rotate-mobile
Giovedì, 29 Febbraio 2024
Cronaca

Fine vita, Zuppi: "Gesù non risolve la sofferenza togliendo la vita, ma il dolore"

Nelle parole dell'arcivescovo durante l'omelia per la Giornata del Malato la posizione nei confronti del suicidio assistito e la delibera della Regione

QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE WHATSAPP DI BOLOGNATODAY

"Gesù vuole che nessuno soffra. Non ama la sofferenza, non scappa e non risolve la sofferenza togliendo la vita ma togliendo il dolore". Così l'arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, Matteo Maria Zuppi, ieri durante l'omelia per la Messa nella Giornata mondiale del Malato celebrata in San Paolo Maggiore, di via de' Carbonesi. 

Dalle parole di Zuppi si desume la sua posizione nei confronti del fine vita, dopo la discussa delibera della Regione Emilia-Romagna che permetterebbe il suicidio medicalmente assistito (Sma) entro 42 giorni dalla domanda e l’annuncio del ricorso al Tar da parte delle opposizioni. 

La malattia, secondo il cardinale "ci ricorda il limite che possiamo superare non da superuomini ma affrontandolo con amore. L’algoritmo dell’egoismo illude di bastare a se stessi. Non va bene quando si nasconde la fragilità come fosse una vergogna, perché è conseguenza di una vita che non ha valore se non è perfetta. La vita non lo è mai, perché perfetto è solo quello che è amato e amiamo la persona non perché non ha limiti". 

Per Zuppi Dio "ci ama fragili, peccatori come siamo - mentre - il male è un mistero e noi non avremo mai tutte le risposte all’angosciosa domanda del perché. Abbiamo però la risposta che libera dal male: l’amore". E poi la compassione "fare fisicamente propria la sofferenza del prossimo: il tuo dolore è il mio dolore, i tuoi occhi sono i miei". 

"Nella malattia c’è una grande richiesta di guarigione, di non soffrire e di essere amato per come sono, cioè curato, avere la sicurezza che sempre qualcuno si prenderà cura di me. Questo non dipende solo da convinzioni religiose ma dall’umanesimo. Il rispetto della vita non va ridotto a una questione confessionale, poiché una civiltà autenticamente umana esige che si guardi ad ogni vita con rispetto”.

"Come possiamo gioire del diritto alla morte?"

"Quello che è decisivo è togliere il dolore e, allo stesso tempo, garantire un livello di cura alto - continua l’arcivescovo - che si prenda sempre cura della tua condizione ed eviti i due rischi: quello di un’ostinazione irragionevole nelle cure (l’accanimento, le cure sproporzionate che producono inutili sofferenze), o la desistenza (lasciare perdere, fare mancare terapie o condizionarle alla convenienza economica). Per tutti occorre sia sempre garantita un’appropriata terapia del dolore, compresa la sedazione palliativa sempre in associazione con la terapia del dolore. Gesù vuole che nessuno soffra. Non ama la sofferenza, non scappa e non risolve la sofferenza togliendo la vita ma togliendo il dolore. Perché io sia davvero libero di decidere debbo poter avere queste condizioni. Come possiamo gioire del diritto alla morte? Gioiremo solo per il diritto alla vita, quando questa viene protetta dalla sofferenza da cure adeguate che diano dignità fino alla fine, perché la cura è il vero diritto". 

Naturalmente "non si possono ridurre le cure alle sole prestazioni sanitarie, senza che esse siano saggiamente accompagnate da una 'alleanza terapeutica' tra medico, paziente e familiare. Non accettiamo per nessuno, tanto più per chi è nella malattia, che non siano curate la relazione di amore con Dio, con gli altri – familiari, amici, operatori sanitari – col creato, con se stessi. Non dobbiamo avere “vergogna del desiderio di vicinanza e di tenerezza!”. "La vita non è mai inutile - sottolinea Zuppi -  anzi, la condizione dei malati invita tutti a frenare i ritmi esasperati in cui siamo immersi e a ritrovare noi stessi". 

Bonaccini: "C'è una sentenza della Corte Costituzionale"

"Il cardinale Matteo Zuppi è una delle persone che stimo e apprezzo di più, ogni sua parola va ascoltata sempre con grande interesse", ha detto il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, interpellato oggi sulla delibera  "Siamo di fronte a questioni che vengono definite temi etici, sui quali si sa come la penso - osserva il presidente della Regione -  Anche nell'ambito degli stessi schieramenti politici, dico che bisogna avere rispetto e garantire il diritto a chiunque di avere un'opinione anche diversa. Guai a pretendere discipline di qualsiasi tipo di fronte a questioni come questa, che attengono alla sfera etica e personale. Le sentenze si applicano. C'è stata una sentenza della Corte Costituzionale, vorrei non lo dimenticasse nessuno. Va applicata e su questo principio non vedo chi possa eccepire, visto che siamo tutti per rispettare le sentenze. Il nostro obiettivo è quello di applicare la sentenza dell'alta Corte: non vogliamo vedere ciò che si è visto in altre regioni, dove cittadini in condizione di grande sofferenza - puntualizza il presidente della Regione - inseguono le istituzioni o si rivolgono a un Tribunale per avere una risposta". "E' evidente che io mi aspetterei, come ho detto in questi anni e non solo in questi giorni, che venisse approvata una legge nazionale che dovrebbe fare il Parlamento - insiste Bonaccini - È proprio l'invito che la Corte Costituzionale ha fatto, tra l'altro, ma siamo di fronte alla mancanza della politica e del Parlamento, non di altri. Stiamo aspettando da anni, però ancora una volta il Parlamento si è fatto scavalcare dalla Corte stessa. Sarebbe veramente surreale, eventualmente, avere 20 leggi regionali diverse". "Domani comincerà in aula un percorso procedurale, che prevede la presa in carico, come sempre, del progetto di legge secondo le prassi e lo statuto regionali. L'aula si farà carico del procedimento ed io sono sempre molto rispettoso di quello che l'aula stessa valuterà, andando immagino prima in commissione. A chi teme tempi lunghi, dico che qui la risposta nel frattempo l'abbiamo data. Ci siamo presi la responsabilità, mettendo le nostre strutture sanitarie nella condizione di garantire un diritto del malato sancito dalla Corte Costituzionale, che prevede peraltro confini molto precisi. Per non lasciare sole tante famiglie, alle prese con situazioni drammatiche". 

Acli: "Risorse per aiutare a vivere"

"Chi pensa a questa soluzione, talvolta lo fa per il dolore della solitudine e dell'abbandono. Questa si può evitare destinando risorse economiche per aiutare le persone a vivere", scandisce Chiara Pazzaglia, presidente di Acli Bologna, a margine della presentazione delle firme raccolte per la petizione per la detrazione delle spese per colf e badanti. "Perché dobbiamo trovare soldi per aiutarle a morire?", chiede Pazzaglia

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Fine vita, Zuppi: "Gesù non risolve la sofferenza togliendo la vita, ma il dolore"

BolognaToday è in caricamento