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Polizia in piazza Maggiore per la giornata contro la violenza sulle donne

Oggi gli esperti in Piazza per la Giornata contro la Violenza sulle donne: informazioni e sensibilizzazione. Anche il questore di Bologna per parlare del lavoro degli uomini in divisa

Oggi la giornata contro la violenza sulle donne. E la Polizia di Stato è scesa in Piazza Maggiore con il personale della Divisione Anticrimine, della Squadra Mobile e di medici e psicologi per favorire e agevolare un contatto diretto con le potenziali vittime, al fine di fornire loro il supporto qualificato di un’equipe multidisciplinare composta da operatori specializzati.

Interessanti le spiegazioni sul reperimento e la schedatura delle impronte, sull'importanza di non cancellare le tracce dopo la violenza, sulle prove biologiche: affascinanti anche gli strumenti a disposizione della Scientifica, che (forse non molti sanno, è nata proprio in Italia) è una struttura centralizzata che interviene quando, per l'espletamento di accertamenti di polizia giudiziaria e preventiva, sono richieste particolari competenze nel campo delle scienze biologiche, chimiche, fisiche, dattiloscopiche ed altre. Dalla sua nascita, che risale all'anno 1902, la polizia Scientifica ha progressivamente migliorato le sue capacità di intervento, raggiungendo profili di eccellenza e divenendo supporto imprescindibile nell'ambito delle attività di polizia giudiziaria, in particolare in occasione del primo intervento sul luogo dove si è commesso un delitto.

Il questore spiega il protocollo E.V.A: il VIDEO

Il progetto "EVA" della Polizia di Stato, acronimo di Esame Violenze Agite: il protocollo ha codificato in linee guida le Best Practice per la gestione degli interventi legati alla violenza di genere in caso di primo intervento degli addetti al controllo del territorio, attraverso la elaborazione di una “Processing Card” composta di schede che i poliziotti devono compilare ed inserire negli archivi informatici di polizia quando intervengono a seguito di segnalazione di violenza di genere. Da questo archivio, la Sala Operativa può trarre informazioni essenziali quando invia la volante sul posto: informazioni su chi ha richiesto l’intervento, sull’eventuale presenza di armi censite all’interno dell’abitazione, su eventuali precedenti di polizia a carico delle persone coinvolte, tutte utili per tutelare al meglio sia la vittima che gli operatori.

La seconda fase, molto delicata, riguarda l'approccio. I poliziotti, adeguatamente formati, devono intervenire con delicatezza, ascoltare le parti in luoghi separati dell’abitazione, verificare l’eventuale presenza di bambini e capire se questi hanno assistito all’evento; l'equipaggio intervenuto deve osservare i luoghi ed annotare ogni minimo particolare al fine di focalizzare ogni singolo elemento utile. In caso di lesioni, ovviamente, si richiede l’intervento di personale sanitario; molto utile potrebbe rivelarsi anche raccogliere informazioni dai vicini di casa o nel quartiere.

Vengono “schedati” tutti i casi, anche quelli che non sfociano in una denuncia. Una delle finalità del progetto EVA, infatti, è quella di lasciare traccia, per costruire una memoria storica che serva a monitorare il  fenomeno e ad agevolare la scelta di una valida strategia di contrasto che può anche prevedere l’adozione di  provvedimenti restrittivi nei confronti del reo (arresto obbligatorio in flagranza o, eventualmente, adozione in via di urgenza di altra misura cautelare per i reati di “maltrattamenti contro familiari e conviventi”)

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