Coronavirus e consegne a domicilio: "Attenzione a cosa succede dentro le cucine"

E' la Uil a sollevare il tema. "Sono luoghi chiusi, nessuno può vedere se vengono rispettate le norme di distanziamento"

Il ricorso alle consegne di cibo a domicilio, diventate centrali nell'emergenza coronavirus, non solleva solo il tema delle condizioni di sicurezza per i riders e i clienti: ci sono anche i lavoratori delle cucine, che continuano ad operare all'interno di attività ristorative chiuse al pubblico. A sollevare l'argomento è la Uil di Bologna, in occasione di una commissione del Consiglio comunale dedicata a food delivery e Covid-19.

Ristoranti e affini devono stare chiusi, "però molte attività si avvalgono delle consegne a domicilio per poter operare. Questo di per sé non è un dramma- dichiara Carmelo Massari della Uil- ma può diventare estremamente pericoloso": c'è il rischio che questa modalità si riveli "l'ennesimo escamotage", con zone d'ombra create dal fatto che queste attività "non sappiamo in che condizioni operano, sono lavoratori invisibili perché lavorano in cucine che nessuno può vedere". Questo vuol dire che "non sappiamo neanche in che condizioni di sicurezza operano", aggiunge il sindacalista.

Tornando al tema riders, "le grosse multinazionali in molti casi si sono sottratte a qualsiasi responsabilità", dichiara sempre in commissione Giacomo Stagni della Cgil. La fornitura dei dispositivi di protezione invece "è sacrosanta e va fatta secondo le disposizioni sanitarie", continua Stagni, sottolineando poi che le piattaforme dovrebbero "istituire uno schema di comportamento standard e di valutazione del rischio": temi che, per la Cgil, sicuramente vanno affrontati nel Tavolo metropolitano per la sicurezza sul lavoro. Ad oggi "le criticità sono molto alte", dichiara Stefano Re di Adl Cobas, sottolineando la necessità di garantire i dispositivi di tutela, individuare "protocolli di sicurezza inderogabili" e attivare una "cabina di monitoraggio permanente". (Pam/ Dire)

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