Dall'educatore alla lettura, al teatro per la longevità, fino a una collezione di abiti: cosa hanno creato le "Scuole di quartiere"

A poco più di un anno dall'avvio, si fa il primo bilancio: 5000 giovani coinvolti nelle attività, nuove opportunità di lavoro presso Musei e Biblioteche, laboratori di alfabetizzazione digitale e teatro per gli anziani progetti di innovazione

Foto Scuole di Quartiere

Un punto sulle "Scuole di Quartiere" a un anno dall’avvio dei progetti è stato fatto nel corso di una videoconferenza stampa alla presenza di Matteo Lepore, assessore Cultura e Promozione della  città, Antonella Lazzari, presidente di Auser Bologna, Nicola Galli Laforest di Hamelin e Luca Padova, presidente Baumhaus. 

"Come Assessorato abbiamo deciso di sostenere progetti nei quartieri della città, dedicati al contrasto delle povertà educativa e all'inclusione lavorativa dei giovani. Volevamo creare opportunità, collegando le scuole, il terzo settore, le comunità dove vivono. Il progetto è finanziato con i fondi europei Pon Metro", ha spiegato Matteo Lepore. 

Si tratta di progetti che utilizzano la cultura come leva per l’inclusione sociale, con nuovi approcci educativi e formativi, grazie a una rete di imprese sociali, associazioni culturali e istituzioni come Musei, Biblioteche e Teatri, coordinati dal Comune di Bologna e Fondazione Innovazione Urbana. 

5.000 sono stati i coinvolti nei laboratori di moda, arte, musica, teatro, artigianato fino alle nuove
tecnologie e all’arredo urbano. 

Giovani come educatori alla lettura

Dal bilancio partecipativo, con il bando del Comune e della Fondazione Innovazione urbana con 30 progetti che verrano votati e che potranno accedere a finanziamenti fino a 30mila agli educatori alla lettura promossi dall'associazione Hamelin con l'iniziativa "Rileghiamoci": "Innovativo, ma anche azzardato - ha detto Nicola Galli Laforest - mettiamo al centro la lettura, considerando che il 60% degli italiani non legge neanche un libro all'anno. A Bologna abbiamo coinvolto e reclutato una trentina di enti del terzo settore e istituzioni che aiuteranno a creare la struttura per poi declinarla sui territori". 

"LXL", ossia leggere per leggere, "xl rappresenta un ingombro sulla città". Obiettivo formare 12 giovani che non lavorano e non studiano, attraverso un corso di formazione di 300 ore, e creare quindi la figura dell'educatore alla lettura che poi si attiva sul territorio: "In altri paesi esistono ambasciatori della lettura - ha detto Galli Laforest - in Italia si lascia tutto al volontariato, che è importante ma c'è bisogno di professionisti. Si affronteranno temi che vanno dal teatro al fumetto, alle arte visive, al cinema ai videogiochi. Abbiamo fatto due scelte drastiche: puntare sugli adolescenti che diventeranno vettori e partiremo dal quartiere Navile per fare le sperimentazioni che poi si allargheranno alla città". 

Il teatro per parlare di longevità 

Un progetto finanziato dal Comune per lanciare una discussione su longevità. Auser e volontari in campo contro ogni discriminazione e "per creare comunità accogliente per persone più fragili" ha detto Antonella Lazzari, presidente di Auser Bologna, presentando "Dalle parole agli atti". 

Il progetto coinvolge progetto 6 compagnie teatrali del territorio con laboratori online (a causa del covid), attività di formazione per l'uso delle piattaforme a registi e ad anziani. I laboratori sono già attivi, con classi di 15-16 persone di ogni fascia di età. Obiettivo è anche aiutare a favorire la relazione tra generazioni. Alla fine dei laboratori, il prodotto artistico verrà presentato in ogni quartiere (nella prossima primavera)

Freewear Academy

Percorso formativo innovativo, in fashion design, che parte dalla Bolognina e ha portato alla creazione di una linea di moda, B-Switch e che grazie a una campagna di crowdfunding realizzata dagli stessi ragazzi del
progetto, sarà presto prodotta e distribuita. 

"La Bolognina è stata una scommessa - ha detto Luca Padova di Baumhas - provare a sperimentare un modo nuovo di formazione accattivante per 30 ragazzi e ragazze degli istituti professionali e tencici". Non solo sartoria e confezionamento, ma anche strategia di comunicazione, modello di business hanno portato alla creazione della linea unisex in cotone bio che guarda al riuso: "Abbiamo scoperto che la moda può essere una grande occasione, non solo consumo, ma di formazione tecnica e nuove relazioni e anche un modo diverso di raccontare questo quartiere". 

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