata a Bologna, dove è stata anche consigliere comunale. 

L'Otto marzo cosa rappresenta per lei? 

"L'8 marzo 1972 a Roma, a Campo de' Fiori, in una delle prime manifestazioni femministe c'era anche la mitica attrice statunitense Jane Fonda, una cosa che non tutti sanno. Jane pronunciò un breve discorso di adesione insieme a una decina di donne che chiedevano la legalizzazione dell'aborto e la liberazione omosessuale circondate da un nutrito gruppo di poliziotti schierati. Il corteo pacifico venne interrotto, la polizia caricò la folla con manganellate, spinte e pugni. Molte donne furono ferite, altre finirono in ospedale.  L’8 marzo è quel ricordo che è anche il ricordo di ogni battaglia di ogni donna che ogni giorno deve combattere per una parola che significa tutto: eguaglianza".

Quale secondo lei la situazione reale ad oggi in quanto a diritti e parità dei sessi? 

"I dati sul 'gender gap' - la distanza fra uomini e donne in termini di retribuzione, parità, carichi di lavoro di cura sono sconvolgenti.
L’Italia è tornata al 76esimo posto, dov'era oltre un decennio fa, fra 153 Paesi. Siamo 44esimi quanto a ruolo delle donne in politica, 30esimi per la quota di donne in Parlamento. Peggio, al 117esimo posto, per opportunità e partecipazione economica e 125esimi per parità retributiva con gli uomini. 
Primati tutti e solo negativi. E mi stupisce come non sollevino un generale moto di indignazione, di donne e uomini.
Mi stupisce che tanta ingiustizia si sieda ogni giorno alle nostre tavole, sia dentro le nostre case, sia strutturale nelle nostre vite e la politica fa finta di non vederla". 

Si è mai sentita discriminata? Come ha reagito?

"Nel 2020 festeggio vent'anni di attivismo per i diritti civili, di chi è portatore di una differenza, come lo sono io stessa. Fin da giovanissima ho avuto la forza di costruire un alfabeto dei diritti, un linguaggio del rispetto, nel quale mi sono riconosciuta e ho riconosciuto sempre gli altri.
Credo che questo mi abbia “salvata” dalla discriminazione. Oggi però non sono immune dal dileggio, dalle offese, dalle minacce.
Quelle, confesso, pesano come una discriminazione. In fondo, attaccare una donna per il suo aspetto fisico o per il suo orientamento sessuale è esattamente questo: discriminarla pure nella facoltà di essere criticata per ciò che dice o pensa e non per il suo aspetto fisico".

Da avvocato, quante sono le cause e quindi le storie che le si presentano su questo tema e quali le più pesanti?

"Così tante da averne perso il conto. Ma mai la menoria. Ogni settimana una donna mi chiama per denunciare che durante un colloquio di lavoro le chiedono se vorrà sposarsi o avere figli. Ognuna di queste donne subisce una ferita che non è solo sua ma è collettiva. Perché con quelle domande ci priviamo di metà delle nostre forze, delle nostre intelligenze. Del resto non devo ricordarvi che noi donne siamo un po’ più della metà di questo Paese".

La donna più importante della sua vita, l'esempio da seguire?

"Marcella Di Folco, la prima donna trans a ricoprire una carica elettiva al mondo. La donna che mi ha insegnato che pur di essere se stesse si possono compiere non una ma infinite rivoluzioni. La donna che mi ha trasmesso il valore delle istituzioni e al tempo stesso che nessuno, mai, avrebbe dovuto calpestare la mia dignità. Il 7 marzo peraltro sarebbe stato il suo compleanno".

Un consiglio a una donna di 20 anni? Un consiglio a una donna di 40? Uno a una donna di 60? 

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"A tutte direi la stessa cosa che dissi a 20 anni a una grande femminista quando mi chiese se mi sentissi una donna libera: 'sarò libera solo quando lo saranno anche mia madre e mia nonna'  Come un mantra vorrei sentire queste parole dalla bocca di ogni donna. E poi, come un’illuminazione finalmente sentirla anche dalla bocca di ogni uomo. Questa si che si chiamerebbe eguaglianza". 

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