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Cronaca Gaggio Montano

Nidi Appennino bolognese, sindacati temono: "Dismissione progressiva dei servizi all'infanzia"

Calo di iscrizioni nei nidi in appalto alle cooperative sociali a Monzuno, Marzabotto e Gaggio Montano. "Quadro disastroso. Il timore è che nel giro di pochi anni questa situazione provochi la chiusura di queste realtà, con le conseguenze sociali che possiamo immaginare"

Spauracchi dismissione progressiva dei servizi all'infanzia sull'appennino bolognese. E' quanto temono la Cgil che in una nota spiega: "Come da mesi prevedevamo, si è puntualmente verificato quello che il sindacato temeva in merito ai nidi in appalto alle cooperative sociali nei Comuni di Monzuno, Marzabotto e Gaggio Montano. Nei tre Comuni, tutti appartenenti all'Unione dei Comuni dell'Appennino bolognese, siamo di fronte all'ennesimo calo drammatico di iscritti ai servizi all'infanzia".
Nel Nido di Monzuno, gestito da Società Dolce, i bambini iscritti sarebbero passati dai 20 dello scorso anno ai 13 attuali, passando da 2 a una sezione.
Per quanto riguarda Gaggio Montano, il sindacato riscontra un calo di iscritti e una dismissione che va avanti ormai dal 2012, si è passati da tre sezioni a una, con sette lavoratrici in cassa integrazione da più di un anno.

"Negli ultimi giorni - continua Cgil - abbiamo fatto una serie di confronti con le lavoratrici dei Nidi ed è emerso un quadro disastroso. Il timore diffuso è che nel giro di pochi anni questa situazione possa provocare la graduale chiusura di queste realtà, con le conseguenze sociali che possiamo immaginare".
"Siamo di fronte a una situazione - spiega ancora il sindacato -in cui per le famiglie è sempre più difficile far fronte, con budget ormai ridotti all'osso, a tariffe di iscrizione che sono rimaste praticamente invariate negli ultimi anni."

Si diffonde sempre di più la pratica di affidare i figli ai parenti, ai vicini di casa, a conoscenti che in cambio di un piccolo contributo economico danno la disponibilità a tenere i bambini (a volte anche in gruppo) per una mattina o per una giornata intera. "Questa situazione - incalzano le OO.SS. - rappresenta una perdita pratica pedagogica molto grande". Dall'altro canto poi il problema si ribalta anche sulle lavoratrici del territorio, "che rischiano di perdere in via definitiva l'opportunità di un servizio che permetta loro di far convivere lavoro e cura della famiglia".

Reazioni a catena, che ricadrebbe anche sulle "20/30 lavoratrici impegnate in questi servizi: nella stragrande maggioranza dei casi - spiega ancora il sindacato -  provviste di titoli ormai indispensabili per lavorare nel settore (laurea come educatrice di nido), vivono tutte sul territorio e sono spesso cittadine dei Comuni in cui lavorano. Al nido di Marzabotto, gestito dalla cooperativa sociale Open Group, ad esempio, siamo di fronte a una contrazione di risorse che richiederà l'apertura di una cassa integrazione per tutte le lavoratrici coinvolte."

La via d'uscita per Cgil sarebbe, infine, che "questi Enti possano dotarsi di strumenti nuovi: un unica graduatoria per l'accesso ai servizi, gestita dall'Unione dei Comuni, dando priorità assoluta al rispetto dei rapporti numerici nelle strutture, agli investimenti nei servizi all'infanzia, valutando da subito la possibilità di tariffe estremamente agevolate per le famiglie in maggiore difficoltà economica."

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