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'Furbetti del cartellino' all'Ibc: la Procura chiede l'archiviazione

Tra le giustificazioni portate dagli indagati ci sono "pause caffè" e "pause sigaretta", ma all'interno dell'Ibc non c'erano né un bar, ne una sala fumatori, e la mancata timbratura? Una dimenticanza

Potrebbero essere archiviati i 27 dipendenti indagati per truffa nell'ambito dell'inchiesta sull'Ibc - Istituto dei beni culturali dell'Emilia-Romagna. Un'inchiesta sul presunto assenteismo partita dal programma di Canale 5 'Striscia La Notizia' che immortalò i dipendenti che lasciavano gli uffici durante l'orario di lavoro il 14, 15 e 16 marzo e il 6 aprile 2017. 

La "palla" passò dunque al nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, coordinato dal pm Michela Guidi, la stessa che oggi ha chiesta l'archiviazione, benché vennero confermate le "assenze durante l'orario di lavoro non risultanti dai cartellini marcatempo da parte dei lavoratori indagati".

Tra le giustificazioni portate dagli indagati ci sono "pause caffè" e "pause sigaretta", ma all'interno dell'Ibc non c'erano nè un bar, nè una sala fumatori, e la mancata timbratura? Una dimenticanza, inoltre fino all'1 novembre scorso, le cosiddette 'pause brevi' (inferiori a 30 minuti) non erano regolamentate. Altri sarebbero andati in farmacia. 

La pm Guidi osserva da un lato che l'orario di lavoro dei dipendenti regionali "è improntato al principio dell'alta flessibilità" anche se dalle indagini emerge che la severa regolamentazione sulle marcature dei cartellini, stabilita da una circolare del 1995, "venisse scarsamente osservata facendo fede su una prassi consolidata che consentiva una gestione flessibile dell'orario di lavoro", la pm riconosce che "in questa disordinata gestione dell'orario non è stato possibile escludere con certezza che le assenze dei quattro giorni a cui si riferiscono le riprese non siano poi state recuperate durante altre giornate".

Diversa la questione della quantificazione del danno, cifre che "variano da circa tre euro a circa 136 euro per l'intero periodo di assenza contestato". E secondo la Procura questi importi non sono sufficienti a contestare la truffa ai danni dello Stato, dal momento che per parlare di questo tipo di reato "è necessario che il danno rivesta, sotto il profilo patrimoniale, un valore economico apprezzabile", cosi' come "anche il disservizio provocato per l'assenza deve avere rilievo apprezzabile". Addirittura, per quattro indagati, "l'estrema modestia dell'importo (due-tre euro)" ha convinto la pm a non notificare nemmeno l'avviso di fine indagine, ritenendo insussistente il reato. Per quanto riguarda i restanti indagati, le spiegazioni cha hanno fornito "inducono a non ritenere gli elementi raccolti idonei a sostenere l'accusa in giudizio", dato che "non si può sostenere che ci sia stato un pregiudizio patrimoniale e funzionale" che avesse rilievo penale. Guidi tiene però a precisare che le sue conclusioni "avrebbero potuto essere diverse se le immagini riprese avessero monitorato un tempo più lungo".

L'inchiesta aveva portatoanche alle dimissioni del presidente dell'Ibc, Angelo Varni, alla sospensione di due dei dipendenti indagati e al licenziamento, avvenuto lo scorso maggio, di un altro indagato, Vincenzo Colombo, padre del consigliere comunale ed ex assessore alla Mobilità della prima giunta Merola, che oggi deve restituire all'Ibc e alla Regione 21.506,02 euro per il danno d'immagine. Anche la Regione aveva indagato facendo licenziare un dipendente, e sottoporre a procedimenti disciplinari e sospesione una ventina di lavoratori. 

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