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"Raccontava favole di mostri e diavoli, poi ho capito che era la Commedia": Laura, Emilio e Dante

"Il sogno di mio padre era arrivare al 2021 per celebrare i 700 anni dalla morte del poeta, ma si è fermato prima. Dante stesso non avrà il ricordo che merita, a causa del covid". Laura Pasquini, figlia di Emilio, storica dell'arte, è cresciuta a favole dantesche

"Nell'ultima parte della sua vita, mio padre ha scelto di presentare un 'Dante pop', rivolto quindi anche a un pubblico non specialistico". A dirlo è Laura Pasquini, figlia di Emilio, tra i maggiori studiosi di Dante e professore emerito dell'Alma Mater, scomparso a novembre del 2020: "Il grande sogno di mio padre, in accordo con il suo cardiologo, era di arrivare al 2021 per celebrare il poeta a 700 anni dalla morte, ma purtroppo si è fermato. Dante stesso non avrà i festeggiamenti che merita, a causa dell'emergenza covid, tutti i convegni rischiano di svolgersi in remoto, la cultura si sta spegnendo. 

Sono anni perduti anche per gli studenti, la comunicazione vera è fatta di sguardi e gestualità, sorrisi e durezze, la componente fisica è fondamentale, continuiamo a parlare a questo schermo illuminato, sbrigativo e sterile". 

Abbiamo incontrato Laura Pasquini, storica dell'arte, esperta di iconografia medievale e autrice del libro "Pigliare occhi per aver la mente - Dante, la Commedia e le arti figurative". 

Ovviamente l'ambiente ha influito sulla sua vita professionale. Come si cresce con un dantista?

"Da giovane studiava tanto, spesso la porta dello studio era chiusa, ma raccontava a me e a mio fratello favole con due protagonisti, 'Cuor contento e Grifagnetta', ci aveva attribuito i nomi a seconda del nostro carattere, ovviamente Grifagnetta ero io, un po' più pestifera. Erano storie avventurose e ci chiedevamo come riuscisse scovare le trame, poi ho capito che si trattava della Divina Commedia, avventure, mostri, diavoli, lucifero, tutti personaggi accattivanti per i bambini, in pratica aveva messo noi al posto di Dante. 

L'ho riscoperto da adulta, anche io mi occupo di Dante, anche se da un altro punto di vista, ci siamo incontrati e andavamo insieme ai convegni.

"Dante pop": la Commedia fruibile anche da un pubblico non specialistico

"Negli ultimi due anni della sua vita mio padre ha scritto due libri, 'La vita di Dante', biografico, e 'Il viaggio di Dante', entrambi testi comprensibili e fruibili da tutti. Il secondo racconta i cento canti, il viaggio nell'oltretomba, in modo conciso e semplificato, accompagnato con le miniature del manoscritto didascalico, Holkham della Bodleian Librar, della prima metà del 14° secolo, compilato dopo la morte di Dante, preciso nella descrizione degli episodi e dei canti. 

700 anni dalla morte di Dante, il rapporto con la città: "Prima l'amore, poi i bolognesi all'inferno. Conosceva il dialetto"

Nella stessa ottica sono state diffuse le 10 pillole video, sui temi fondamentali del percorso dantesco, quindi un Dante 'pop', declinato in vario modo e, secondo mio padre, anche con un livello fruibilità.

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Ci parli del suo libro "Pigliare occhi per aver la mente" ...

"E' un punto di vista diverso, Dante era già famoso quando è morto e poco dopo sono stati miniati manoscritti meravigliosi, è stato illustrato anche da artisti moderni.

Il mio punto di vista è il prima, quello che Dante ha visto, quali sono le possibile fonti figurative che lo hanno interessato, da Firenze a esule in molte parti d'Italia. Era un uomo attento a tutto che descriveva la natura, gli eventi e l'essere umano, ma molto del messaggio politico, sociale e religioso dei suoi tempi era espresso con l'immagine. I dipinti dell'infermo, del paradiso ad esempio, io analizzo la possibile tangenza tra le immagini viste da Dante e su come si sono riversate nel testo poetico". 

Che tipo era Dante...

"Non doveva essere tanto piacevole, deve aver sofferto molto l'esilio, essere allontanato e ostracizzato dalla sua patria, come ripete sempre, non deve averlo addolcito, forse una persona non facile da frequentare.

Lo vediamo in un ambito familiare che lui forse ricostruisce a Ravenna, lì ci sono anche i suoi figli, Piero e Jacopo, inoltre la figlia era monaca proprio in quella città, Dante diventa anche nonno, ma è difficile immaginarlo come uno di noi, ad esempio non sappiamo nulla della moglie, forse era rimasta a Firenze.

Poco si sa anche del rapporto con le donne, lo ritroviamo nelle citazioni e nei sonetti, ma sembrerebbe un uomo distaccato, che non cede. Del resto è talmente enorme e immenso che a volte sembra impossibile che abbia fatto tutto da solo. Quindi forse lo vediamo un po' più umano nel contesto ravennate, alla fine dei suoi anni, dove viene accolto da Guido Novello da Polenta (podestà di Ravenna e mecenate di Dante - ndr) che lo invia a Venezia. Dante morirà proprio durante l'ambasceria di malaria.

Lo si pensa finalmente rassegnato, finisce di scrivere la Commedia, più tranquillo e circondato da alcuni amici del suo 'cenacolo'.  

Un rapporto di amore e conflitto con Firenze... 

E' un uomo che ha cercato la carriera politica e l'ha pagata cara, è stato cacciato dalla sua terra e ne ha sofferto. Fino a un certo punto infatti spera di essere incoronato poeta a Firenze, ma infine capisce che non accadrà. 

Firenze a un certo punto voleva riavere le sue ossa che rimangono giustamente a Ravenna perché è stato cacciato. Firenze era luogo di conflitti enormi e fazioni, strumentalizzata dai papi. 

Le invettive di Dante nei confronti della chiesa sono infatti tra le più cruente della Commedia, insomma aveva il dente avvelenato con papa Bonifacio e con i due successori che spostarono la sede papale ad Avignone. La grande illusione di Dante era vedere impero e chiesa camminare insieme, supportandosi, la famosa teoria dei due soli, ma non accadde mai". 

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