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Martedì, 9 Agosto 2022
Cronaca

Imputato morto in carcere, il garante detenuti: 'Troppi detenuti, mancano operatori'

Antonio Iannello mette in guardia dalla carenza di personale specializzato per il supporto psicologico nei soggetti a rischio

Il suicidio in carcere di Stefano Monti, imputato in Corte d'Assise per l'omicidio, avvenuto il 5 dicembre 1999, del buttafuori Valeriano Poli, mette a nudo la crescente difficoltà a evitare eventi tragici di quel tipo nei penitenziari. Ed è il garante dei detenuti di Bologna, Antonio Ianniello, a sollevare la questione dopo la "grande amarezza per l'evento tragico alla Dozza".

Iannello evidenzia infatti che "sono numerosi i tentativi autosoppressivi che vengono sventati anche grazie al tempestivo intervento del personale penitenziario, nonostante le difficili condizioni di lavoro e la complessità di un contesto come quello detentivo. Il crescente numero delle persone detenute in rapporto a quello degli operatori dà la misura della sproporzione in campo". Ad esempio, Iannello segnala a livello locale la "grave ed eclatante carenza di educatori, nell'ultimissimo periodo ancor più acuitasi, in ragione della quale, nei fatti, si può non riuscire a garantire la pienezza dell'intervento educativo in favore delle persone detenute".

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E non poter impiegare le 'risorse' che servono per questo genere di prevenzione può essere un bel problema, fa capire Iannello ricordando che servirebbe una "cura particolare nel presidiare le (non poche) situazioni che possono essere potenzialmente stressanti in un contesto di privazione della libertà personale, fra le quali rientrano, fra le altre, i processi in corso nelle ipotesi di reati gravi, nel cui caso è necessario prestare particolare attenzione ai giorni prima delle udienze e della condanna e a quelli immediatamente successivi", raccomanda il garante dei detenuti di Bologna.

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 In questi "tragici frangenti si avverte anche l'urgenza di elaborare strategie che possano rendere più incisiva l'attuazione del Piano nazionale per la prevenzione delle condotte suicidarie in carcere, coinvolgendo tutti i soggetti, istituzionali e non, che fanno parte della comunità penitenziaria", continua Iannello. Secondo il piano va garantita la formazione degli operatori locali, in particolare quelli a più diretto contatto con la "quotidianità detentiva" in raccordo con l'area penitenziaria e sanitaria. E, in particolare per prevenire i suicidi, sono "decisivi anche eventuali contributi atecnici che comunque possono (e auspicabilmente devono) portare tutte le figure che a vario titolo hanno una presenza costante nei settori detentivi e che possono sviluppare una sensibilità finalizzata a cogliere segnali di disagio e a generare soluzioni che limitino la possibilità che i loro portatori rimangano senza una rete di attenzione". Il piano, ricorda infine il garante, conta anche sul supporto "delle persone detenute, addestrate, attraverso attività di gruppo fra area penitenziaria e area sanitaria, a offrire vicinanza e supporto sociale ai soggetti a rischio. (Mac/ Dire) 

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