Il Covid-19 ha abbassato il sipario dei teatri: "Troppe incognite, serve una legge. Muoviamo grandi numeri"

L'INTERVISTA. Filippo Vernassa, direttore artistico di Celebrazioni ed EuropAuditorium, fa il punto sul settore privatistico: "Per ora reggiamo, ma fino a quando? Vorrei offrire uno spettacolo a medici e infermieri coraggiosi"

Il sipario è calato da settimane e non si sa quando il palcoscenico tornerà a vibrare. A salvare il teatro dalla crisi che deriva dal Coronavirus chi ci sarà? Filippo Vernassa, direttore artistico di Teatro Celebrazioni e Teatro EuropAuditorium (due realtà private della nostra città) prova a fare delle ipotesi su come cambieranno le cose a partire dai prossimi mesi: lo scenario non è roseo ma di buone idee per far tornare la gente a sorridere dopo uno spettacolo o un concerto ci sono e arrivano dal settore stesso. 

"Intanto iniziamo a pensare quanto realtà culturali come le nostre, e qui ci metto tutto il comparto degli spettacoli ma non solo, generino volumi di lavoro con importanti ricadute sull'economia del territorio - spiega Vernassa - I numeri  sono enormi: solo per quanto riguarda noi, l'EuropAuditorium ha ospitato nella stagione artistica 2018-19 75.000 spettatori con spettacoli e concerti di richiamo nazionale ed internazionale, mentre il Celebrazioni ha accolto nello stesso periodo 98.000 spettatori". Non proprio una nicchia insomma. 

Il covid ferma la cultura, vox dal settore: "Ripartenza a rischio, abbiamo bisogno di pubblico per essere vivi"

Partendo dalla prima fase di allerta fino al lockdown, come è stata accolta e affrontata la sospensione degli spettacoli e del lavoro del settore? Era nell'aria o è stato tutto assolutamente improvviso? Quale è stata la difficoltà più grossa da affrontare tra comunicazioni al pubblico, riprogrammazioni e relazioni con le produzioni e gli artisti? 

"Il primo provvedimento della Regione è stato fatto d'urgenza, dettato da una crescita dei contagi: noi del settore siamo stati presi in contropiede. Abbiamo portato a termine le recite del 23 e dal 24 febbraio rispettando le regole imposte (accessi scaglionati per il pubblico e dipendenti distanziati), poi abbiamo sospeso la vendita dei biglietti e le messe in scena. In seguito, come ben sappiamo, c'è stato un ulteriore aumento degli infetti e i provvedimenti si sono susseguiti fino allo stato di pandemia e al lockdown. Ogni notizia e ogni aggiornamento ci è stato dato nei tempi di tutti, senza allerte in anticipo. Personalmente in un primo momento non mi aspettavo uno sviluppo così tragico dell'evento e le opinioni dei virologi erano ancora incerte, se Burioni aveva previsto una pandemia su scala mondiale, la Gismondo paragonava il virus a una inflienza più aggressiva. Ecco, io pendevo per questa ipotesi più fiduciosa. 

La difficoltà più grande è stata quella di abbassare il sipario da un giorno all'altro con tutte le conseguenze che ne derivano. Abbiamo dovuto lavorare sodo su tanti fronti contmporaneamente: dare una corretta informativa al pubblico, adottare misure cautelative per i dipendenti che lavorano per noi, gestire le tantissime telefonate, occuparsi delle relazioni con le produzioni, i manager e gli artisti per capire bene insieme cosa fare. Fortunatamente il mondo teatrale e musicale è molto unito e stiamo procedendo ancora con dei monoliti". 

Quanti dipendenti avete e in che situazione si trovano oggi? Quanti posti contano i due teatri di cui ha la direzione? 

"Il Teatro Celebrazioni poco meno di 1000 posti, 9 dipendenti e circa 10 collaborazioni stagionali. L'EuropAuditorium è fra i 5 teatri più capienti di Italia con le sue 1.700 poltrone e ha 7 dipendenti più 10 persone con contratti a di chiamata o collaborazione. Adesso sono in cassa integrazione parziale". 

Esistono per il settore degli eventi culturali delle polizze assicurative in grado di aiutarvi a sostenere una situazione come questa? Cosa significa essere un teatro privato in un momento come quello dell'emergenza in corso? Per gli affitti delle vostre strutture avete avuto delle agevolazioni per questi mesi? 

"Esistono delle assicurazioni per i grandi, grandi eventi che si chiamano no show, offerte da alcune compagnie specializzate per coprire il rischio sia di maltempo che di malattia degli artisti o cause di forza maggiore. Per quanto riguarda noi, no: la risposta è che non esistono polizze che possano supplire a questa perdita economica. Stiamo gestendo la crisi da azienda culturale privata quale siamo (alla pari di un albergo o un ristorante), il tutto rientra nel rischio di impresa, ma non sappiamo fino a quando ci sarà possibile. Siamo in attivo e per il momento onoriamo le quote di affitto e garantiamo le forme di tutela ai nostri dipendenti, ma abbiamo chiesto una sospensione dei finanziamenti". 

Da uno a dieci quando il Coronavirus ha colpito il settore dei teatri?

"Per tutto il nostro settore, così come per quello turistico, l'impatto è 10. Siamo stati fra i primi a chiudere e saremo fra gli ultimi a riaprire. Ancora oggi non sappiamo quanto sarà lungo il percorso fino alla completa riapertura, ma sappiamo che il mondo dello spettacolo dal vivo (teatro, produzione e musica leggera) dovrà confrontarsi con le misure di distanziemnetro interpersonale o l'adozione di dispositivi individuali quali guanti e mascherine. Nel primo caso si tratta di muisure che riguarderanno tutti ma difficilmente applicabili per il modello della sala teatrale (abbiamo calcolato che con due metri di distanziamento si arriverebbe a 1/3 di posti a sedere), mentre il secondo è già più gestibile e potrebbe includere misurazione della temperatira all'ingresso, utilizzo di mascherine e guanti, ecc...Ridurre a tal punto il pubblico per spettacolo non è sostenibile dal punto di vista economico, almeno per noi privati". 

E' molto difficile oggi immaginare come si andrà a teatro fra 6 mesi: lei che idea si è fatto? Come vede il futuro dalla fase due in poi? Quali misure si sentirebbe di proporre a sostegno del comparto? 

"Domanda da un milione di euro. Penso che il teatro digitale e lo streeaming siano degli strumenti importanti e innovativi utili in forma ausiliaria: nulla però potrà  mai sostituire lo spettacolo dal vivo per due caratteristiche fondamentali che sono l'emozionalità e il pathos e la sua unicità, grazie alla relazione pubblico/artisti. La sospensione totale degli spettacoli dal vivo ha di fatto azzerato il reddito dei lavoratori ma ha determinato anche crollo deli fatturati delle imprese. Magari il pubblico regge grazie ai finanziamenti di Stato, Regioni e Comuni, ma il privatistico è improbabile possa reggere. Ecco perchè quello che auspico, dopo i tanti confronti con le associazioni di categoria come Agis e Assomusica, potrebbe essere un'estensione dell'art bonus. Difficile pensare a un extra budget sul fondo cultura: ad oggi abbiamo 130 milioni di euro stanziati, ma non si sa come ancora come saranno gestiti, pertanto l'aiuto dovrebbe arrivare in modo organico e strutturato sulla 'gestione' a sostegno della domanda attraverso l'attrattiva di investimento per esempio e la deducibilità per imprese e soggetti che investono in cultura. E poi perchè no, anche un voucher cultura ampliandolo alle famiglie per incentivare il consumo culturale. Applicazione dell'Iva agevolata anche. 

In sostanza per il settore dello Spettacolo dal Vivo ci vorrebbero: elaborazione di criteri oggettivi per la ripartizione del Fondo Emergenze di cui all’art. 89 per i settori culturali colpiti dalla pandemia; le risorse dovrebbero essere allocate prendendo come parametro di riferimento le percentuali effettive di calo di fatturato, in maniera misurabile e certa, con una quota di riparto preferenziale per quei soggetti e quelle imprese che non usufruiscono di contributi pubblici e che quindi non godono di una rete di protezione. In questa fase di azzeramento dei consumi, è essenziale e imprescindibile difendere i soggetti più vulnerabili e meno protetti dalle pubbliche istituzioni.

Il mondo dello spettacolo e dell'intrattenimento come è stato trattato fino ad oggi dallo Stato? 

"La legge sullo Spettacolo dal Vivo è ferma dal 2017, quando cadde il governo di Matteo Renzi, bloccata dai decreti attuativi che servivano per l'applicazione della legge. La crisi che si genererà a seguito del Covid-19 renderà necessaria una rivisitazione di questa legge. Il mondo della cultura è ampissimo, va dalle biblioteca ai musei e i privati vivono un'economia con margini ridotti e rischio costante". 

Cosa le ha insegnato questa esperienza?

"Mi ha insegnato la mancanza del contatto sociale e l'importanza forse un po' sottovalutata di tutto il mondo sanitario e ospedaliero. Oggi loro sono in prima linea e danno oltre se stessi in questa battaglia".

Se potesse aprire il teatro solo per loro, per ringraziarli e ripagarli in qualche modo, che spettacoli gli offrirebbe? 

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"Più che a un solo spettacolo li inviterei ad assistere a una rassegna. Il primo giorno il musical 'Aggiungi un posto a tavola', il cui messaggio  riguarda la rinascita e fra l'altro nel 1975 ha inaugurato il Teatro EuropAuditorium; il secondo giorno lo show di un mattatore che faccia ridere e anche riflettere; il terzo giorno un grande spettacolo di danza internazionale. Le arti omaggerebbero così il coraggio e l'abnegazione che i medici hanno dimostrato in questa dura lotta". 

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