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Disegno di legge sull’urbanistica, Alleva: 'Non ferma lo spreco di territorio'

Il consigliere regionale de L'Altra Emilia-Romagna Alleva "Dopo anni di crisi non si trova niente di meglio di provare a tornare a ricette antiche che non hanno alcuna speranza di funzionare nel mondo di oggi: non si può costruire senza limiti perché il territorio è un bene limitato"

Non piace a molti la nuova legge regionale sull'urbanistica votata in giunta e in attesa del passaggio in Aula. Non piace a tanti architetti, non piace a tanti ambientalisti, non piace al consigliere regionale de L'Altra Emilia-Romagna Piergiovanni Alleva, che l'ha paragonata a "Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde” per la sua doppia "personalità". 

Consigliere Alleva, la sua opposizione al disegno di legge sull’urbanistica già votato dalla giunta Bonaccini e ora in attesa del passaggio in Aula è netto e deciso, ci può spiegare i motivi?

La nuova legge urbanistica regionale così come disegnata dall’assessore Raffaele Donini, a differenza di quanto dichiarato a parole, non ferma lo spreco di territorio perché oltre a poter costruire entro il 3% dell’edificato, fa salvi anche  i 250 chilometri quadrati di nuovo cemento già inseriti nei piani esistenti. Ciò è in contrasto con l’esigenza di non sprecare nemmeno una zolla di terreno agricolo e naturale, fertile e permeabile, sia per ragioni generali di ecologia sia per quelle specifiche di arrestare e compensare l’inquinamento dell’aria. Senza contare che si tratta di previsioni di incremento industriale e demografico fuori da ogni razionalità. Inoltre, le migliaia di edifici, capannoni e appartamenti vuoti e invenduti sono sotto gli occhi di tutti.

Infatti gli stessi costruttori non nascondono di avere una mole di invenduto notevole da smaltire, a cosa è dovuta quindi questa presunta smania di costruire ancora secondo lei?

Nasce a mio parere da una malintesa idea di sviluppo. Dopo anni di crisi non si trova niente di meglio di provare a tornare a ricette antiche che non hanno alcuna speranza di funzionare nel mondo di oggi: non si può costruire senza limiti perché il territorio è un bene limitato e soprattutto permettere che si costruisca ovunque desiderino i grandi costruttori alla fine di rivela un boomerang per la maggioranza dei cittadini che in primis si vedranno svalutare ulteriormente il loro patrimonio immobiliare (e il mattone rappresenta la prima voce della ricchezza degli italiani) e poi saranno costretti a vivere in un ambiente pesantemente compromesso. Con queste mosse credo che si cerchi anche di conquistare la simpatia dei soggetti del settore edile ma si tratta di un abbaglio.

Secondo l’assessore Donini nel disegno di legge è previsto il principio di aumentare la densità abitativa per diminuire il consumo di suolo, neanche questo la convince?

Questo principio, di per sé sensato, viene proposto senza nessuna analisi storica ed attuale delle condizioni meteoclimatiche nelle zone dense delle nostre città. Isole di calore in città e temperature in aumento specialmente quelle minime nelle ore notturne,  fonti di numerosi decessi in più tra gli anziani, ventilazione naturale tra edifici in forte diminuzione, evaporazione in sensibile decremento nelle aree fortemente urbanizzata, effetti del cambiamento climatico sulle città densamente costruite con cieli sempre più sporchi e difficoltà a smaltire polveri sottili, mobilità da rivedere,  servizi di quartiere a” walking distance”, nella legge questi temi fondamentali per un’urbanistica moderna non sono neanche sfiorati. Le leggi e le norme urbanistiche devono essere fatte in funzione di una visione di quel che si vuole realizzare in rapporto non solo all’edificio in sé, sia esso residenziale o produttivo, ma in rapporto ad una visione dell’uomo nella società che è e sarà sempre più urbana, dove gli spazi pubblici avranno sempre più valore.

Uno dei punti determinati della riforma secondo Donini è la semplificazione e il tentativo di sburocratizzare il settore, che ne pensa?

Penso che in realtà la sburocratizzazione prevista dalla legge vale solo per i grandi costruttori, per i più forti insomma, propone cioè una  semplificazione tout court  che abolisce l’urbanistica quando si tratta di iniziative immobiliari consistenti e lascia inalterato il pesante fardello normativo in capo alle operazioni più semplici. Il cittadino comune che vuole allargare il tinello di casa sua dovrà comunque sottostare all’onere di oltre 25 autorizzazioni a legislazione invariata. Una contraddizione evidente.  A ciò si aggiunge il fatto gravissimo che ai Comuni viene tolto ogni potere sulle trasformazioni intensive nel territorio urbanizzato, infatti a questi  sarà  tassativamente vietato “stabilire la capacità edificatoria, regolare  la disciplina di dettaglio degli interventi la cui attuazione sarà subordinata ad un “accordo operativo”. Sarà quindi sempre il privato che deciderà cosa costruire, dove e quanto. Il Comune, dice la legge,   potrà  solo individuare “le parti del territorio extraurbano, contermini al territorio urbanizzato, che non presentano fattori preclusivi o fortemente limitanti alle trasformazioni urbane e che beneficiano delle opportunità di sviluppo insediativo derivanti dalle dotazioni territoriali, infrastrutture e servizi pubblici”. Tante parole per non dire nulla.

Cosa sarebbe questo “accordo operativo”?

E’ il nodo cruciale della legge. L’accordo operativo, di solo iniziativa privata, sarà il vero unico strumento di pianificazione al quale si dovrà oltretutto rispondere entro 60 giorni. Si tratta di singoli accordi promossi dai privati proprietari dei suoli ai quali il Comune, come ho spiegato prima, non può contrapporre la forza di un Piano organico della “città pubblica” costruito con la partecipazione di tutti i cittadini, ma solo le destinazioni indicative e non cogenti che si sono dimostrate il punto debole della vigente L. R. 20/2000. Quindi il privato proprietario dei suoli potrà fare praticamente quello che vorrà perché nessun funzionario pubblico, con un  quadro normativo del genere, rischierebbe di mettersi contro dei progetti edificatori sapendo di poter essere portato in tribunale da chi si è visto negare i permessi. 
 

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