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Venerdì, 12 Agosto 2022

Nasce la nuova reumatologia integrata: "Risposte a tutti pazienti vicino casa" | VIDEO

16 centri di 1° livello (territoriali) e 2 centri ospedalieri di 2° livello (Ospedale Maggiore e Ospedale Sant'Orsola) su cui opera un'equipe composta da 18 professionisti

Al via la nuova unità operativa complessa interaziendale di Medicina Interna ad Indirizzo Reumatologico dell'Azienda USL di Bologna e del Policlinico di Sant'Orsola, diretta dal dottor Massimo Reta, quindi un'unica equipe di professionisti, su medesime modalità di presa in carico dei pazienti: "Maggiore tempestività e prossimità, vicino a casa, riusciamo a dare risposta a tutti i malati reumatici vicino al domicilio" ha detto Reta. 

In caso d condizioni cliniche particolari, il paziente potrà rivolgersi sia al Sant'Orsola che al Maggiore: "E 'importante intervenire tempestivamente su questi malati, che al momento sono circa 10mila, certificati con l'esenzione - continua Reta - ma si tratta di una picola parte, molti altri sono da intercettare". 

La nuova unità interaziendale

Al momento, la nuova unità interaziendale si inserisce nella Rete reumatologica metropolitana e prevede 16 centri di 1° livello (territoriali) e 2 centri ospedalieri di 2° livello (Ospedale Maggiore e Ospedale Sant'Orsola) su cui opera un'equipe composta da 18 professionisti (tra medici ospedalieri e specialisti territoriali) a cui si aggiunge il personale infermieristico. Una squadra medico-infermieristica che condivide non solo il sapere clinico e scientifico, ma soprattutto una cultura organizzativa finalizzata a fornire la miglior risposta ai bisogni specifici del paziente. Favorire la presa in carico nonché la cura e l'assistenza del paziente reumatologico in prossimità, sul territorio, significa non solo favorirne l'adesione alla terapia, ma anche migliorarne la qualità di vita. Una scelta interaziendale che non intende assolutamente depauperare gli ospedali, ma al contrario incrementare la rete dei servizi, rendendo i centri di 2° livello il luogo deputato alla cura dei casi più complessi, come per esempio i pazienti con diverse comorbidità e/o le cui condizioni di salute sono particolarmente critiche. 

La sostanziale novità è rappresentata, dunque, dallo sviluppo di percorsi di cura altamente personalizzati che vantano la messa in rete di setting assistenziali distintivi. Se in passato, al di là della malattia reumatologica, tutti i pazienti seguivano un percorso indifferenziato di presa in carico e follow up, oggi, invece, tutto ruota attorno alla specificità della diagnosi, da cui prende il via l'intero percorso, garantito da professionisti ospedalieri e territoriali in sinergia con i Medici di medicina generale. I medici di base sono peraltro una figura chiave della Rete per consentire una diagnosi sempre più precoce e garantendo, dunque, ai pazienti una migliore qualità di vita. Ad esempio, nel caso di un sospetto di reumatismo infiammatorio cronico o severo, l’MMG può inviare la richiesta di presa in carico urgente entro 10 gg alla Rete reumatologica che valuterà il percorso più appropriato al suddetto paziente. Su questo fronte le due Aziende sanitarie (ospedaliero-universitaria e locale) sono da tempo impegnate nel sensibilizzare i Medici di famiglia affinché vengano riconosciuti i campanelli d'allarme delle specifiche malattie reumatologiche, favorendo l'accesso alle cure in tempi sempre più ridotti. In sintesi, quel che si sta disegnando è una progressiva maggiore integrazione tra ospedale e territorio per garantire ai pazienti risposte clinico-terapeutiche adeguate, appropriate e tempestive avendo a disposizione, in maniera complementare, tutti i setting clinici in prossimità del domicilio del paziente. Negli anni la Rete reumatologica è evoluta raggiungendo diversi traguardi, frutto di un disegno di più ampio respiro avviato dalla CTSSM che ha visto la diretta partecipazione dell’Associazione Malati Reumatici Emilia Romagna, ogni giorno in campo per strutturare servizi sempre più aderenti alle necessità emergenti dei pazienti. Non meno importante l’impegno comune tra professionisti della rete e associazione di pazienti nel promuovere insieme l’informazione, la sensibilizzazione e prevenzione primaria a favore della cittadinanza.

La telemedicina

Televisita, teleconsulto e telemonitoraggio sono oggi pratiche comuni per l’unità operativa complessa interaziendale. Sin dai primi mesi della pandemia ha preso il via in Azienda USL uno dei primi progetti di Telemedicina che ha garantito diversi vantaggi ai pazienti reumatologici, in primis la continuità assistenziale anche durante il lock down, quando erano contingentati gli accessi negli ospedali. Peraltro, i pazienti reumatologici, in quanto pazienti cronici, sono i candidati ideali a cui proporre una presa in carico che preveda un sistema integrato tra visita in presenza, televisita e telemonitoraggio per eseguire un corretto e appropriato follow-up. La maggior parte dei pazienti reumatologici, infatti, sono giovani in età lavorativa con un’età media di 48 anni che assumono una terapia immunosoppressiva e che pertanto richiedono controlli clinici e laboratoristici frequenti e ripetuti (generalmente ogni 3 mesi). Finora le prestazioni erogate in telemedicina hanno coinvolto per il 30% persone con artrite reumatoide, per il 25% con artrite psoriasica, per il 18% con Spondiloartrite, per il 14% con connettiviti, per il 9% con Vasculiti.

Come riferisce Ausl, ad oggi, oltre 150 pazienti dell’unità operativa interaziendale vivono positivamente l’esperienza clinico-gestionale della Telemedicina in Reumatologia. I fattori determinanti rilevati sono: la consolidata fiducia medico-paziente, l’ottimizzazione dei tempi (personali, famigliari e lavorativi) e, non da ultimo, la riduzione dell’impatto ambientale a fronte della diminuzione degli spostamenti. In particolare, è stato riscontrato grande apprezzamento dei pazienti per la working visit, ovvero per la visita di controllo che i malati reumatologici in età lavorativa svolgono direttamente dalla propria sede lavorativa. Da recenti studi dell’Osservatorio di ALTEMS si evince che, grazie alla Telemedicina, i pazienti reumatologici dell’Ausl di Bologna abbiano risparmiato in media per ogni visita circa 40 minuti di trasporto, evitando di percorrere in media 30 km. 

La telemedicina è ormai una pratica quotidiana per tutti i professionisti della Reumatologia dell’Azienda USL di Bologna e del Policlinico di Sant’Orsola nel rispetto delle esigenze di protezione dei dati personali, secondo quanto avviene comunemente in presenza. Come da indicazioni regionali, televisite e telemonitoraggi reumatologici si stanno consolidando attraverso l’utilizzo della piattaforma regionale dedicata.  

La peculiarità della Rete reumatologica, proprio in virtù della sua “forma”, fa sapere Ausl, la massima flessibilità, pronta ad evolvere sulla base degli stimoli dei pazienti e del contesto. Lo ha dimostrato fino ad oggi e continuerà a farlo anche nel futuro, configurandosi come una Rete sempre più chiamata a promuovere insieme a pazienti, Associazioni ed Enti locali la conoscenza dei servizi, nonché favorendo la prevenzione primaria, a tutela del benessere dei pazienti e dell’intera comunità.

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