Patrick Zaki resta in carcere, il rettore: "Non ci arrendiamo, Patrick libero"

Resterà almeno altri 15 giorni in carcere lo studente egiziano dell'Unibo arrestato al Cairo a febbraio

piazza Maggiore per Zaki

Prolungata di altri 15 giorni la detenzione di Patrick George Zaki, lo studente egiziano dell’università di Bologna arrestato il 7 febbraio all’aeroporto del Cairo, di ritorno per qualche giorno a casa dalla famiglia.

È stata rinnovata stamattina la custodia cautelare in carcere, per altri 15 giorni, come reso noto dalla legale di Patrick Zaki Hoda Nasrallah. La decisione è stata presa dopo un'udienza presso la Procura per la Sicurezza dello Stato al Cairo. In procura erano presenti diplomatici italiani, dell'Ue e della Svizzera.

Il messaggio del rettore dell'Alma Mater

"L'esito negativo dell'udienza di oggi non muta la determinazione della comunità dell’Alma Mater - afferma il Rettore Francesco Ubertini - non ci arrendiamo, continueremo ad andare avanti e a tenere alta l'attenzione sul caso finché Patrick non sarà rilasciato. Lo sconcerto e l'amarezza di aver appreso, ancora una volta, la mancata scarcerazione del nostro studente, non intaccheranno la nostra determinazione". 

"Mi hanno molto colpito le parole pronunciate da Patrick alla famiglia, durante una delle visite in carcere - continua il rettore - 'Voglio i miei libri, voglio studiare', sento il dovere, come Rettore dell'Università in cui è iscritto, di soddisfare la sua richiesta. Proprio in questi giorni in cui la didattica è ripresa scriverò all’Ambasciatore egiziano perché a Patrick sia data la possibilità di proseguire gli studi. Da parte nostra ci rendiamo disponibili come ateneo a favorire in ogni modo questa sua volontà".

Il profilo di Zaki sul sito di Amnesty 

Patrick George Zaki, 27 anni, attivista e studente dell’Università di Bologna, resterà in stato di detenzione preventiva in Egitto per almeno 30 giorni.

Il 25 febbraio è stato trasferito da una stazione di polizia alla prigione di Mansoura. La prossima udienza è fissata il 7 marzo.

La mattina del 7 febbraio, in base a quanto riferito dai suoi avvocati, agenti dell’Agenzia di sicurezza nazionale (NSA) lo hanno arrestato e tenuto bendato e ammanettato per 17 ore durante il suo interrogatorio all’aeroporto.

I pubblici ministeri di Mansoura hanno ordinato la detenzione preventiva di Patrick George Zaki in attesa di indagini su accuse tra cui “diffusione di notizie false”, “incitamento alla protesta” e “istigazione alla violenza e ai crimini terroristici”.

Il 5 marzo, Patrick George Zaki è stato trasferito nella prigione di Tora, al Cairo. Nello stesso giorno, la Commissione Diritti Umani del Senato ha ascoltato l’ambasciatore italiano al Cairo che ha garantito il massimo impegno sul caso, a partire dal presidio alle udienze passate e in quella fissata per il 7 marzo.

“L’obiettivo della detenzione preventiva prolungata è di consegnare un prigioniero all’oblio. Per questo, è fondamentale che in vista dell’udienza di sabato prossimo, e di quelle che eventualmente seguiranno, non si disperdano l’entusiasmo, l’emozione e la solidarietà dell’ultimo mese e che ognuno continui a fare la sua parte“, ha dichiarato in una nota ufficiale Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.

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Patrick George Zaki è un prigioniero di coscienza detenuto esclusivamente per il suo lavoro in favore dei diritti umani e per le opinioni politiche espresse sui social media.

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