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Università: contratti a termine in scadenza, scatta la rivolta dei precari

In 100 in presidio sotto il Rettorato per denunciare che Alma Mater "non ha intenzione di applicare l'accordo sulle deroghe ai contratti in scadenza firmato a febbraio 2014"

Precari in rivolta all'Alma Mater di Bologna. Oltre un centinaio di lavoratori si è presentato questa mattina in Rettorato, per chiedere un incontro al Senato accademico (in corso). In tutto sono 300 le persone a tempo determinato che lavorano in Ateneo, quasi tutti in scadenza a fine 2016. Ma almeno una decina di contratti scade tra agosto e settembre prossimi e "non hanno possibilità di proroga".

L'Università infatti "non ha intenzione di applicare l'accordo sulle deroghe ai contratti in scadenza firmato a febbraio 2014", attaccano i sindacati Cgil, Cisl e Uil che guidano la protesta insieme alle Rsu d'Ateneo. "Oltre i 36 mesi ci possono essere ulteriori proroghe- attacca Gisella Fidelio della Flc-Cgil di Bologna- invece l'Università ne ha concessa solo una". Inoltre, incalza Roberta De Falco, segretario regionale della Cisl Università, "manca una seria programmazione del personale. Gli ultimi due concorsi banditi per altri 50 precari sono uno scandalo". Insomma, sferza Virginio Pilo' delle Rsu Cgil, "la politica di questa amministrazione va rimossa. Ora la palla passa al nuovo rettore".

Ad oggi sono 300 i tecnici-amministrativi precari: moltissimi lavorano in Unibo da anni, qualcuno da decenni. Moltissimi sono inseriti in graduatorie a tempo indeterminato. Altri aspettano concorsi con riserva di posti, come previsto per legge, che non vengono mai banditi, grazie all’escamotage del concorso a posto singolo. Questa la situazione tracciata da FLC CGIL, CISL UNIVERSITA’, UIL RUA .La delegazione sindacale, che ha fatto irruzione in Senato Accademico, ha chiesto al Rettore Uscente Dionigi ed al D.G.: "Il rispetto dell’accordo siglato a febbraio 2014 che permette più proroghe ai contratti oltre ai 36 mesi, per evitare che le persone perdano il posto di lavoro, o siano costrette ad accettare riassunzioni con demansionamento e riduzione di stipendio, stando al “solito giochino” delle chiamate da altre graduatorie". Tra i punti contestati, il fatto che non ci sia "un piano di riassorbimento del precariato, anzi si continuano ad assumere decine di precari", infine la richiesta di "informazioni chiare  sullo scorrimento delle graduatorie: nessuno sa quali graduatorie scorreranno, e soprattutto quando. E che fine hanno fatto i 15 punti organico che il rettore uscente aveva riservato per sé?".
 

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