Sabato, 13 Luglio 2024

Né angeli, né eroi: ecco la rete di volontari autogestiti che viaggia nelle zone alluvionate | VIDEO

Sono giovani e giovanissimi e tutto il lavoro è volontario (anzi, spesso a proprie spese). Dalla Val di Zena alle altre zone più in affanno, suonano porta a porta, armati di pale, generosità e senso civico

Non angeli, né eroi, ma persone. A centinaia, quelle che partono ogni giorno da Bologna per aiutare le persone più colpite dall’alluvione, e a migliaia, quelle che affollano le chat dove si organizzano le spedizioni verso le province di Bologna, Forlì e Cesena, Ravenna e dove c’è più bisogno. Sono i giovani e giovanissimi attivisti e volontari di Bologna: Colonna Solidale Autogestita, la piattaforma PLAT, Làbas, TPO e tante altre. Ogni giorno, a decine partono da Bologna con pale, guanti e stivali per spalare fango e aiutare le persone a disfarsi di tutti beni andati in rovina. Il tutto volontariamente, e spesso anticipando i soldi di tasca propria senza la promessa di riaverli mai indietro. Da una settimana il via vai è costante ma, come dicono Elena e Giovanni – rispettivamente attivisti della Colonna Solidale e di PLAT – di lavoro da fare ce n’è ancora tanto. Per questo, la neonata rete di volontari – che ha preso il nome di Teniamo Botta – ha fatto partire anche una raccolta fondi che, per adesso, sta avendo una certa fortuna e che, soprattutto, si sta rivelando di vitale importanza per le zone più colpite dall’alluvione. 

Gli attivisti e le attiviste non mancano però certo di indirizzare il loro intervento in un quadro politico più ampio: le colpe, dicono, sono anche e soprattutto di chi ha messo in campo politiche territoriali scellerate. “Le responsabilità sono della politica – dice Giovanni – ma per fortuna la solidarietà si esprime in maniera pratica. Siamo in molte che ogni mattina partiamo da Bologna per aiutare chi ne ha bisogno. Continueremo a farlo, perché ce n’è davvero bisogno. Ma guardandosi intorno, e parlando con le persone, ci si rende conto sono le persone stesse, dal basso, che si aiutano l’un l’altra. Le istituzioni non ci sono, non si vedono. A spalare il fango siamo noi e sono le persone più colpite. Oltre ad avere le responsabilità delle politiche di cementificazione e sfruttamento intensivo del territorio, le istituzioni hanno anche la responsabilità di non fornire i mezzi adeguati per fronteggiare questo disastro”.

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