Trasporti e scuole, in vista della riapertura continua il confronto con i sindacati

La REgione apre alla possibilità di mettere 500 bus in più, ma un altro terreno di scontro è quello della didattica a distanza: "Non è escluso di applichi, per noi non esiste"

In vista dell'apertura delle scuole, la Regione Emilia-Romagna è pronta a mettere in strada altri 500 bus, e intanto, dalle proiezioni si pensa di portare la capienza dei mezzi all'80%.

E' quanto ha spiegato oggi al tavolo regionale sulla scuola convocato in Regione coi rappresentanti dei sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil e della scuola (Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda) e i colleghi di giunta, l'assessore ai Trasporti, Andrea Corsini.

L'obiettivo è rendere disponibile a tutti l'uso dei mezzi pubblici in sicurezza e nel rispetto delle regole. In Emilia-Romagna, con l'obbligo della mascherina, a oggi possono essere utilizzati il 100% dei posti a sedere sui treni e sui bus extraurbani, mentre sui bus urbani si può raggiungere fino al 60% della capienza totale, si spiega da Viale Aldo Moro, percentuale che dal 14 settembre, in base alle proiezioni fatte dall'assessorato regionale ai Trasporti, dovrebbe essere portata all'80% per assicurare il trasporto a tutti.

"Una situazione che finora e dal 18 maggio, fine del lockdown, ha dimostrato di reggere bene e senza criticità particolari o gravi" sottolinea la Regione. "Se saranno garantite le risorse aggiuntive dal Governo per 400 milioni di euro, potremo aggiungere dai 500 ai 900mila chilometri in più all'offerta di trasporto pubblico regionale- ha spiegato Corsini- questo vuole dire 500 bus urbani in più al giorno sulle strade (circa 50, in media, in ogni provincia)". Questo permetterebbe "di rispondere in modo positivo al fabbisogno dei cittadini".

Quanto alla distanza di un metro tra gli utenti a bordo, "pur essendo già previsto l'obbligo della mascherina, porterebbe alla necessità di triplicare gli autobus in circolazione, mentre sui treni la situazione sarebbe tale per cui si renderebbe necessario dimezzare la capacità di carico e quindi rischiare di lasciare letteralmente a piedi 20.000 persone al giorno".

Per questo, ha aggiunto Corsini, "stiamo lavorando per trovare un punto di caduta col Governo e il Comitato tecnico scientifico nazionale in grado di soddisfare le necessarie garanzie di sicurezza e la necessità di portare a scuola tutti i giorni i nostri ragazzi". Infine il tema dello sciopero dei lavoratori Tper annunciato proprio per il 14 settembre dai sindacati di categoria per una vertenza che rischierebbe di fermare i bus a Bologna e Ferrara. "Anche qui faremo la nostra parte- ha affermato Corsini- perché non sia ostacolata la ripartenza e si trovi una soluzione ragionevole alla vertenza". (Red/ Dire) 

L'altro nodo da sciogliere: la didattica a distanza

"Come sindacati abbiamo sottolineato con forza l'esigenza di far ripartire la scuola in presenza e in sicurezza. Si tratta di un obiettivo per noi imprescindibile, ma fatichiamo ancora a capire come possa essere raggiunto dato che, in assenza di risposte alle richieste avanzate dalle scuole, non è ancora chiara quale sarà la disponibilità di organico".

Così, in una nota, le segreterie regionali di Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Gilda. "Come verrà, ad esempio, ripartito il miliardo di euro previsto dal decreto agosto? Noi- sottolineano i sindacati- auspichiamo una significativa dotazione a favore dell'Emilia-Romagna. Su questo abbiamo chiesto al presidente della Regione, Stefano Bonaccini, di farsi parte attiva". Anche perché "i dati rilasciati oggi dall'Ufficio scolastico regionale evidenziano la necessità di un incremento dell'organico, poiché quello attuale non risponde alle necessità legate a questa difficile ripartenza", continua la nota.

"Il raggiungimento di questo obiettivo ci ha portato dunque a richiedere ogni sforzo possibile sull'edilizia scolastica e sul reperimento degli spazi, perché la didattica a distanza- avvertono i sindacati- è una soluzione che non va nemmeno presa in considerazione, anche se purtroppo oggi la Regione non ha escluso questa ipotesi".

Il "forte auspicio" dei sindacati, però è che "non venga percorsa questa strada, perché la didattica a distanza acuisce le differenze, non raggiunge tutti gli studenti, non garantisce il diritto allo studio. È stata utile durante l'emergenza, certo, ma deve essere derubricata a soluzione integrativa e non sostitutiva della didattica in presenza".

Sul nodo trasporti, poi, per i sindacati della scuola "restano le criticità sollevate nei giorni scorsi: serve un potenziamento delle corse, l'accesso in sicurezza all'interno dei mezzi e un adeguamento in base alle esigenze dell'attività didattica e non viceversa. Servono quindi interventi coerenti con le esigenze di distanziamento fisico indicate dal Comitato tecnico scientifico".

Per quanto riguarda invece i servizi pre-post scuola e di refezione scolastica, "si sta lavorando ma al momento restano diverse criticità da risolvere", scrivono i sindacati. Infine, per in merito ai sierologici, "saranno effettuati i test a tutto il personale scolastico anche supplente (nominato dopo il 7 settembre) e a tutto il personale che opera nel sistema scolastico (alle dipendenze di privati o cooperative), una comunicazione che accogliamo con favore", si legge nella nota. La prossima settimana sarà programmato un nuovo incontro "nel quale acquisiremo maggiori dettagli- concludono i sindacati- anche a seguito delle complicate trattative che si stanno facendo in ambito nazionale". (Pam/ Dire)

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