Focolai nelle scuole, l'associazione vittime del covid: "Effetto a catena, tornare alla didattica a distanza"

Di diverso avviso la ministra dell'istruzione Azzolina: "Siamo convinti che la scuola sia un luogo più sicuro e più protetto di altri". Ecco i dati dei contagi in Italia e in Emilia-Romagna

Tornare alla didattica a distanza come nel periodo di lockdown e per scongiurarne un altro. Questa in pratica la richiesta che A.I.V.E.C. (Associazione Italiana Vittime emergenza Covid 19) ha inoltrato ieri, 9 ottobre, alla Regione e all'ufficio scolastico regionale dell'Emilia Romagna.

"Salgono paurosamente i contagi - si legge nella nota - dal primo settembre al primo ottobre, i nuovi casi sono quasi triplicati, è possibile, molto probabile, che questa accelerazione di diffusione del virus sia dovuta anche alla riapertura delle scuole: dall’inizio delle lezioni, si è registrato almeno un contagio in oltre 900 scuole". 

L'assessore regionale alla sanità, Raffaele Donini, durante la diretta di ieri ha fornito i dati: i casi negli istituti dell'Emilia-Romagna sono in totale 460, 400 tra studenti delle superiori e dell'università e 60 lavoratori della scuola. 

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"Ci si chiede per quale assurdo motivo bisogna attendere il riscontro del caso positivo per poi procedere alla chiusura del plesso scolastico - scrive l'associazione - se è quasi scientificamente certo che il contagio ci sarà", anche alla luce delle dichiarazione del sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri che ha spiegato "che se un alunno risulterà positivo, tutta la classe dovrà essere messa in quarantena ma vi è la possibilità di uscire dalla quarantena dopo qualche giorno facendo dei tamponi. Sileri si dice inoltre favorevole ai test rapidi a scuola ('in caso
di esito positivo si farà poi il tampone'). Intanto continuano, dopo la riapertura, i casi di istituti costretti a chiudere a causa della positività degli allievi". 

Un solo caso di contagio in ambiente scolastico innesca un terribile effetto a catena dinanzi al quale le lacrime a posteriori versate serviranno a ben poco

Per fermare la corsa del covid quindi è opportuna "la chiusura delle attività di aula in scuole e università e non
bisogna perdere tempo - raccomandano dall'associazione - tenendo in considerazione che il principio di precauzione potrà essere adottato in concreto anche mediante il prosieguo delle lezioni con l’uso di strumenti di didattica a distanza. Pur consapevoli che tali modalità determineranno dei sacrifici, è opportuno, in tale momento storico, dare precedenza al principio della salute. Un solo caso di contagio in ambiente scolastico innesca un terribile effetto a catena dinanzi al quale le lacrime a posteriori versate serviranno a ben poco". 

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Per A.I.V.E.C. tratta di un principio "assurdo, palesemente non garantista - che - viola il principio di precauzione di cui all’art. 174, paragrafo 2, del trattato istitutivo dell’Unione Europea" e chiede "provvedimenti immediati, attivando le misure di cautela da adottare in applicazione del principio di precauzione. Tale principio permette di reagire rapidamente di fronte a un possibile pericolo per la salute umana, legittimando l'imposizione di misure di cautela anche in un momento anteriore a quello nel quale, in una logica di tipo preventivo, dovrebbero essere disposti gli interventi preordinati alla difesa del pericolo. Infatti, nel caso in cui i dati scientifici non consentano una valutazione completa del rischio, come appunto nel presente caso, il principio di precauzione può essere invocato per garantire un alto livello di protezione della salute umana grazie a delle prese di posizione preventive in caso di
rischio". 

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L'associazione vittime si rifà al "principio di precauzione" che "impone che quando sussistono incertezze o un ragionevole dubbio riguardo all'esistenza o alla portata di rischi per la salute delle persone, possono essere adottate misure di protezione senza dover attendere che siano pienamente dimostrate l'effettiva esistenza e la gravità di tali rischi; l'attuazione del principio di precauzione comporta dunque che, ogni qual volta non siano conosciuti con certezza i rischi indotti da un'attività potenzialmente pericolosa, l'azione dei pubblici poteri debba tradursi in una prevenzione anticipata rispetto al consolidamento delle conoscenze scientifiche" quindi "per costante dottrina e giurisprudenza il ricorso al principio si iscrive nel quadro generale dell'analisi del rischio (che comprende, oltre alla valutazione del rischio, anche la gestione e la comunicazione del rischio) e più in particolare nel quadro della gestione del rischio, che corrisponde alla fase di presa di decisione. Il ricorso al principio di precauzione è giustificato solo quando riunisce tre condizioni, ossia: l'identificazione dei potenziali rischi, una valutazione scientifica, realizzata in modo rigoroso e completo sulla base di tutti i dati esistenti e la mancanza di
una certezza scientifica che permetta di escludere ragionevolmente la presenza dei rischi identificati".

La situazione nelle scuole italiane

Di diverso avviso la ministra dell'istruzione Lucia Azzolina: "Siamo convinti che la scuola sia un luogo più sicuro e più protetto di altri. Perché a scuola ci sono regole precise che studenti e studentesse stanno seguendo in maniera ordinata, grazie anche all’impegno di tutto il personale scolastico - scrive in una nota - ce lo conferma il fatto che i ‘focolai scolastici’ classificati dall’Istituto Superiore di Sanità siano numericamente poco significativi. I casi di positività al virus ci sono e ci saranno, è inevitabile. Ma le misure che abbiamo introdotto ci permettono di individuarli tempestivamente, compresi i casi asintomatici che altrimenti potrebbero sfuggire al controllo. Ora dobbiamo fare il massimo sforzo per avere rapidità nei test e circoscrivere le quarantene, limitando così i disagi alle famiglie e garantendo a tutte le scuole una buona organizzazione della didattica. Resta fondamentale mantenere comportamenti responsabili. Per questo rinnovo il mio appello alla prudenza non solo dentro ma anche e soprattutto fuori da scuola". 

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Questi i dati sui contagi a scuola alla data del 3 ottobre, raccolti attraverso il monitoraggio realizzato con i dirigenti scolastici e confrontato con l’Istituto Superiore di Sanità: 
• Gli studenti che risultano positivi: 0,037% (2348 casi)
• Il personale non docente che risulta positivo: 0,079% (144 casi)
• Il personale docente che risulta positivo: 0,059% (402 casi)

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