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Sabato, 18 Maggio 2024
Cronaca

Senza patente alla guida pur di fare incetta di 'oro rosso'. Ecco perchè il rame fa tanta gola

L'ultimo colpo su furti di tal genere, sempre più in voga, smascherato a Molinella

Un cittadino romeno di 37 anni è stato denunciato dai carabinieri per ricettazione e possesso di oggetti da scasso. L'uomo, alla guida di un'Audi A4, è stato fermato per un controllo stradale notturno a Molinella, la notte del 20 luglio scorso. 

La prima grave irregolarità è stata riscontrata quando avrebbe dovuto esibire i documenti. Nonostante fosse al volante, non era in possesso della patente guida perchè mai conseguita. E' scattata così la prima sanzione e il sequestro amministrativo del veicolo. 

Approfondendo i controlli, i carabinieri hanno perquisito l'auto: nel bagagliaio sono stati trovati diversi componenti di rame per un peso di 53 chilogrammi, oltre a vari attrezzi da scasso. 

Al momento, il 37enne è stato denunciato per ricettazione e possesso di chiavi alterate o grimaldelli, ma i carabinieri stanno incrociando le denunce per furto di rame nella zona degli ultimi giorni. 

Il 7 luglio scorso i carabinieri avevano denunciato un 70enne a Grizzana Morandi che nella sua Panda trasportava una quarantina di chili di rame. l materiale, secondo quanto ricostruito dai militari, sarebbe stato strappato dagli impianti del capannone di azienda agricola. 

Rame "ambito e costoso" ecco perchè fa gola

I furti di rame sono sempre più frequenti. A giugno 2022 una tonnellata è arrivata a costare 8.800 euro (quotazioni Federazione Nazionale Imprese Elettrotecniche ed Elettroniche). Si tratta di un metallo molto ricercato che trova uso praticamente in tutti i settori, edilizia, trasporti, elettronica e industria. 

Secondo la Polizia di Stato questo materiale "ambito e costoso" viene rubato per la maggior parte sulla rete ferroviaria provocando spesso forti disagi ai passeggeri, principalmente per ritardi o blocchi sulla linea. 

All'oro rosso è fortemente interessato anche il mercato clandestino. Secondo i dati della polizia a rubare il rame sono soprattutto bande di nomadi e in particolare cittadini di nazionalità rumena che cercano un guadagno facile rivendendo il rame ai grossisti. La vasta diffusione di questo mercato parallelo ha spinto Guido Longo, direttore del Servizio polizia ferroviaria, ha costituire a maggio dello scorso anno una task force per contrastare il fenomeno. In ognuno dei 15 compartimenti Polfer sono stati istituiti dei gruppi di poliziotti specializzati e coordinati dal primo dirigente Pietro Milone.

La strategia della Polfer
Vista la difficoltà di cogliere sul fatto i ladri di rame l’obiettivo delle forze dell’ordine è quello di cercare di frenare il fenomeno contrastando il riciclaggio. Chi ruba il cosiddetto “oro rosso” è costretto a rivenderlo in tempi rapidi. In genere i ricettatori sono i grandi rivenditori italiani, nella maggior parte dei casi dotati di fonderie. Per questo motivo sostiene Pietro Milone, il dirigente Polfer che coordina l’attività dei gruppi specializzati, “è necessario scoraggiare gli addetti ai lavori, in particolare i gestori di depositi ferrosi, a comprare rame di dubbia provenienza”. Per fare questo gli agenti della task force hanno portato avanti, nell’ultimo anno, un monitoraggio dei depositi di rottami e materiale ferroso presenti sul territorio. In seguito hanno svolto i controlli amministrativi di routine, puntando in particolare sulla regolarità delle licenze commerciali.
Da maggio a dicembre 2006 sono stati controllati 1.751 depositi di materiale ferroso e dalle indagini è risultato che molto materiale accatastato è di sospetta provenienza. Risultano inoltre indagate ben 320 persone mentre 111 sono state arrestate. Nello stesso periodo l’attività della Polfer ha permesso di recuperare quasi 4 mila chili di rame per un valore che supera i 2 milioni e 700 mila euro.
“Il metallo rosso recuperato e sequestrato”, spiega ancora Milone, “viene dato in custodia giudiziale alla Rete ferroviaria italiana che deve tenerlo in un deposito fino alla fine del procedimento penale”.
Ma questi depositi, in genere, non sono controllati per cui c’è un ulteriore rischio di furto.
Per riconoscere il rame rubato alle Ferrovie i poliziotti del nucleo specializzato sono dotati di un calibro millesimale. Uno strumento che permette di verificare se il diametro del metallo recuperato corrisponde con quello specifico della Rete ferroviaria italiana. Le trecce di rame di Rfi hanno infatti una forma, una dimensione e dei marchi inconfondibili. Sono composte da vari cavetti annodati e hanno un diametro particolare di 11,9 millimetri. Una volta fuso però anche questo diventa irriconoscibile.
La strategia portata avanti dalla task force della polizia ferroviaria è articolata dunque su tre livelli operativi, come spiega ancora il coordinatore Milone. Oltre al tentativo, difficile ma qualche volta riuscito, di cogliere i ladri sul fatto, c’è l’obiettivo di rendere meno remunerativa l’attività dei “ramaroli” cercando di scoraggiare, attraverso i controlli, l’acquisto di metallo di dubbia provenienza. Reato di ricettazione che prevede la reclusione da 2 a 8 anni. Il terzo livello è quello che riguarda il mercato internazionale e quindi le ditte di import ed export che comprano il metallo. Spesso il rame esportato è già trattato e proprio per questo in molti casi le ditte ne ignorano la provenienza.
Nel 2007 dunque gli sforzi della polizia saranno indirizzati principalmente verso coloro che esportano il rame rubato nei vari Paesi, in particolare in Estremo Oriente, con strategie concordate secondo standard internazionali dall’apposito gruppo di lavoro.

Fenomeno europeo

Il rame è un metallo molto ricercato anche nel resto d’Europa. La Polonia sembra essere il paese dove il furto dell’“oro rosso” è più diffuso. A seguirla è la Germania dove lo scorso anno il numero dei furti si è addirittura quintuplicato rispetto all’anno precedente. L’Austria comincia ora ad essere interessata dal fenomeno e i ladri sono per lo più ungheresi. I cittadini dell’Est sembrano dunque quelli maggiormente attivi nei furti di questo metallo che hanno capito essere molto redditizio. Le aziende e polizie ferroviarie di 26 Paesi europei hanno dato vita a un organismo: Colpofer all’interno del quale, su sollecitazione della polizia ferroviaria italiana, è stato costituito un gruppo di studio permanente dedicato ai furti di rame. Si riunisce con cadenza trimestrale in diverse capitali europee e lo scopo è soprattutto quello degli scambi di informazione, molto importanti per tenere sotto controllo il fenomeno e svolgere eventuali controlli congiunti a livello europeo.
Gianluca Picardi

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