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Donne lavoratrici e multitasking: "Da qualità a schiavitù, la tensione si trasferisce in famiglia"

Intervista a Carmelina Fierro, coordinatrice della commissione Pari Opportunità dell'Ordine degli Psicologi: "Gli impegni di cura (della casa, dei figli, degli anziani) sono prevalentemente a carico delle donne"

Le donne che riescono a fare tante cose insieme. Si gioca spesso sulle differenze di genere facendo ironia sulle capacità dell'uno e dell'altro sesso, ma gli effetti di un multitasking portato all'eccesso dalla pandemia preoccupano seriamente l’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi dell’Emilia-Romagna, che in occasione della Giornata Internazionale dei diritti della donna chiedono una riflessione su dipendenza dagli strumenti digitali, isolamento, depressione, paura, rabbia, frustrazione e su quella che per molte donne da qualità è diventata schiavitù. 

Carmelina Fierro, consigliera dell’Ordine e coordinatrice della commissione Pari Opportunità spiega come a causa delle nuove modalità di lavoro legate all’emergenza pandemica da Covid19, il multitasking è diventata una pretesa di spazi e tempi da parte dei datori di lavoro e, insieme, una patologia".

L'intervista 

"Alle donne lavoratrici, in questo delicato momento storico, viene richiesto di somigliare sempre più a dee Kali: forti, invincibili e con mille braccia"

Cominciamo da zero. Qual è la definizione di multitasking? "La definizione più semplice e immediata è: lavorare dovunque e senza tempo. La connessione continua e la dipendenza tecnologica danno l'idea non umana di essere sempre presenti e prestanti, senza luogo e sempre". 

Perchè il multitasking sarebbe una schiavitù più per le donne che per gli uomini?  "La vita quotidiana fra uomini e donne è molto diversa. Gli impegni di cura sono prevalentemente a carico delle donne: cura della casa, dei figli, degli anziani. Partiamo dunque dall'obiettività di constatare questa differenza, questo presupposto, per capire perchè ci preoccupiamo degli effetti psicologici amplificati in una situazione di pandemia. C'è un sovraccarico di impegni: quella che poteva essere un'abilità adesso sta diventando una pretesa e il sistema rischia di scoppiare. L'argomento però non è solo un problema delle donne e pensare alla loro situazione significa darsi un'opportunità che potrebbe portare a soluzioni valide sia dal punto di vista economico che sociale". 

Cosa sta accadendo? "Molte donne, dall’anno scorso, si sono trovate a lavorare tante ore al giorno davanti a uno schermo, provando con difficoltà a trovare un equilibrio con i tempi della vita familiare e privata e subendo conseguenze da non sottovalutare. Il sovraccarico di attività e pretese da parte di datori di lavoro e collaboratori può portare a dipendenza dai device digitali, stress lavoro correlato, burnout (un cortocircuito dovuto allo stress eccessivo) isolamento, depressione, stati d’ansia che si possono trasformare in angoscia. Tali effetti hanno portato, in una spirale di conseguenze, anche alla riduzione del lavoro. Ricordiamo che la salute non è solo assenza di malattia e che la tensione delle donne al lavoro diventa tensione nelle famiglie. 

L'altro problema è che di fatto nel mondo del lavoro si vivono delle discriminazioni come il demansionamento dopo la maternità, l'obbligo di dover scegliere fra lavoro e famiglia, l'esclusione dei progressi di carriera, le retribuzioni diseguali a parità di mansione. Qualche domanda sorge se oltre il 50% della popolazione è di genere femminile e le rappresentanze sono in numeri così bassi...non vedere il gender gap sarebbe da miopi". 

"Tutto il mondo della psicologia del lavoro deve valutare i nuovi fattori di rischio psico-sociale. Bisogna stare non più nei luoghi di lavoro ma nei modi di lavoro"

5 donne "speciali" che hanno fatto la storia di Bologna 

Cosa sarebbe il caso di fare in questo momento? “Le donne lavoratrici sono una categoria da proteggere perché in fase di estinzione. Le aziende dovrebbero essere a conoscenza sia delle opportunità sia dei pericoli dello smartworking, vedere i dipendenti non solo come un costo ma come l’unica fonte di produttività e mettere in atto delle azioni per favorire la salute dei dipendenti e dei collaboratori, per esempio coinvolgendo psicologhe e psicologi per potenziare le risorse e rivedere l’organizzazione aziendale. Coloro che hanno ridotto il carico di lavoro, per scelta o perché costrette, hanno guadagnato meno e questo ha portato a una diminuzione della domanda di sostegno psicologico, che sarebbe invece stata fondamentale proprio per affrontare le conseguenze dello smartworking e dell’applicazione del concetto di multitasking. La perdita del lavoro, la paura per il futuro e la rabbia connesse a queste condizioni portano inoltre a tensioni che se non vengono riconosciute ed elaborate diventano vere e proprie armi".

Carmelina Fierro

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