Nuovo Dpcm e proteste, l'oste contro corrente: "E se per uno spritz in più qualcuno si ammala?"

Il titolare di un noto bar del centro scettico sulle proteste, ma ammette: "Chiudere alle 18 poco diverso da chiudere e basta"

"Non ho mai visto un commerciante o un ristoratore che per aiutare la categoria sfascia il dehor o la vetrina di un altro ristoratore. Non si tratta di protesta, ma di uno sfascio fine a sè stesso".

Non ha dubbi Francesco Bonfiglioli, titolare de il Café de la paix a Bologna, che si dissocia dai ristoratori e dai commercianti che invece stanno decidendo di rimanere aperti oltre le 18, orario di chiusura imposto dall'ultimo dpcm; o con chi decide di dare via a contestazioni 'violente'.

Per Bonfiglioli "questo è il momento di aiutarci a vicenda (tra commercianti, ndr), magari di andarsi a fare la spesa tra ristoranti e bar, insomma, fare qualcosa che ci faccia riconoscere come categoria unita". Non è un caso forse che questo spirito di 'solidarieta'' arrivi dal titolare del primo bar socio-solidale che nel 2003 ha inaugurato sotto le Due Torri.

Le immagini della protesta di baristi e ristoratori in piazza Maggiore | VIDEO

Dal 2007 infatti, il De La Paix ha attivato oltre 500 percorsi di inserimento lavorativo di ragazzi in difficoltà, soprattutto giovani in abbandono scolastico, con situazioni familiari difficili e con problemi di integrazione. "Più che la chiusura (primo lockdown) è stato molto tosto il rientro al lavoro, perché sono molto spesso ragazzi che non riescono ad avere una continuità lavorativa e un'attitudine all'abitudine del lavoro, agli orari fissi. Se già è difficile in una condizione di normalità, figuriamoci durante il lockdown, quando molti sono rimasti chiusi in comunità", spiega Bonfiglioli alla 'Dire', ammettendo che, anche per questi motivi "chiudere alle 18 o dover tenere chiuso tutto il giorno è drammaticamente uguale".

Nonostante la situazione generale sia "tragica" a seguito del nuovo dpcm che colpisce soprattutto bar e ristoranti, per il gestore del locale in via Collegio di Spagna, non è questo il momento di protestare l'uno contro l'altro.

"Dobbiamo sacrificarci tutti un pochino adesso per essere un po' più sereni domani- spiega- si deve smettere di fare la protesta e tenere aperti oltre alle 18, perché va bene rimanere aperti, ma se per caso qualcuno si ammala per aver venduto uno spritz in più cosa succede? Se questo è lo spirito di un ristoratore allora che si faccia un'analisi di coscienza, perché si tratta solo di business".

In ogni caso, Bonfiglioli precisa che moltissimi commercianti "si sono comportati bene", rispettando tutte le regole e che anzi, forse la chiusura anticipata imposta dal Governo è "l'unica scelta sensata", per via dei ripetuti comportamenti 'scorretti' da parte dei clienti (non portare la mascherina, non rispettare le distanze, ecc...).

Per Bonfiglioli, che la prossima settimana è costretto ad interrompere l'avvio di due percorsi di 'recupero lavorativo', ora è il momento "di rimboccarsi le maniche e darsi da fare", ben consapevole che "rimanere aperti adesso non è una scelta economica e di guadagno, ma piuttosto psicologica, per dare un messaggio di continuità", anche e soprattutto, ai suoi dipendenti più 'fragili'. (Saf/ Dire)

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