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Gli operatori del Beltrame

Gli operatori del Beltrame

Senzatetto, il dormitorio Covid free: "Così siamo riusciti a contenere i positivi nonostante i soggetti difficili"

A parlare la nuova coordinatrice del centro Beltrame Sabatucci Margherita Chiappa: "Solo tre infetti nella prima ondata e uno solo nella seconda. Un grazie al personale che non si è mai fermato e alla rete delle strutture di volontariato come Caritas, Antoniano e Cucine Popolari"

Tre casi di positivi al Coronavirus su 120 ospiti nella prima ondata e solo uno nella seconda: il centro Beltrame, che è la struttura di accoglienza per persone in grave disagio sociale più antica di Bologna, può essere (visti questi numeri) considerato un dormitorio Covid-free. Dal 1° dicembre rientra nel "Piano Freddo" e sono una ventina i soggetti fragili e senza dimora che potranno considerarlo una casa per il periodo più difficile dell'anno. Margherita Chiappa, coordinatrice del Beltrame-Sabatucci (centro di accoglienza per persone senza dimora gestito da Società Dolce per il Consorzio l’Arcolaio, su committenza di ASP Città di Bologna) racconta come siano riusciti a contenere il virus nonostante le tantissime difficoltà. 

Le differenze fra prima e seconda ondata di Covid nella struttura per senza fissa dimora

Prima e seconda ondata di Coronavirus: come avete affrontato l'una e poi l'altra? Qual è la situazione attuale al Beltrame? "La grossa differenza tra le due fasi sta fondamentalmente sulla questione dell'impreparazione a tutto quello che era successo nel periodo del lockdown  totale dello scorso e nella possibilità invece oggi, di organizzarsi e avere procedure chiare, oltre a regole condivise e chiaramente fondamentali per gli operatori. Lo stress la scorsa primavera era altissimo e i lavoratori si erano ritrovati a gestire un momento di grande pressione e preoccupazione per una situazione mai vissuta prima. Qui al Beltrame a maggio abbiamo avuto tre casi di positività a fronte dei 120 ospiti, mentre in questa seconda ondata ne abbiamo avuto solo uno. Tutti i contagiati erano all'interno del piano freddo e legati a una sola stanza, mentre l'ordinario è sempre rimasto pulito. Al momento non abbiamo persone positive al tampone". 

Un bel risultato considerando la situazione. Quali dispositivi utilizzate? "La nostra macchina in effetti ha saputo finzionare molto bene anche grazie all'efficienza dell'ambulatorio interno. A ogni persone che entra (dipendenti, ospiti) viene misurata la temperatura; gli esterni compilano un'autocertificazione; viene distribuito il gel igienizzante; c'è della cartellonistica chiara ed evidente sparsa per tutta la struttura". 

Però far seguire queste regole ad alcune persone non deve essere semplicissimo..."Certamente. Alcuni di loro fanno parecchia fatica a seguire le disposizioni non comprendendo che a volte la tutela di sè stessi passa anche da quella degli altri e che quindi così facendo si protegge la collettività. Noi facciamo molta attenzione ma anche attenzionamenti continui. Lavorare sull'igiene personale con persone vulnerabili e con gravi compromissioni (come l'uso di sostanze o di alcol) comporta tante difficoltà, così come è stato quando abbiamo avuto un caso positivo e abbiamo comunicato che tutti gli utenti dell'ala coinvolta dovevano sottoporsi al tampone: è stato il caos! Alcuni inizialmente si erano rifiutati, così come è stata dura convincere delle persone a stare in isolamento per le 48 ore prima dell'esito". 

Il piano freddo: quest'anno per il distanziamento si riducono i posti 

E' partito il piano freddo. Con quali sostanziali differenze rispetto agli altri anni?  "Intanto è mutata la capienza che da 25 posti adesso è stata valutata a un massimo di 20 per garantire il giusto distanziamento all'interno delle camere. Ci siamo ovviamente dovuti riorganizzare sull'ordinario. E c'è poi il monitoraggio delle persone in ingresso, con procedure e tamponi che hanno complicato un po' tutte le procedure. Non possiamo abbassare la guardia nemmeno un po' perchè siamo il più grande centro di accoglienza di Bologna e avere un focolaio qui sarebbe un problema grosso". 

Quindi avete dovuto affrontare dei cambiamenti? "Il Covid ci ha costretti a una nuova strutturazione operativa e alla gestione di un grande mutamento, ma stiamo cercando con tutte le nostre forze di non far subire questi cambiamenti alle questioni di contenuto: il distanziamento imposto non può diventare distanziamento emotivo. Dobbiamo cercare di colmare in tutti i modi quella distanza, il nostro lavoro si svolge nella relazione e per la relazione. 

Oltre il virus? "Speriamo di dimenticare tutto. Che resti solo la solidarietà" 

Cosa rimarrà anche oltre il virus? Qualche lezione imparata? "Spero che nel momento in cui non saremo più sottoposti a questa emergenza sanitaria, ci si possa liberare di tutto questo e dimenticarcene. Anche come operatori sociali intendo. Sì perchè è vero che sono state tante le categorie di lavoratori a essere al centro di discorsi ed encomi giusti, ma vorrei dare valore anche a chi qui (come negli altri centri come il nostro) non si è potuto fermare mai e ha lavorato sempre a testa bassa e anche con il sorriso. Il nostro è un bel gruppo affiatato. 

Resterà però la grande solidarietà a livello di rete con il volontariato sociale e con le altre realtà cittadine come le mense, Cucine Popolari, Antoniano, Caritas..."

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