Sabato, 12 Giugno 2021
Cronaca

Giraffa Aleksandre: intervista e video sugli animali nei circhi

La storia della giraffa Aleksandre continua a far riflettere sulle condizioni degli animali nei circhi: l'intervista e il video degli attivisti di EssereAnimali

La storia della giraffa Aleksandre ha commosso molti, indignato altri, certamente sollevato una questione che non si è mai affrontata in modo approfondito e definitivo, quella delle condizioni degli animali che vivono e lavorano nei circhi. E’ il gruppo eco-animalista EssereAnimali a rispondere ad alcune domande precise le cui risposte sono contenute nell’intervista a seguito e una testimonianza nel VIDEO girato proprio dagli attivisti in un circo. Nel frattempo è arrivata l'ordinanza predisposta dal Comune di Imola nei confronti del circo da cui venerdì scorso è fuggita la giraffa: non solo il divieto di esibire gli animali durante gli spettacoli, ma anche di farli entrare in città. Il documento è stato predisposto ieri pomeriggio dall'amministrazione comunale, che subito dopo la morte dell'animale aveva chiesto al circo di lasciare la città, ed è ora alla firma del sindaco Daniele Manca.

LE REAZIONI DELLA POLITICA. Nel frattempo, dopo il senatore Giovanardi, anche il capogruppo grillino in Regione, Andrea Defranceschi (veterinario) interviene sulla questione e si chiede "Perchè l'Istituto Zooprofilattico, dopo l'autopsia eseguita a tempo di record, abbia avuto così tanta fretta di cremare la carcassa". "Vogliamo capire - sottolinea - cosa sia andato storto dal punto di vista medico-veterinario". Per trattare correttamente una giraffa "é infatti necessaria una particolare specializzazione per gli animali esotici, non certo comune, per cui ci chiediamo se sia stato interpellato un veterinario con determinate conoscenze". Secondo Defranceschi, il sindaco Daniele Manca "farebbe bene a spiegare come mai il suo Comune non abbia ancora adottato un regolamento per impedire lo stanziamento ad attività circensi che prevedano l'uso di animali esotici. E su questo - afferma - é colpevole anche la Giunta regionale che non ha dato seguito alla risoluzione 755 del M5S che, approvata a grande maggioranza, invitava la Giunta stessa a fare pressioni sui Comuni perché adottassero regolamenti anti-maltrattamento".

Abbiamo chiesto ad EssereAnimali: quali le situazioni effettive degli animali che vivono nei circhi? (GUARDA IL VIDEO)
Gli animali utilizzati nei circhi passano la maggior parte della loro vita in piccoli recinti o in gabbie, a seconda della specie. Da questo stato di prigionia escono solo per l’addestramento, durante l’esibizione sotto il tendone o quando, in vista di uno spostamento del circo, vengono caricati nei container per essere trasportati da una città all'altra. Fortunatamente la condizione degli animali nei circhi è oggi oggetto di un dibattito di natura etica, sempre più persone criticano questa forma di intrattenimento in quanto la considerano crudele. Sicuramente possiamo fare a meno di questi spettacoli che costringono degli esseri viventi a compiere esercizi ed acrobazie contro la loro volontà, obbligandoli a vivere una vita terrificante, ma una riflessione più approfondita non può non tener conto del fatto che questo trattamento non è poi molto diverso da quello riservato a tutte le altre specie utilizzate dall’essere umano.
Come vengono trattati/allevati/curati questi animali?
Si potrebbero scrivere pagine e pagine circa i maltrattamenti avvenuti nei circhi di tutto il mondo di cui si ha una documentazione certa. Infiltrati di varie organizzazioni animaliste hanno filmato di tutto, l’uso di pungoli, bastoni, privazioni di acqua e di cibo e finanche la scossa elettrica, per obbligare l’animale ad eseguire un esercizio. Hanno ripreso tutte le fasi, anche le prime percosse, che più fonti sostengono vengano inferte poco dopo la cattura o comunque, nel caso l’animale sia nato in cattività, prima del vero e proprio addestramento, per piegare in lui sin da subito il desiderio innato di ribellione e per fargli capire che deve temere l’essere umano. Ci sono video che mostrano domatori picchiare e insultare gli animali. Anche alcuni stessi circensi, con citazioni a dir poco incredibili, hanno confermato queste sevizie.
C’è davvero bisogno di questi eccessi per arrivare alla conclusione che i circhi devono dismettere gli animali?
Altre personalità del mondo del circo sostengono che questi casi sono isolati, che in realtà gli animali sono trattati con benevolenza e che sono accuditi nel migliore dei modi. Riguardo ai metodi assicurano di lavorare con l’apprendimento cosiddetto ‘dolce’, un insieme di tecniche che si rifanno a vecchie teorie sul comportamento animale che speriamo superate, in cui questi esseri viventi, alla stregua di macchine, avrebbero un apprendimento di tipo meccanicistico. Detto in parole più semplici, si può ottenere qualunque cosa da un animale premiandolo, ovvero dandogli cibo ogni qualvolta compia il movimento o il gesto che l’insegnante umano desidera. Ma supponiamo che abbiano ragione, che esista da qualche parte un circo che non utilizzi la paura e il dolore come mezzi coercitivi verso l’animale. Condizionarlo con il cibo o con altri metodi non cruenti non sono comunque imposizioni sulla sua natura? Il bastone, così come la carota, non sono ancora i simboli di un potere? Quando poi tutto ciò viene comunque ripetuto ossessivamente in allenamenti quotidiani e ripetizioni infinite, tali da spingere persino gli animali più grandi e pericolosi a uno stato di dipendenza forzata, allora noi siamo certi che si possa parlare di ‘maltrattamento’, anche se non vi sono le fruste. Quando non sono addestrati, come abbiamo anche constatato dalla nostra esperienza sul campo, gli animali passano il loro tempo in gabbie o in piccoli recinti di fortuna allestiti attorno al luogo di attendamento. Una legge apposita detta le misure irrisorie che devono essere garantite per assicurare il ‘benessere’, ma nella quasi totalità degli esemplari presenti sono ben visibili i comportamenti stereotipati classici di chi trascorre una vita di reclusione.
Che animali avete incontrato nei circhi che avete visitato?
Nelle strutture che abbiamo visitato negli ultimi mesi abbiamo trovato quasi sempre gli stessi animali. I più utilizzati sono i cavalli, confinati in box strettissimi e alimentati da mangimi di scarsa qualità, basti pensare che la loro dieta è composta quasi unicamente di paglia. Abbiamo visto felini tenuti in gabbie di sicurezza dove la luce solare a malapena riesce a passare, animali debilitati, zoppi e con grandi problemi psico-fisici e motori. Gli elefanti son tenuti in piccoli recinti elettrificati dove a malapena riescono a soddisfare minime esigenze motorie, il loro altalenare continuamente la testa è un tipico sintomo di stress e malessere. A Cesena così come a Cervia abbiamo trovato ippopotami, mammiferi che vivono a stretto contatto con l'acqua, con a disposizione solo minuscole vasche grandi quanto il loro corpo, decisamente insufficienti per le loro necessità. Vi è poi un altro aspetto, ci cui pochi sono a conoscenza, che riguarda la connivenza esistente tra i circhi e gli zoo, per cui gli animali più anziani dei circhi, provati da anni di addestramenti, viaggi e spettacoli, vengono ceduti ad altre strutture che li espongono in cattività e di fatto continuano a lucrare sulle loro vite. Questo permetterà alle imprese circensi di acquistare altri esemplari più giovani, che verranno nuovamente addestrati, un circolo vizioso di sfruttamento che crediamo debba per sempre terminare.
Secondo le vostre stime quanti approssimativamente potrebbero essere gli animali in cattività per fini di spettacolo?
E’ impossibile saperlo con certezza, vi è un confusione generale complice il fatto che gli animali possono essere scambiati, affittati o venduti. Alcune stime parlano di 2000 esemplari rinchiusi in circa 150 strutture, tutte itineranti.
Cosa rispondete a chi difende la categoria dei circensi (circo sì, ma senza gabbie?)
Se con “circo si, ma senza gabbie” si intende il circo senza animali, non possiamo che rispondere positivamente, è quello che tutti ci auguriamo. Non critichiamo l’esistenza del circo, gli artisti o i dipendenti che vi lavorano, ma l’impiego degli animali negli spettacoli. Giocolieri, equilibristi, contorsionisti e comicità sono sicuramente preferibili alla schiavitù ed alla costrizione di una vita passata in catene, condizione questa a cui sono condannati tutti gli esemplari presenti nei circhi, senza eccezioni.
Cosa pensate della reazione del sindaco di Imola di allontanare subito il circo Orfei proprietario della giraffa?
In questo momento non abbiamo sufficienti informazioni per esprimere opinioni in merito, ci teniamo comunque a precisare che è di primaria importanza scoraggiare i circhi con animali. Queste strategie possono e devono adottarle tutti i comuni e tutti i sindaci. Ci sono state polemiche riguardo al fatto che in questo momento i lavoratori del circo Paolo Orfei potrebbero rischiare di rimanere disoccupati, vogliamo riaffermare che queste affermazioni sono tipicamente antropocentriche. Secondo questa ipotesi il lavoro di alcuni esseri umani è da considerare più importante della sofferenza di moltissimi animali. Auspichiamo che con il passare del tempo la nostra società abbandoni questa ideologia egoista e scellerata per cui solo gli interessi della nostra specie sono da prendere in considerazione. La fine dell’utilizzo degli animali nei circhi dovrebbe costituire un primo passo verso un mondo diverso perché gli animali, non ci stancheremo mai di ribadirlo, esistono per loro stessi, non sono risorse a nostro uso e consumo. L' intera squadra del circo Paolo Orfei è perfettamente in condizione di iniziare un nuovo progetto che non preveda lo sfruttamento di nessun animale e che proponga invece spettacoli strepitosi e suggestivi con la sola abilità circense. La legge, i comuni, i sindaci e ogni organo competente dovrebbe promuovere e aiutare questo tipo di condotta.

IL VIDEO DEL GRUPPO DI ATTIVISTI ESSERE ANIMALI. Il video che vedete è stato realizzato da due attivisti di essereAnimali, che hanno filmato l’esterno del circo Miranda Orfei, attendato a Cesena dal 9 al 18 marzo 2012: le immagini provengono dal cosiddetto zoo che le imprese circensi allestiscono quando non sono in scena gli spettacoli. Fra tutti gli esseri viventi esibiti negli improvvisati recinti, colpisce particolarmente la condizione di un ippopotamo, vederlo in quello stato, trattato come un fenomeno da baraccone, completamente snaturato,  ha spinto il gruppo a diffondere queste immagini per fare insieme una riflessione. La dr.ssa Giulia Bompadre, medico veterinario comportamentalista, che ha visionato il video e a cui abbiamo chiesto un’opinione: “Osservando i filmati è evidente che, sotto la più totale indifferenza della gente, quell’essere animale ripreso in primo in piano non è in grado di soddisfare i propri bisogni fondamentali… Dal video è evidente l’isolamento sociale di questo mammifero erbivoro che in natura vive all’interno di gruppi sociali; l’inadeguatezza dell’ambiente fisico, da cui l’impossibilità di manifestare i normali comportamenti di specie; ed è perciò ragionevole supporre uno stato di stress/disagio.”

Per il gruppo di attivisti: "Il circo non è divertente per gli animali. Trascorrono quasi tutto il loro tempo in gabbia, l’unico diversivo è lo spettacolo per cui sono stati addestrati a compiere esercizi innaturali che non vorrebbero certo dover compiere a comando. Oppure sono costretti a viaggi interminabili stipati nei containers per seguire la tournee, o ‘parcheggiati’ per strada ed esibiti ai curiosi, come l’ippopotamo del video, la cui scena si commenta a nostro avviso da sola. Siamo convinti che ognuno abbia il buon senso di percepire quale personale tragedia investe questo animali e tutti gli altri rinchiusi nei circhi. Esseri viventi che percepiscono le emozioni, provano paura, solitudine e dolore proprio come noi. Spesso gli addetti del circo replicano a queste osservazioni affermando che ‘vogliono bene ai loro animali’, ma non possiamo negare quella che è una realtà evidente, una verità che nel profondo tutti sappiamo: essi vorrebbero vivere liberamente la propria vita, nel proprio ambiente naturale, a contatto con i propri simili. Altre volte viene avanzata la tesi che questi esemplari sono “costretti” alla cattività perché nati in queste condizioni, ma ciò non giustifica certo il loro utilizzo, poiché anche gli animali nati in situazioni di detenzione mantengono comunque gli istinti selvatici, repressi poi dalla cattività stessa. Di conseguenza sarebbe più etico smettere di far accoppiare gli animali per creare nuove attrazioni viventi per l’arena del divertimento".

 

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