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Scienze Politiche: scontri studenti-polizia nel cortile della facoltà

Le forze dell'ordine hanno fatto irruzione per respingere alcuni attivisti intenti ad attaccare uno striscione in memoria di Giulio Regeni, e per proclamare l'autogestione dell'aula studio

Disordini e tensioni in tarda mattinata alla Facoltà di Scienze Politiche in Strada Maggiore. La polizia, chiamata dalla direzione, ha fatto irruzione nel cortile per respingere una decina di attivisti intenti ad attaccare uno striscione in memoria di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano ucciso in Egitto, e per proclamare l'autogestione dell'aula studio. Il gruppo è stato bloccato e sono partite alcune cariche. Alcuni contusi tra gli attivisti e studenti che si trovavano nel cortile della facoltà. 

La vicepresidente di Scienze Politiche Pina Lalli è stata contestata al grido di "Dimissioni e fascista". "Sono stata avvertita da alcuni dipendenti della facoltà che volevano chiudere la porta dell'aula, ma sono stati spintonati dai ragazzi, sono dei lavoratori - ha detto ai cronisti Lalli - prima sono entrati gli agenti in borghese, è un mese che tento di parlare con loro, ma non è possibile poichè urlano". 

Se la scorsa settimana il Collettivo Universitario Autonomo - CUA che aveva bloccato la didattica, era stato contestato dagli studenti arrivati per assistere alle lezioni o sostenere gli esami, o condannato le contestazioni al professor Panebianco, oggi in tanti hanno disapprovato l'irruzione di agenti in divisa all'interno dell'università: "Stavamo festeggiando la laurea di una nostra amica e abbiamo visto la polizia - ha detto Fabiano - una mia amica è stata colpita alla mano e in testa". "C'erano più celerini che studenti" hanno detto altri "è grave che le forze dell'ordine entrino in una facoltà". 

Una studentessa estranea all'azione dell'Assemblea di Scienze Politiche ha raccontato di essere stata "travolta, hanno spinto me e un'altra ragazza contro una colonna, sono stati abbastanza violenti e ci hanno prese a parole poco carine, ho avuto anche paura, non capivo cosa stava succedendo, hanno picchiato ragazze e ragazzi, erano un gruppo molto piccolo, c'è gente che si è fatta male".  

L'ATENEO: "ATTACCHI INGIUSTIFICABILI". Il Consiglio di Amministrazione dell’Università fa sapere che ha "appreso nel corso della seduta di oggi dell’ennesimo tentativo di occupazione  di spazi universitari messo in atto da un collettivo" alla Scuola di Scienze Politiche. Esprime "piena solidarietà alla professoressa Pina Lalli e al personale addetto alla portineria vittime di violenti, ingiustificati  e ingiustificabili attacchi". L’università - ribadisce il Cda - "luogo dei saperi aperti a tutti non può essere ostaggio di uno sparuto numero di persone che rifiutano ogni dialogo e le più basilari regole della vita democratica. Questi comportamenti saranno sempre stigmatizzati e rifiutati dall’intera comunità accademica".

MATTINATA CILENA'. Così ha definito gli scontri di questa mattina l'Assemblea di Scienze Politiche. In una nota raccontano di aver affisso cartelli in nome di Giulio regeni e distribuito materiale informativo: "Solo qualche giorno fa, infatti, i vertici di questa università, hanno firmato un appello di Amnesty International dal titolo 'Verità e giustizia per Giulio Regeni', non a caso: due settimane fa infatti la stessa aula già intitolata a Giulio, era sata chiusa ed erano stati strappati cartelli e foto, infangando, di fatto, la memoria del giovane ricercatore" scrivono "quella di tentare di lavarsi l’immagine è una pratica che l’Unibo in questi giorni utilizza ampiamente, pensando di riuscire a scrollarsi di dosso le critiche che gli vengono indirizzate. L’abbiamo visto la settimana scorsa con l’invito di Angela Davis dopo la massiccia presa di posizione a difesa del guerrafondaio Panebianco, lo rivediamo in questi giorni con la firma dell’appello di Amnesty". 

"Prima due guardiani hanno tentato di far uscire gli studenti con spintoni, subito dopo sono entrati una decina di agenti in borghese ordinando di esibire i documenti ed evacuare l’aula, mentre altrettanti digossini aspettavano fuori. Gli studenti si sono immediatamente opposti impedendo a polizia e digos di essere identificati e di lasciare l’aula... Questura e presidenza, di comune accordo, hanno schierato un gran numero di celerini che ha fatto irruzione nell’aula, come documentato dai fimati che stanno circolando in rete in queste ore. Hanno violentemente manganellato studenti (sia anormali che normali), rompendo teste e fratturando un braccio ad una ragazza. Quanto è accaduto stamattina è inaccettabile e vergognoso. Sappiamo benissimo che domani non vedremo il gregge di docenti firmare e schierarsi a favore degli studenti, ma poco ci importa: si schierino con chi invoca la guerra di civiltà, si schierino con chi fa brutalmente picchiare gli studenti. Noi non abbiamo dubbi sulle responsabilità di quanto successo: risondono ai nomi di Pina Lalli, il neo-eletto rettore Francesco Ubertini, tutta la casta baronale complice e la Questura guidata da Coccia. Convochiamo per oggi alle 17 un’assemblea pubblica e aperta in facoltà per condannare quanto successo e rilanciare in avanti dopo le aggressioni subite oggi. Se gli studenti che si auto-organizzano fanno paura ai vertici Unibo, troveranno sempre più corpi liberi disposti a mettersi in gioco. Dimissioni per questa amministrazione! Che se ne vadano tutti!". 

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