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Medici di base a domicilio per vaccino ai fragili: "Male Ausl, non erano questi gli accordi"

Le rappresentanze dei camici bianchi di famiglia attaccano la decisione di far loro somministrare le iniezioni ai pazienti, dopo lo stop per le categorie

Dopo lo stop alla vaccinazione per categorie professionali, il nuovo 'compito' dei medici di base assegnato loro dalla Ausl sarebbe quello di aiutare a fare le iniezioni a domiclio per i pazienti più fragili rimasti indietro nella campagna di profilassi.

Ma questa scelta non è andata giù alla Fimmg, il 'sindacato' dei camici bianchi presso le famiglie, che replicano come questo assegnato sia un "ruolo accessorio, in aperto contrasto col piano vaccinale e col recente accordo" siglato a Bologna proprio da Ausl e Fimmg.

A puntare il dito è il segretario provinciale della Federazione dei medici di medicina generale, Maurizio Camanzi. Venerdì scorso, 16 aprile, "la direzione cure primarie dell'Ausl di Bologna ha inviato una lettera a tutti i medici di famiglia della provincia -riferisce Camanzi- riguardante la vaccinazione anti-covid nei confronti dei cittadini".

In quella lettera, spiega Camanzi, "in aperto contrasto e difformità sia del Piano vaccinale nazionale sia dell'accordo provinciale recentemente raggiunto con la Fimmg di Bologna, la direzione delle cure primarie comunica, in sostanza, di aver deciso di fare a meno dell'opera professionale dei medici di famiglia nella campagna vaccinale stessa, riservando a questi ultimi solamente un ruolo accessorio nei confronti dei soli pazienti non deambulabili e a domicilio, laddove cioè finora ha fallito l'obiettivo".

La Fimmg di Bologna si chiede se questo cambio di programma sia una "decisione autonoma dell'Ausl o se sia teleguidata dall'assessorato regionale alla Salute". In ogni caso, afferma Camanzi, "ne possiamo solo, con estremo dispiacere, prendere atto".

Il sindacato dei medici di base si augura dunque "che questo piano vaccinale autonomo, che non condividiamo, funzioni ugualmente e che l'obbiettivo sia ugualmente raggiunto in tempi utili, confermando, ai cittadini nostri assistiti, che continueremo con immutato impegno ad assisterli, consigliarli e guidarli in questo caos organizzativo, ma che non potremo vaccinarli in prima persona perché così hanno deciso i responsabili della salute pubblica locale". (DIre)

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