Cronaca

2017 l’anno della patata di Bologna: eventi e incontri nelle scuole

La coltivazione fu introdotta nel 1817 per “allontanare il terribile flagello della fame” · Una serie di eventi per tutto l’anno coinvolgeranno scuole, istituzioni, operatori e cittadini · I numeri del “Sistema Bologna”: 150 mila tonnellate di prodotto ogni anno, 1.000 aziende agricole e 12 stabilimenti produttivi · Massimo Cristiani, Cepa: “Valorizziamo un prodotto di qualità apprezzato nel mondo e un comparto tra i più importanti dell’agroindustria emiliano-romagnola”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BolognaToday

Nel 2017 ricorre il bicentenario dell'introduzione della coltivazione della patata nel territorio bolognese. Una produzione avviata nel 1817, con una circolare iniviata ai parroci del Cardinale Carlo Opizzoni, con l'obiettivo di produrre un alimento adatto "ad allontanare il terribile flagello della fame". Da allora Bologna e l'Emilia-Romagna sono diventati grandi produttori di "pomi di terra", vere e proprie capitali economiche del tubero: in regione sono circa 5.000 gli ettari coltivati a patate; 3.000 solo tra Bologna e Ferrara, aree alle quali faceva riferimento il Cardinale Carlo Opizzoni. A livello regionale, sono oltre mille i produttori che coltivano patate sul territorio regionale, di questi circa 1.000 sono aderenti ad Assopa, la sola associazione regionale dei produttori di patate che opera in Emilia-Romagna. Complessivamente, nei territori di Bologna e Ferrara si raccolgono circa 150 mila tonnellate di patate, che generano un valore della produzione lorda vendibile, franco uscita azienda agricola, che si stima vicina ai 40 milioni di euro per la sola materia prima e alimentano un indotto di oltre mille posti di lavoro. Produzioni di eccellenza figlie di questo territorio e della positiva sinergia tra i diversi componenti della filiera che si è costruita, sono la Patata di Bologna DOP e Selenella. Nel corso degli anni, i produttori e gli operatori economici privati e cooperativi del settore, hanno dato vita ad un sistema interprofessionale organizzato, che vive attraverso la "commissione paritetica Borsa Patate " prevista dal Contratto quadro (sottoscritto da 40 anni, per regolare i rapporti fra la produzione il commercio e la valorizzazione del prodotto) per le patate da consumo fresco, coordinata dal CEPA - Centro per la documentazione della patata. Gli operatori bolognesi del settore che aderiscono al "Sistema Bologna", rappresentati da ASSOPA per la parte agricola e da Fruitimprese per la parte commerciale, hanno proclamato il 2017 anno della patata e programmato una serie di eventi, per tutto l'anno, per celebrare i 200 anni dell'introduzione della coltivazione del tubero. Il programma definitivo degli eventi sarà reso noto nel corso di un evento che vedrà il coinvolgimento di istituzioni, scuole, autorità, cittadini e operatori della filiera. "Il 2017 sarà un anno di celebrazioni e di coinvolgimento della comunità per far conoscere la storia e la specificità locale di un prodotto che molti di noi portano in tavola o consumano in altri modi - dichiara Massimo Cristiani, presidente del CEPA - Non ci limiteremo solo al momento celebrativo. I settori della produzione e della trasformazione della patata sono rilevanti per l'agroindustria emiliano-romagnola e per l'economia locale e i prodotti "made in Bo" sono tra i più apprezzati dai consumatori italiani e internazionali". "Con gli eventi del bicentenario - aggiunge Giulio Romagnoli, rappresentante di Fruitimprese- vogliamo ulteriormente consolidare la leadership di Bologna nel settore, valorizzando la qualità delle produzioni e le strutture a supporto del comparto, come la Borsa della patata, il più importante esempio nel settore di interprofessione reale e filiera trasparente". "I produttori di patate sono stati protagonisti della sopravvivenza prima e del benessere poi della popolazione Bolognese ed Emiliano - Romagnola, tanto che ancora oggi il sistema pataticolo locale è punto di riferimento per l'agroalimentare italiano - puntualizza Michele Filippini, presidente di Assopa - Da quasi quarant'anni l'associazione riunisce e rappresenta tutti i produttori di quest'areale a tutela e valorizzazione della produzione e della commercializzazione delle patate. In duecento anni la coltivazione della patata si è sviluppata grazie alla grande capacità degli agricoltori di utilizzare la naturale vocazione del terreno e le migliori tecniche di coltivazione. I nostri quasi 1.000 soci si prendono cura quotidianamente dei loro campi e della loro coltura, affinché la coltivazione della patata prosegua garantendo ai consumatori un prodotto sano, certificato e buono al gusto" IL PIONIERE Carlo Opizzoni nacque il 15 aprile del 1769. Figlio del Conte Francesco e della Marchesa Paola Trivulzio, studiò all'Università di Pavia dove nel 1790 si addottorò in teologia e diritto canonico. Nel maggio 1793 fu ordinato Sacerdote, poi nel 1799 divenne Arciprete della Cattedrale milanese. Il 20 settembre del 1802 divenne Arcivescovo di Bologna. Fu insignito da Napoleone del titolo di Senatore della Repubblica, poi dallo stesso esiliato nel 1810 e privato della porpora cardinalizia. Ritornò a Bologna nel 1815, dove esercitò un lungo apostolato durante il quale dimostrò grande moderazione nella repressione delle rivolte emiliano-romagnole e appoggiò i cittadini bolognesi durante l'insurrezione del 1848, creando situazioni a loro favorevoli. Morì il 13 aprile 1855, la sua salma è inumata nella cappella dedicata a San Carlo nella cattedrale di Bologna. Nella circolare che inviò ai parroci nel 1817, che diede impulso alla produzione della patata e all'attuale filiera produttiva, si legge: "La coltivazione dei pomi di terra ci si è offerta naturalmente col pensiero e vedemmo subito che ove fosse ella seguita nel territorio bolognese sarebbe questa la migliore e fors'anco l'unica maniera per allontanare da noi il terribile flagello della fame"

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