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Maltrattamenti in casa-famiglia, direttrice ammette sputo: "Fu gesto difensivo"

SAN LAZZARO. La direttrice della struttura aveva parlato dell'episodio dello sputo in una telefonata intercettata dai Carabinieri e non solo di quello

Maltrattamenti ad anziani nella casa-famiglia di San Lazzaro di Savena, le parole della direttrice svelerebbero altri particolari sulla vicenda scioccante. Avrebbe ammesso di aver sputato a uno degli anziani ospiti della struttura la direttrice della Casa famiglia 'Il fiore' di San Lazzaro di Savena, che in una conversazione intercettata dai Carabinieri faceva riferimento proprio a quell'episodio. Ma la donna, che per i presunti maltrattamenti agli anziani è finita agli arresti domiciliari, nell'interrogatorio di garanzia svoltosi ieri davanti al gip bolognese Alberto Ziroldi avrebbe anche detto di aver commesso quel gesto, di cui pure afferma di vergognarsi, in un momento di particolare tensione.

Al magistrato la donna ha detto che l'uomo avrebbe cercato di strapparle la sedia a rotelle su cui doveva sistemare un'altra paziente, che in quel momento stava sorreggendo con un braccio. Invece di rispondere all'aggressione con uno schiaffo afferma di aver optato per uno sputo, che sarebbe stato una sorta di gesto 'difensivo' dovuto all'esasperazione.

Le ammissioni: dosi di sedativi aumentato, un paziente legato a un letto

La direttrice, i cui legali hanno chiesto la revoca dei domiciliari, ha negato di aver mai usato violenza nei confronti degli anziani ospiti della struttura, mentre avrebbe ammesso di avere, in qualche caso, aumentato il dosaggio dei sedativi, con l'autorizzazione del medico  (interdetto dall'esercizio della professione a seguito dell'indagine), per calmare alcuni pazienti quando erano particolarmente agitati. La donna ha anche ammesso di aver assistito, in un'occasione, alla scena di un paziente legato al letto senza il suo consenso e pur riconoscendo che si trattava di una scelta illegittima avrebbe affermato che la decisione è stata presa per il bene del paziente, che era agitato e avrebbe potuto procurarsi dei danni.

Il racconto della figlia di uno degli ospiti della "struttura-horror"

Infine, ha dichiarato al gip di non capacitarsi dei valori abnormi di benzodiazepine (25 volte superiori alla norma) riscontrati nel paziente 90enne che stava per finire in blocco renale e che e' stato salvato dai Carabinieri, che dopo aver intercettato il titolare della struttura sono entrati con la scusa di un controllo e hanno portato via l'anziano, ora ricoverato al Sant'Orsola in gravi condizioni.

Da parte sua, infatti, la direttrice della Casa famiglia si e' detta convinta che gli esami della tossicologa  non faranno emergere valori così alti negli altri pazienti. Ieri sono stati sentiti Lunghini e l'altra persona finita ai domiciliari, vale a dire l'operatrice socio-sanitaria, che però si sarebbero avvalsi della facolta' di non rispondere. (AGENZIA DIRE) 

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