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VIDEO| Protesta lavoratori dello spettacolo: "Chiusura è un'offesa al paese, la cultura esplode nei momenti bui"

Attori, registi, danzatori, circensi, maschere, produttori, elettricisti e sarte di scena, un settore che solo in Emilia-Romagna conta circa 50mila addetti, oggi in piazza contro il blocco imposto dall'ultimo Dpcm

 

Attori, registi, danzatori, circensi, ma anche maschere, produttori, elettricisti e sarte di scena, insomma tutto il "popolo della cultura" - un settore che solo in Emilia-Romagna conta circa 50mila addetti - ha protestato oggi, 30 ottobre, in Piazza Roosvelt sotto la prefettura di Bologna contro il blocco imposto dall'ultimo Dcpm. 

Bergonzoni: "Distanziamento tra le persone, ma non dalla cultura

"Distanziamento tra le persone, ma non dalla cultura - ha detto l'attore Alessandro Bergonzoni - la cultura è una forma di terapia intensa e profonda, noi teatranti speriamo di poter ripartire - così come - lavoratori e tecnici, ci vuole un bel coraggio, speriamo che sia bellezza a darcelo e non la paura a togliercelo". 

Teatri e cinema chiusi: "Criteri di assoluta sicurezza, la controproposta? Il buonsenso" 

Indignazione e scoramento, le voci dalla piazza 

"Ci siamo impegnati affinché tutto fosse eseguito in sicurezza, per pubblico, operatori e artisti - sottolinea Andrea Bavcar, maschera del Teatro Comunale - il teatro è controllato e organizzato, sono anche un attore amatoriale, le scuole di teatro hanno riaperto e richiuso, non abbiamo sovvenzioni, aspettiamo da marzo soldi che non sono arrivati. Mesi a recitare con gli schermi facciali, una fatica boia, in teatro misuriamo la temperatura, cosa che non accade nei centri commerciali che rimangono aperti, come possiamo non pensare che sia discriminatorio?"

"Indossiamo le tute dei lavoratori perchè gli insegnanti di danza lavorano, siamo utili per la società, avevo acquistato anche le lampade UVC per rendere la mia sala danza sterile come una sala chirurgica", ha detto Annadora Scalone, del Centro Studi Danza Duende. 

"Dare un segnale che lo spettacolo chiude al pubblico, significa ritenere queste attività residuali - secondo Antonio rossa di Slc Cgil - è un'offesa che si fa a questo paese". 

Anche le sarte di scena hanno applicato le norme anti-covid: "Vogliamo solo lavorare o avere aiuti che ci permettono di arrivare a fine mese".

"Avevamo un film in uscita a novembre con Lodo Guenzi, invece tutto bloccato - ha dichiarato Emanuela Zaccherini di Genoma Films - la Film Commission ci aiuta, è un indotto enorme, ma è la fine di noi produttori, quando la gente va al cinema pensa agli attori, ma dietro c'è una svalangata di persone che hanno famiglia, è avvilente perchè è nei momenti bui che la cultura esplode". 

L'attrice bolognese Daniela Airoldi chiede anche che "i contributi vengano dati ai professionisti - in pratica - il riconoscimento della professione". 

L'attore bolognese Orfeo Orlando: "Dopo lockdown la stragrande maggioranza di noi ha faticato parecchio"

Bologna Today ha raggiunto telefonicamente anche l'attore bolognese Orfeo Orlando: "Dopo il lockdown la stragrande maggioranza di noi lavoratori dello spettacolo ha faticato parecchio a riprendere la normale attività, che per gli occupati di questo settore era  già da anni deficitaria anche per via di politiche spesso abbastanza miopi nei confronti degli artisti, considerati a periodi alterni alla stregua di saltimbanchi, buoni ad intrattenere e sollevare l'umore del pubblico, ma senza realmente riconoscere il valore culturale come invece altri paesi europei fanno. Non sono un politico - sottolinea Orlando - nè mi ritengo in grado di proporre soluzioni, ma ognuno dovrebbe occuparsi delle cose che sa fare senza improvvisarsi immunologo, virologo, analista, strillone politico,sobillatore di folle - però - ho notato, a differenza di quanto succedeva anni fa, maggiore diciamo spirito di corpo nella categoria. Chiederei più o meno sommessamente al Governo e al Ministro, di considerare finalmente coloro che lavorano in questo settore dei lavoratori con pari dignità rispetto ai lavoratori delle altre fasce produttive e conclude - potrebbero appunto, prendere esempio da paesi come Francia e Gran Bretagna, dove il mestiere di artista, ha un diverso rispetto e considerazione, da parte delle istituzioni e della politica di antica matrice. Rispetto e considerazione, che ahimé nel Bel Paese,ancora dista anni luce".

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